2007/10/28

CONVOCAZIONE Manifestazione Nazionale Contro la violenza sulle donne.

In seguito all'assemblea del 27/10/2007 a Roma ..la convocazione è definitiva!



CONVOCAZIONE

MANIFESTAZIONE NAZIONALE
CONTRO LA VIOLENZA
MASCHILE SULLE DONNE


L'assemblea di singole donne e di realtà associative femminili,
femministe e lesbiche, provenienti da tutta Italia, che si sono riunite
in assemblea pubblica domenica 21 ottobre a Roma
presso la Casa Internazionale delle Donne
sulla base dell'appello diffuso dal sito

In occasione della
Giornata Internazionale
contro la violenza sulle Donne

convoca una

MANIFESTAZIONE NAZIONALE A ROMA
24 NOVEMBRE 2007 - ORE 14


Le donne denunciano le continue violenze e gli assassini che avvengono in contesti familiari da parte di padri, fidanzati, mariti, ex e conoscenti.
E' una storia senza fine che continua a passare come devianza di singoli, mentre la violenza contro le donne avviene principalmente all'interno del nucleo familiare dove si strutturano i rapporti di potere e di dipendenza.
Ricordiamo che l'aggressività maschile è stata riconosciuta (dati Onu) come la prima causa di morte e di invalidità permanente per le donne in tutto il mondo.
Il tema, soprattutto in Italia, continua a essere trattato dai mezzi di informazione come cronaca pura avallando la tesi che sia qualcosa di ineluttabile, mentre si tratta di un grave arretramento della relazione uomo donna.
La violenza contro le donne non deve essere ricondotta, come si sostiene da più parti, a un problema di sicurezza delle città o di ordine pubblico. La violenza maschile non conosce differenze di classe, etnia, cultura, religione, appartenenza politica.
Denunciamo la specifica violenza contro le lesbiche volta a imporre un modello unico eterosessuale.
Non vogliamo scorciatoie legislative e provvedimenti di stampo securitario e repressivo.
Senza un reale cambiamento culturale e politico che sconfigga una volta per tutte patriarcato e maschilismo non può esserci salto di civiltà.
Scendiamo in piazza e prendiamo la parola per affermare, come protagoniste, la libertà di decidere delle nostre vite nel pubblico e nel privato. Scendiamo in piazza per ribadire l'autodeterminazione e la forza delle nostre pratiche politiche.

controviolenzadonne.org


2007/10/25

Scegliamo l’autodeterminazione

Scegliamo l’autodeterminazione

Esprimiamo la nostra indignazione per il messaggio scelto per la campagna di comunicazione contro l’omofobia della Regione Toscana: "L’orientamento sessuale non è una scelta", con l’immagine di un neonato che indossa un braccialetto con la scritta "homosexual" (http://www.primapagina.regione.toscana.it/?codice=23722).

Questo slogan è la riproposizione delle teorie sulla differenza genetica che condanna lesbiche, gay e trans alle stigmate della minorità e quindi della discriminazione, invita inoltre ad una tolleranza pietistica verso le persone ad orientamento omosessuale, mostrando lesbiche e gay come soggetti deboli che non scelgono le proprie vite.

Esprimiamo, d’altro canto, pari indignazione per gli attacchi vergognosamente omofobi provenienti dal centro-destra, come sempre pronto ad attaccare, con toni beceri e violenti, tutto ciò che concerne lesbiche, gay e trans.

Riguardo alla campagna vogliamo sottolineare che il dibattito tra un’ipotesi culturalista ed una biologista dell’omosessualità ha una lunga storia, ma è ormai un dato acquisito, da anni, nel dibattito scientifico serio, che sono tanti, diversi e complessi i percorsi che portano una persona a definirsi gay, lesbica o trans e che essi chiamano in causa l'intreccio delle dimensioni affettive, culturali, relazionali che strutturano le nostre vite.
L’impostazione di questa campagna tradisce completamente il concetto di pride, di orgoglio per la propria dignità, e il percorso di lotta di soggettività che vogliono autodeterminarsi, che dal 1969 (anno della rivolta di Stonewall e data fondativa del movimento lgbt) porta in piazza milioni di lesbiche, gay e transessuali in tutto il mondo e che ha prodotto quella entusiasmante manifestazione di popolo che ha riempito piazza San Giovanni lo scorso 16 giugno.

Sosteniamo con forza il concetto di autodeterminazione di tutte e tutti, riteniamo che il rispetto sia dovuto a tutte le persone a prescindere dalle loro scelte e dai loro stili di vita.

Esprimiamo il nostro sconcerto davanti al fatto che la Regione Toscana, nel produrre questa campagna, non abbia fatto tesoro dell’elaborazione politica e culturale dei movimenti LGBT e femminista che si riconoscono nel concetto di autodeterminazione e che, al termine "omosessuale", di ambito medico e neutro rispetto al genere, preferiscono nominare le singole soggettività parlando di lesbiche e gay.

Riteniamo che gli enti pubblici che vogliano realmente costruire percorsi contro l’omofobia, la violenza e la discriminazione ai danni di lesbiche, gay e trans debbano fornire strumenti alle associazioni LGBT e mettere al servizio della comunità la ricchezza culturale da queste prodotta e non proporre azioni che riportano il dibattito sul tema dell’omosessualità indietro di almeno trent’anni, quando scienza, chiesa e politica disquisivano e decidevano sui corpi e sulle vite di lesbiche, gay e trans, quando cioè il movimento non era ancora nato.

Chiediamo l’immediato ritiro della campagna di comunicazione della Regione Toscana e l’apertura di un dibattito serio tra istituzioni e movimento senza intermediazioni.

Chiediamo a tutte e a tutti coloro che lo condividono, singoli/e e realtà organizzate, di sottoscrivere questo appello scrivendo a info@azionegayelesbica.it.

AZIONE GAY E LESBICA

FIRENZE

2007/10/20

IL VATICANO MARCIA SU ROMA


IL VATICANO
MARCIA SU ROMA


498 franchisti beatificati
nell’anniversario
della marcia su Roma


Domenica 28 ottobre 2007, anniversario della marcia su Roma, saranno beatificati in San Pietro 498 franchisti, tra appartenenti al clero e laici, saranno beatificati perché, secondo i prelati spagnoli, sono “martiri della Repubblica”. Sarà la più numerosa delle beatificazioni mai realizzate, è prevista una folla di fedeli (filofranchisti) dalla Spagna e il battage pubblicitario delle grandi occasioni sui media italiani.
La gerarchia vaticana con questa azione di massa entra violentemente nel dibattito politico spagnolo: il governo Zapatero sta per varare una legge sulla memoria che condanni il franchismo e la chiesa cattolica spagnola, supportata da Ratzinger, prende posizione in questo modo.
Ma d’altro canto, attraverso questa iniziativa, le gerarchie vaticane continuano a fare politica in supporto al fronte clerico fascista: la scelta della data della marcia su Roma allarga il significato dell’operazione e la colloca nel tentativo sempre più visibile di sdoganamento e legittimazione del fascismo, tentativo operato dall’integralista Ratzinger per affermare un modello di società chiuso e reazionario, patriarcale, omofobico e razzista.
La beatificazione di 498 franchisti presentati come martiri è un esempio vergognoso di revisionismo storico, la strategia vaticana è ancora il vittimismo: si costruisce un’iniziativa per mostrare il clero come vittima di sanguinari comunisti quando la realtà storica racconta che la chiesa fu parte di una reazione fascista che portò in Spagna alla guerra civile e all’ instaurazione della dittatura. D’altra parte in Italia conosciamo bene questa tattica vaticana: negli ultimi mesi si cerca di far passare la chiesa cattolica, gli esponenti del clero e persino i politici che dichiaratamente ne supportano le istanze come vittime di una campagna anticlericale, quando, al contrario, la chiesa cattolica condiziona in modo sempre più palese la vita culturale, politica e sociale del nostro paese e conduce una campagna di istigazione all’odio e alla violenza contro donne, lesbiche, gay e trans che produce aggressioni, stupri, omicidi e diffusa intolleranza.
Dall’operazione revisionista che verrà celebrata domenica 28 ottobre esce rafforzata la marcia del dissolvimento della laicità (voluto dal Vaticano e operato dalla politica istituzionale) e la fascistizzazione della società, basata sulla creazione della paura e sulla caccia alle streghe dello scontro di civiltà; ne fanno le spese, ancora una volta, tutte le soggettività non conformi al modello unico dominante, la verità storica, l’antifascismo fondamento del nostro vivere civile.

Coordinamento Facciamo Breccia

Io sono mia. Io sono Vjosa.

19 Ottobre 2007, Reggio Emilia.

Eravamo mille, tra donne,uomini e bambini. Abbiamo ricordato Vjosa, la forza di una donna che sapeva di avere un tempo limitato a disposizione e che ha scelto di viverlo nel modo migliore. Ha alzato gli occhi, ha smesso di guardare in basso, ha capito che non era colpa sua, anche se il marito le ripeteva così. Ha capito che le botte non hanno il diritto di far parte della vita di una donna. Ha capito che scegliersi significava scegliere le proprie figlie.



Ma il nostro paese non ha saputo proteggerla, nonostante la consapevolezza da parte delle forze dell'ordine della straordinaria pericolosità di quell'uomo solo.


Tante donne hanno parlato dal palco ieri, a Reggio Emilia, hanno ringraziato Vjosa per il coraggio che ha insegnato. Nessuna delle ospiti della Casa delle donne Nondasola vuole arrendersi. Tutte abbiamo capito ancor più in profondità cosa significa la parola ingiustizia, e abbiamo la volontà di fermarla.




Io sono mia. Io sono Vjosa.

2007/10/18

Manifestiamo a Reggio Emilia! No al Femminicidio!

Treno da Bologna alle 16.25, arrivo 17.03.


Vi invitiamo a partecipare numerose alla manifestazione

per condannare il
gesto di estrema violenza a danno di Vjosa,

avvenuto nel Tribunale di Reggio
Emilia,

che si terrà venerdì 19 ottobre alle ore 17.30

con ritrovo in Piazza
Martiri 7 Luglio

(davanti al Teatro Municipale Valli).


Sollecitiamo tutti le partecipanti a portare con sè una candela.
Sotto potete leggere il comunicato stampa dell'Associazione Nondasola, con
preghiera di massima diffusione.




Reggio Emilia, 17 Ottobre 2007

ASSOCIAZIONE NONDASOLA-CASA DELLE DONNE DI REGGIO EMILIA


COMUNICATO STAMPA

Questa è l’ennesima cronaca di una morte annunciata, eppure la donna non era sola, non era rimasta in silenzio, aveva trovato il coraggio di denunciare le violenze subite da anni.

L’estrema pericolosità del marito non aveva fermato Vjosa che, volendo uscire da questa spirale di violenza, ha iniziato un percorso presso la Casa delle donne, gestita dall’Associazione Nondasola.

L’Associazione Nondasola aveva formalmente segnalato con una denuncia il 30 gennaio 2007 a tutte le Forze dell’Ordine comportamenti violenti e vessatori esercitati dall’assassino, anche nei confronti di donne ospiti, di operatrici e volontarie della Casa.

Nel nostro paese non esistono misure che assicurino tutela alle donne che trovano il coraggio di denunciare, viene sottovalutata la gravità della violenza in famiglia ed enfatizzata quella su strada. Continuiamo da anni a ripetere che è la famiglia il luogo più pericoloso in cui le donne subiscono violenze di ogni tipo fino a perdere la vita. Oggi è stata annientata una donna ed è una sconfitta atroce, ma è una sconfitta che riguarda tutti: singole persone, istituzioni e società civile.

Occorre davvero che non si continui a minimizzare la violenza, che tutti noi, donne e uomini, ce ne facciamo carico e pretendiamo che vengano intraprese azioni concrete che garantiscano sicurezza e protezione alle donne, che con determinazione affrontano tutti i rischi legati alla scelta di uscire dalla violenza. Pretendiamo misure anche penali che mettano in condizione gli uomini violenti di non nuocere. Il femminicidio deve finire.

2007/10/17

Comunicato stampa della Rete sul femminicidio di Reggio Emilia

17 ottobre ’07

Libere!

Un’altra donna è stata uccisa. Una donna che aveva trovato il coraggio e la forza di ribellarsi alla prepotenza di un marito violento, che si era rivolta al centro antiviolenza della propria città. Una donna che voleva essere libera. Lei, che aveva denunciato, reagito, oggi non è più tra noi. Siamo noi donne tutte ad essere con lei e a chiedere che questo femminicidio si fermi, che la legge sulla violenza di genere venga discussa con le donne ed infine approvata. Che il reato di “stalking”, cioè la persecuzione che sempre precede l’uccisione e sempre si accompagna a perpetrate violenze, venga riconosciuto da questo paese come una priorità. Chiediamo al governo di non lasciare ancora impunito il più comune e tragico tra i reati. Vogliamo essere libere dalla violenza maschile.

Rete delle donne di Bologna



Cliccando su "commenti" potete leggere altri comunicati stampa.

Per maggiori informazioni sull'ennesimo femminicidio clicca qui


2007/10/16

APPELLO MANIFESTAZIONE NAZIONALE CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE

Carissime,
vi segnaliamo cosa si sta muovendo a Roma. E'
stato aperto uno spazio web
[www.controviolenzadonne.org], c'è anche un appello che è possibile firmare.
Non mancheremo di aggiornarvi
abbracci femministi
a/matrix
amatrix.noblogs.org


CONVOCAZIONE ASSEMBLEA PUBBLICA

DOMENICA 21 OTTOBRE 2007



Care amiche,

il costante aumento di violenza maschile sulle
donne e di femminicidi, che avvengono soprattutto
in contesti familiari, ci hanno fatto riflettere
sull’urgenza di organizzare una manifestazione
che mobiliti a livello nazionale donne,
associazioni e rappresentanze sociali CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE.

Per verificare l’effettiva capacità organizzativa
di un evento di tale complessità vi invitiamo a
partecipare tutte ad una ASSEMBLEA PUBBLICA che
si terrà alla CASA INTERNAZIONALE DELLE DONNE
(via della Lungara 19, Roma) DOMENICA 21 OTTOBRE, ORE 10.30

E’ molto importante la partecipazione di tutte,
vi preghiamo di veicolare quanto più possibile la convocazione.

Angela Azzaro, Beatrice Busi, Roberta Corbo,
Annalisa D'Urbano, Olivia Fiorilli, Chiara
Giorgi, Mariarosaria La Porta, Maria Tiziana
Lemme, Luciana Licitra, Aurelia Longo, Valentina
Mangano, Ilaria Moroni, Monica Pepe, Elena Petricola, Valeria Ribeiro Corossacz
Barbara Romagnoli, Laura Ronchetti, Maria Russo,
Marzia Saldan, Ornella Serpa, Marina Turi

www.controviolenzadonne.org

2007/10/15

Le Passerine Ignoranti a Ravenna??

Care Amiche, cari Amici,

sono Carla Grementieri, presidente di voceDonna, associazione di Castrocaro Terme e Terra del Sole (Forlì-Cesena), membro del Tavolo Permanente delle Associazioni contro la Violenza delle Donne di Forlì. Vorrei portarvi a conoscenza di un fatto molto eclatante che sta avvenendo in questi giorni nella nostra bella Romagna e che lede la dignità delle donne.
Cerco di essere chiara e sintetica nel riassumere la spinosa faccenda. Come saprete, Domenica 21 ottobre, nelle tre province romagnole (RA-RM-FC) si svolgerà l’Open Day delle biblioteche e dei musei a cui tra l’altro voceDonna ha aderito con un “intrattenimento” nella biblioteca di Castrocaro e fin qui tutto regolare. Le tre province, come già è avvenuto per gli scorsi anni, pubblicano un corposo depliant unico che illustra le aperture domenicali, con relativi eventi culturali, di tutte le biblioteche che hanno aderito all’iniziativa. Ogni provincia sceglie anche un testimonial che appare sul depliant con uno slogan. Rimini ha scelto Martina Colombari, Forlì-Cesena il motociclista Melandri e Ravenna il comico Cevoli. Di quest’ ultimo la provincia di Ravenna ha deciso di pubblicare questa frase per invitare alla lettura:
> “Un buon libro è la compagnia più intelligente che un uomo possa trovare. Ogni tanto però ci vuole anche un po’ di solitudine con qualche passerina ignorante.”
L’artefice di tale pensata è l’Assessore provinciale alla Cultura di Ravenna Massimo Ricci Maccarini.
La stampa riferisce che i due colleghi Assessori di Forlì-Cesena (Iglis Bellavista) e di Rimini (Marcella Bondoni) si sono dissociati nettamente dal collega di Ravenna e hanno chiesto il ritiro dei depliant. La Bodoni ha affermato,tra l’altro, riferendosi a Ricci Maccarini: “Ha inserito quella frase volgare nella comunicazione istituzionale senza informarci. Linguaggio indecoroso, indegno di una istituzione. Ho chiesto di ritirare quei depliant dalle nostre biblioteche e musei. Non è così che si avvicinano i giovani alla cultura. Rimini non pagherà a Ravenna , che la coordina come Polo romagnolo, la quota della promozione culturale.” I giornali riportano che Massimo Ricci Maccarini, uomo che rappresenta la Cultura in tutta la provincia di Ravenna, abbia replicato: “Che c’è di male?”
....

Care amiche, vi invito a verificare se questi depliant vengono distribuiti a Forlì-Cesena e a Rimini mentre certamente saranno distribuiti a Ravenna…
Care amiche, cari amici non possiamo più tacere su fatti del genere, fatti che vedono le donne, tutti i giorni vittime della violenza degli uomini, in questo caso vittime di un Assessore che dovrebbe rappresentare alla stessa maniera uomini e donne.
> voceDonna ha inviato la lettera di protesta ai Presidenti e a tutti gli Assessori delle Province di Ravenna, Rimini, Forlì-Cesena e ai quotidiani locali.
> voceDonna ha pubblicato questa mail nel proprio sito, assieme alla lettera di protesta inviata . vocedonna.it (iniziative)
.......
> voceDonna invita a diffondere questa mail tra amici , conoscenti e ai giornali.

> voceDonna invita tutte le associazioni e le singole persone (donne e uomini) ad inviare una mail di protesta (segue indirezzi e testo) e/ o a telefonare e mandare fax alla Provincia di Ravenna (seguono numeri).

Grazie per la vs. attenzione e un caro saluto a tutte/i voi da voceDonna
Per chi vuole telefonare o mandare fax :
> Provincia di Ravenna-Segreteria del Presidente: Tel. 0544/36807 - 258095
> Capo Segreteria - Capo ufficio stampa Tel. 0544/258090 Fax 0544/34388
> Assessorato alla Cultura Tel. 0544/258602 Fax 0544/258601

E mail ai Presidenti di provincia e assessori:

>To: presidente@provincia.ra.it,
mriccimaccarini@mail.provincia.ra.it,
bbaldini@mail.provincia.ra.it,
lasiolii@mail.provincia.ra.it,
mfiorentini@mail.provincia.ra.it,
egiangrandi@mail.provincia.ra.it,
gmaioli@mail.provincia.ra.it,
amengozzi@mail.provincia.ra.it,
gsavorani@mail.provincia.ra.it,
nsimoni@mail.provincia.ra.it,
efusignani@mail.provincia.ra.it,
massimo.bulbi@provincia.forli-cesena.it,
luigi.sansavini@provincia.forli-cesena.it,
gianluca.bagnara@provincia.forli-cesena.it,
iglis.bellavista@provincia.forli-cesena.it,
alberto.manni@provincia.forli-cesena.it,
margherita.collareta@provincia.forli-cesena.it,
luciana.garbuglia@provincia.forli-cesena.it,
orazio.moretti@provincia.forli-cesena.it,
roberto.riguzzi@provincia.forli-cesena.it,
luigi.rusticali@provincia.forli-cesena.it,
presidente@provincia.rimini.it,
m.taormina@provincia.rimini.it,
mauro.morri@provincia.rimini.it,
m.bondoni@provincia.rimini.it,
c.romani@provincia.rimini.it,
f.piccioni@provincia.rimini.it,
a.rossini@provincia.rimini.it,
r.santi@provincia.rimini.it


>Soggetto: Indignazione e protesta per il contenuto del depliant distribuito dalle province di Ravenna, Forlì-Cesena, Rimini in occasione dell’Open day delle biblioteche e dei musei del 21 ottobre 2007

>Body: La seguente frase-slogan del testimonial Paolo Cevoli è stata scelta dall’Assessorato alla Cultura della Provincia di Ravenna (Assessore Massimo Ricci Maccarini) e pubblicata sul depliant per invitare alla lettura:
“Un buon libro è la compagnia più intelligente che un uomo possa trovare. Ogni tanto però ci vuole anche un po’ di solitudine con qualche passerina ignorante.” Non si capisce come le Istituzioni con un motto del genere possano invitare alla lettura e proporsi di fare cultura, considerando che le parole esprimono una totale mancanza di rispetto per la persona e appaiono oltremodo lesive della dignità delle donne, avvalorando un concetto che conferma una scarsa stima della figura femminile, tanto da poterla trattare con poca considerazione.
Questo slogan, scelto dalle Istituzioni, alimenta il persistere di una cultura arcaica che si traduce sempre più in comportamenti oppressivi, offensivi e spesso violenti da parte degli uomini verso le donne.
Le donne dicono basta e pretendono apertamente RISPETTO.
Per questi motivi si chiedono innanzitutto le scuse e poi le dimissioni dell’assessore alla Cultura della Provincia di Ravenna Massimo Ricci Maccarini perchè si ritiene persona non adatta a rappresentare le donne che costituiscono oltre il 50% della cittadinanza.
Grazie per la cortese attenzione.

> L'iniziativa di protesta, partita da voceDonna, è stata inviata ai quotidiani locali, a mille indirizzi mail ed è pubblicata sul sito http://www.vocedonna.it (iniziative)

Non ingoiare la violenza! Macho Free Zone

MACHO FREE ZONE

NON INGOIARE LA VIOLENZA!
Corso gratuito di autodifesa per donne

Dal 20 ottobre
tutti i sabati alle ore 15.00

Sala Motoria del Centro Sportivo Bruno Corticelli
Via Zoni, 2 – Quartiere Porto


Macho Free Zone è una campagna sul tema della violenza contro le donne e sulla sicurezza in città, promossa da una rete di associazioni di donne e sostenuta dal Quartiere Porto.



Macho Free Zone è la sfida a non affrontare la questione della violenza e della sicurezza in termini di controllo sociale, ma di affrontarla in termini di relazioni e di socialità, di partecipazione agli spazi pubblici e di rispetto delle differenze di orientamento sessuale, di provenienza culturale o di stili di vita.



Il corso di autodifesa è un’occasione per familiarizzare con alcune tecniche – fisiche e psicologiche - utili a gestire situazioni di aggressione e di violenza, ma anche a sentirsi sicure in contesti complessi.



Il corso verrà realizzato da istruttrici e istruttori professionisti del Budokan Institute seguendo il “metodo globale di autodifesa” (MGA), che non oppone violenza a violenza ed esula dall’impiego della forza: basato su poche e semplici tecniche affini a tutte le discipline, il MGA è pensato per essere accessibile a tutt@ ed è finalizzato al raggiungimento, in tempi brevi, di una buona preparazione utile alla tutela della propria incolumità. Il trucco è utilizzare a proprio vantaggio l'energia negativa espressa dall’aggressore!!



Provaci! E vestiti comoda!



Il corso è gratuito, l’unico onere a carico delle partecipanti è l’assicurazione sportiva, dal costo indicativo di 10 euro.

Il numero dei posti è limitato, si prega di prenotare



Il Budokan Institute è un'istituzione per la ricerca e l'insegnamento delle Arti Marziali e delle Scienze Umanistiche alla quale aderiscono cinture nere, Maestri, Istruttori e Atleti delle varie discipline orientali.



Info: Budokan Institute 051.6147431 / 347.4522497 / budokan@iperbole.bologna.it

2007/10/13

APPELLO MANIFESTAZIONE NAZIONALE CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE

Da Usciamo dal Silenzio

Care amiche,


è necessario e urgente organizzare quanto prima una manifestazione nazionale contro la violenza sulle donne e so che siamo in molte a pensarlo.



La legge contro la violenza sulle donne è al palo da molti mesi, mentre la vita di molte ragazze e di molte donne continua a essere spezzata, le loro capacità intellettive e affettive brutalmente compromesse. Il femminicidio per 'amore' di padri, fidanzati o ex mariti è una vergogna senza fine che continua a passare come devianza di singoli. Il tema continua a essere trattato dai mezzi di informazione come cronaca pura, avallando la tesi che si tratti di qualcosa di ineluttabile, mentre stiamo assistendo impotenti ad un grave arretramento culturale, rafforzato da una mercificazione senza precedenti del corpo delle donne.


I numeri, lo sappiamo tutte, sono impressionanti:
- Oltre 14 milioni di donne italiane sono state oggetto di violenza fisica, sessuale o psicologica nella loro vita.
- La maggior parte di queste violenze arrivano dal partner (come il 69,7% degli stupri) o dall'ambito familiare
- Oltre il 90% non è mai stata denunciata. Solo nel 24,8% dei casi la violenza è stata ad opera di uno sconosciuto, mentre si abbassa l'età media delle vittime:
- Un milione e 400mila (il 6,6% del totale) ha subito uno stupro prima dei 16 anni.
- Solo il 18,2% delle donne è consapevole che quello che ha subito è un reato, mentre il 44% lo giudica semplicemente 'qualcosa di sbagliato' e ben il 36% solo 'qualcosa che è accaduto. (dati Istat)


La violenza sulle donne è accettata storicamente e socialmente. Viene inflitta senza differenza di età, colore della pelle o status ed è il peggiore crimine contro l'umanità. Quello di una parte contro l'altra. La politica e le istituzioni d'altro canto continuano a ignorare il tema pubblicamente.

Senza una battaglia culturale che sconfigga una volta per tutte patriarcato e maschilismo, non sarà possibile attivare un nuovo patto di convivenza tra uomini e donne che tanto gioverebbe alla parola civiltà.


Credo che una grande manifestazione nazionale dove tutte le donne possano scendere di nuovo in piazza a fianco delle donne vittime di violenza e per i diritti delle donne, possa e debba riportare il tema al centro del dibattito culturale e politico. Ma è importante sapere quante siamo, perché per farci sentire dovremo essere in molte.


Vi prego di diffondere quanto più possibile questo appello ad amiche e associazioni e di inviare le adesioni.

controviolenzadonne@gmail.com

Un caro saluto a tutte
Monica Pepe...
10/10/2007

2007/10/12

Afghanistan-Bologna


Siamo tutte invitate all'inaugurazione della Mostra fotografica sull'Afghanistan
"Il Paese dei leoni addormentati"

che avrà luogo il 13 ottobre alle ore 11 presso la biblioteca Borges del quartiere Porto in via dello Scalo 21/2.
La mostra rientra nell'ambito del progetto "Le formiche della Pace"
ed è presentata dall'Associazione Onlus "Le case degli Angeli di Daniele"
con la collaborazione del CISDA (Comitato Italiano di Sostegno alle donne
Afghane).


Inoltre Martedì 16 ottobre alle 20.45
al Museo Internazionale della Musica di Bologna, Strada Maggiore 34,
si svolgerà una serata d'onore dedicata alla
DEPUTATA AFGANA MALALAI JOYA

che sarà presente insieme a Monica Donini presidente dell'Assemblea
Regionale e a Beatrice Draghetti presidente della Provincia di Bologna.

Appello sulla composizione del Comitato di Bioetica

Per aderire: osa@osadonna.org

Al Presidente del Consiglio Romano Prodi

Al ministro per la Ricerca Scientifica Fabio Mussi

Non ci è sfuggita la prepotenza e l'ingiustizia con cui F. Paolo
Casavola, presidente del Comitato Nazionale di Bioetica, ha liquidato
Elena Cattaneo e Cinzia Caporale sospendendole dalla vicepresidenza
del Comitato stesso. Due donne, due scienziate di alto livello, due
voci laiche nel dibattito sulle questioni bioetiche in Italia. Due
persone scomode nel ruolo di vicepresidenti, come ha rilevato lo
stesso Casavola indicandole come colpevoli di vicinanza con i suoi
detrattori. Insieme al terzo vicepresidente liquidato, Luca Marini,
non avrebbero preso le distanze dalle critiche che tre membri del CNB
(Carlo Flamigni, Demetrio Neri, Gilberto Corbellini) hanno rivolto al
presidente Casavola. Non sono state nei ranghi, e per questo le
ringraziamo.

Noi donne e uomini firmatari cogliamo l'occasione per rilanciare la
denuncia di un CNB che non svolge i suoi compiti istituzionali: porre
le basi di un confronto pubblico sugli interrogativi sollevati dalle
biotecnologie e dal loro uso in campo medico, a partire da diversi
orientamenti, inclusa l'esperienza femminile e la riflessione del
movimento delle donne. Solo in questo modo alle polarità che
impoveriscono il dibattito bioetico in Italia – laico o cattolico,
sacralità o qualità della vita, etica della giustizia o etica della
cura, fatti o valori- potrà sostituirsi un confronto che assuma la
libertà e la responsabilità personale come guida per elaborare regole
pubbliche.

A Cinzia Caporale, Elena Cattaneo e Luca Marini esprimiamo tutta la
nostra solidarietà, invitandole a lavorare insieme per avviare una
fase costituente di nuove e più adeguate istituzioni di bioetica. Una
verifica del grado di verticalità, elitarismo, tecnocrazia e anche
usura del CNB a 17 anni dalla sua costituzione è necessaria da tempo.
Forse è arrivato il momento per farlo

Al Ministro per la ricerca Fabio Mussi chiediamo di affrontare la
vicenda con gli strumenti adeguati e con la visibilità che la gravità
del fatto richiede, a Romano Prodi, cui sono andati i nostri voti,
chiediamo che motivi la sottoscrizione dell'espulsione immotivata.
Come cittadine che difendono la laicità dello stato e della ricerca ci
troviamo, una volta di più, a dire: adesso basta.

2007/10/09

Laurea honoris causa alle Madres de Plaza de Mayo

(da Server donne)
Il 17 ottobre 2007, alle ore 17.00, la Facoltà di Scienze della formazione conferirà la laurea honoris causa alle Madres de Plaza de Mayo nella persona di Hebe de Bonafini.

Il 17 ottobre, nell'aula abisidale di S. Lucia, sarà l'occasione perchè l'Ateneo e con esso tutta la città di Bologna, donne e uomini, diano riconoscimento a donne che da semplici casalinghe pazze di dolore per la scomparsa dei figli si sono trasformate in donne capaci di capire il mondo che le circonda e di produrre una pratica politica del tutto originale che mette al centro l'assunzione di resdponsabilità verso l'altro che ci sta accanto.

Un ringraziamento a Letizia Bianchi per aver realizzato il desiderio delle Madres de Plaza de Mayo.

Le motivazioni della laurea honoris causa alle Madres de Plaza de Mayo

Le madri di Plaza de Mayo sono il simbolo della resistenza della società argentina contro il golpe militare che il 24 marzo 1976 insanguinò il paese, portando alla scomparsa di trentamila persone. Da allora il nome "desaparecidos" rimane ad indicare una categoria di persone mai dichiarate morte, e un crimine mai conosciuto prima, legato ad un perverso progetto di scomparsa degli oppositori: non lasciando corpi – e dunque l’evidenza della colpa – non ci sarebbero stati colpevoli.

In una società paralizzata dal terrore, le madri dei ragazzi e delle ragazze scomparsi cominciarono a riunirsi tra loro, sfidando il potere militare che vietava qualsiasi forma di assembramento.

Iniziarono a protestare proprio nella piazza del governo, la Plaza de Mayo , ciascuna con un fazzoletto bianco in testa sul quale era scritto il nome del figlio scomparso. Iniziò così la storica marcia di ogni giovedì che da allora ha sempre avuto luogo: il 25 gennaio 2006 le madri erano al loro millecinquecentesimo (1500) giovedì in piazza.

Le tre madri che fondarono l’associazione vennero sequestrate ed uccise ma le altre riuscirono a far sapere all’estero quello che avveniva in Argentina e a chiedere solidarietà internazionale.

Da semplici casalinghe, "pazze" di dolore per la scomparsa dei figli (locas era il modo con cui le definivano i giornali dell’epoca), poco per volta si trasformarono in donne capaci di capire il mondo che le circondava e di agire per cambiarlo.

Oggi le Madres – che hanno tutte tra gli 80 e i 90 anni - ritengono che i nuovi desaparecidos siano i bambini che ogni giorno continuano a doversi prostituire e a cercare cibo tra i rifiuti; hanno quindi aperto una scuola dove i ninos de la calle possano essere accuditi e ricominciare a fidarsi del mondo. Convinte che “le rivoluzioni cominciano dalle parole che usiamo” anche in questo caso il loro primo gesto politico ha avuto a che fare con il linguaggio. Bisogna rifiutarsi di chiamarli bambini di strada, perché in questo modo diciamo che sono della strada e non nostri e ci sottraiamo alle nostre responsabilità. Dobbiamo chiamarli i nostri bambini che vivono in strada.

In questo momento stanno aprendo una seconda scuola a Lanus nella periferia di Buenos Aires.
Hanno anche aperto una Libera università, un Laboratorio di scrittura e una casa editrice, nonché un centro agroalimentare.
Tutte queste imprese sono condotte dalle madres in collaborazione con soggetti della società civile in particolare con giovani.
Nel 2003 è uscito un loro libro intitolato Il cuore nella scrittura. Poesie e racconti del laboratorio di scrittura delle Madres de Plaza de Mayo.

La motivazione per la richiesta di una laurea honoris causa della Facoltà di Scienze della formazione.
Sono donne, madri che hanno inventato una forma di lotta nuova, originale che della loro condizione esistenziale, assunta e cosciente, hanno fatto punto di partenza di una azione civile più vasta. Qualcuna ha parlato di socializzazione della maternità E’ a loro che si rifanno i movimento delle madri Afgane ed iraniane e quello delle madri statunitensi che di recente hanno chiesto al Presidente Bush di comunicare loro direttamente la morte dei figli.

Scarica il volantino della Rete delle donne!

2007/10/08

Stage Wendo - Amazora

Il gruppo di wendo ricomincia a vedersi a partire da domani mercoledì 3 ottobre dalle 21.15 alle 23.15 alla palestra delle scuole Lipparini, in via Bufalini 16 a Borgo Panigale. Ogni mese paghiamo tra gli 80 e i 130 euro (a seconda di quanti mercoledì ci siamo incontrate)- ovviamente non a testa, li dividiamo tra tutte quelle che partecipano agli allenamenti.
Sapete già che il nostro gruppo è aperto a tutte le donne/lesbiche che hanno già fatto almeno uno stage di wendo..
Se qualcuna di voi non l'ha ancora fatto ci può mandare una mail, così vediamo quante sono le donne interessate e decidiamo una data per il prossimo stage.
Ciao, speriamo di rivedervi numerose,

Fabiana del gruppo di wendo di Bologna.

amazora06@yahoo.it

2007/10/06

ConSensuality

Stanch@ della solita minestra?
e allora e' tempo di ConSensuality!

di cosa si tratta esattamente?
vi invitiamo a scoprirlo passando mercoledi' 10 ottobre
alle 19 da betty&books.

Consensuality: non puoi dire che nn ti piace finche' non l'assaggi!

Per una piccola anteprima:

Clicca qui..

Nel blog troverai anche il report del workshop sui sex toys tenuto dalle
Betty a Torino lo scorso weekend!
E per tutt* le/gli interessat* è scaricabile dal blog la
GUIDA ALL'USO DEI SEX TOYS a cura di Sexyshock.

Vi aspettiamo mercoledì da Betty&Books!


--
www.ecn.org/sexyshock
Via Rialto 23/a, Bologna

2007/10/04

Libere. Abbiamo detto:

Update: foto dell'iniziativa qui

Libere.
3/10/2007 Parco di Villa Spada

Intervento di Barbara Mazzotti:

Benvenute e benvenuti dalla Rete delle donne di Bologna e da Maschile Plurale.
Siamo ancora qui, ad affermare con forza e passione che la violenza contro le donne è innanzitutto volontà maschile di sopraffazione, è fondante di una cultura che ancora ci considera una proprietà o qualcosa da possedere e da contenere. Ne sono purtroppo testimoni anche quelle donne che negli ultimi giorni sono state violentate o uccise. Siamo ancora qui per essere vicine alle donne che vedono negarsi ogni giorno di più le proprie libertà. E per starci vicine, in uno di quei luoghi che non attraversiamo più se siamo sole e se fa buio. Un parco che è stato luogo di uno stupro. Un parco che è anche un luogo di memoria delle donne, che attesta la grande lotta di liberazione dall’occupazione nazi-fascista. E’ anche per loro che siamo qui, perché non dimentichiamo che una delle culture che più ha influenzato la percezione di un rapporto diseguale tra i generi nel nostro paese è proprio quella fascista. La segregazione della donna in ambiti strumentali è da sempre una pratica diffusa in quelle culture che celebrano la forza maschile e stigmatizzano il “diverso”, e che noi oggi definiamo “maciste”, riconoscendoci almeno il diritto di satira. Noi viviamo ancora in una cultura di questo genere? Noi donne veniamo ancora definite madri, spose o oggetti sessuali, invece che persone? Noi, donne e uomini che siamo qui stasera, crediamo di sì e crediamo che una società, cioè un’associazione di persone con fini comuni, non possa definirsi tale fino a che, appunto, tutte e tutti siano considerate persone e tutte e tutti abbiano almeno il fine della dignità reciproca.

Ma siamo qui soprattutto per dichiarare la nostra libertà. A fronte dell’aumento delle aggressioni per strada e della costanza ineluttabile della sopraffazione dentro le nostre case e nelle famiglie, possiamo dire stasera che non smetteremo di desiderare, di sognare, di guardare negli occhi un uomo. Ma non smetteremo nemmeno di denunciare, di difenderci, di camminare per le vie meno affollate, così come di fermarci a guardare le stelle.
E non smetteremo di lottare affinché questa cultura cambi. Non volgiamo più polizia ma più uomini consapevoli.
Saremo in piazza ancora e ancora, per ogni donna che non riesce a reagire e per quelle che ce la fanno. Ci rivediamo il 25 Novembre, nella giornata internazionale contro la violenza alle donne. Saremo tante e tanti.



Intervento di Danila Comastri Montanari, scrittrice

Viviamo in un paese dove la legge garantisce a ogni cittadino, senza distinzione di sesso, il diritto:

1) di non essere costretto a subire rapporti sessuali forzati da chicchessia, che si tratti di uno sconosciuto/a, come di un amico/a, un fidanzato/a, un marito o una moglie.

2) di non essere costretto a subire rapporti sessuali forzati, quali che siano le sue scelte personali, sia esso/a omosessuale o eterosessuale, abbia fatto voto di castità o coltivi un’intensa vita erotica, sia un monaco/a o un prostituto/a.

3) di interrompere in qualunque momento un rapporto sessuale.

4) di accedere liberamente a qualunque luogo (parchi, strade, bar, locali pubblici, appartamenti privati, posti di lavoro, discoteche, oratori ecc…) senza essere sottoposto/a a rapporti sessuali forzati.

La legge considera reato di stupro qualunque violazione di tale diritto.

C’è stato un tempo, non troppo lontano, in cui nel nostro paese questo sacrosanto diritto veniva riconosciuto soltanto a una metà dei cittadini italiani, quelli di sesso maschile.

C’è stato un tempo in cui ogni processo per stupro era innazitutto un processo alla vittima.

C’è stato un tempo in cui le donne si classificavano in due categorie, le rispettabili (leggi: “mia madre e mia sorella”) e le violentabili, ovvero quelle “che se la vanno a cercare”, perché “l’uomo è cacciatore”, perché “sono provocanti”, perché “portano la minigonna”, perché “non indossano il velo”, perché “in fondo se lo meritano”.

C’è stato un tempo in cui le donne si dividevano in fatine coi capelli turchini e streghe cattive, illibate e disonorate, perbene e malefemmine, sante e puttane.

Quel tempo è finito per sempre, anche se c’è chi vorrebbe farlo tornare. Noi siamo decise ad impedirlo.

Yolanda Retter Vargas

Il 18 agosto 2007 è scomparsa Yolanda Retter Vargas, pioniera attivista lesbica latinoamericana.
A lei abbiamo voluto dedicare un omaggio che trovate sul nostro sito.

Yolanda Retter Vargas, animatrice del Gay & Lesbian Center di Los Angeles, ha svolto un ruolo importante nel preservare e trasmettere la storia lesbica, contribuendo allo sviluppo di archivi specifici quali quelli universitari dell’USC e dell’UCLA, di cui ha personalmente costruito la sezione “chicana”, latinoamericana. Presso la University of California ha coordinato l’istituzione della Lesbian Legacy Collection. (...) Era una personalità pungente e polemica, soprattutto rispetto all’emarginazione e alla scarsa visibilità delle lesbiche di colore; e, positivamente consapevole di esserlo, si autodefiniva “un tafano sulla politica del corpo”. Il suo radicalismo le valse il soprannome di “Yolanda la Terribile”, ovvero “Y the T”.
Ma per tante era semplicemente Yolie.

Il link su Fuoricampo.net >