2007/10/25

Scegliamo l’autodeterminazione

Scegliamo l’autodeterminazione

Esprimiamo la nostra indignazione per il messaggio scelto per la campagna di comunicazione contro l’omofobia della Regione Toscana: "L’orientamento sessuale non è una scelta", con l’immagine di un neonato che indossa un braccialetto con la scritta "homosexual" (http://www.primapagina.regione.toscana.it/?codice=23722).

Questo slogan è la riproposizione delle teorie sulla differenza genetica che condanna lesbiche, gay e trans alle stigmate della minorità e quindi della discriminazione, invita inoltre ad una tolleranza pietistica verso le persone ad orientamento omosessuale, mostrando lesbiche e gay come soggetti deboli che non scelgono le proprie vite.

Esprimiamo, d’altro canto, pari indignazione per gli attacchi vergognosamente omofobi provenienti dal centro-destra, come sempre pronto ad attaccare, con toni beceri e violenti, tutto ciò che concerne lesbiche, gay e trans.

Riguardo alla campagna vogliamo sottolineare che il dibattito tra un’ipotesi culturalista ed una biologista dell’omosessualità ha una lunga storia, ma è ormai un dato acquisito, da anni, nel dibattito scientifico serio, che sono tanti, diversi e complessi i percorsi che portano una persona a definirsi gay, lesbica o trans e che essi chiamano in causa l'intreccio delle dimensioni affettive, culturali, relazionali che strutturano le nostre vite.
L’impostazione di questa campagna tradisce completamente il concetto di pride, di orgoglio per la propria dignità, e il percorso di lotta di soggettività che vogliono autodeterminarsi, che dal 1969 (anno della rivolta di Stonewall e data fondativa del movimento lgbt) porta in piazza milioni di lesbiche, gay e transessuali in tutto il mondo e che ha prodotto quella entusiasmante manifestazione di popolo che ha riempito piazza San Giovanni lo scorso 16 giugno.

Sosteniamo con forza il concetto di autodeterminazione di tutte e tutti, riteniamo che il rispetto sia dovuto a tutte le persone a prescindere dalle loro scelte e dai loro stili di vita.

Esprimiamo il nostro sconcerto davanti al fatto che la Regione Toscana, nel produrre questa campagna, non abbia fatto tesoro dell’elaborazione politica e culturale dei movimenti LGBT e femminista che si riconoscono nel concetto di autodeterminazione e che, al termine "omosessuale", di ambito medico e neutro rispetto al genere, preferiscono nominare le singole soggettività parlando di lesbiche e gay.

Riteniamo che gli enti pubblici che vogliano realmente costruire percorsi contro l’omofobia, la violenza e la discriminazione ai danni di lesbiche, gay e trans debbano fornire strumenti alle associazioni LGBT e mettere al servizio della comunità la ricchezza culturale da queste prodotta e non proporre azioni che riportano il dibattito sul tema dell’omosessualità indietro di almeno trent’anni, quando scienza, chiesa e politica disquisivano e decidevano sui corpi e sulle vite di lesbiche, gay e trans, quando cioè il movimento non era ancora nato.

Chiediamo l’immediato ritiro della campagna di comunicazione della Regione Toscana e l’apertura di un dibattito serio tra istituzioni e movimento senza intermediazioni.

Chiediamo a tutte e a tutti coloro che lo condividono, singoli/e e realtà organizzate, di sottoscrivere questo appello scrivendo a info@azionegayelesbica.it.

AZIONE GAY E LESBICA

FIRENZE

1 commento:

Rete delle Donne di Bologna ha detto...

La pubblicità del neonato/a con la frase “l’orientamento sessuale non è una
scelta”. Il movimento LGBTQ discute

E’ pericoloso dire che gay, lesbo, trans si nasce
In “Camere separate” lo scrittore Pier Vittorio Tondelli affermava: «E’
assurdo chiedersi le ragioni per cui si è»
di Titti De Simone e Vladimir Luxuria

La comunità delle Lgbtq che risiede in Toscana ha una serie di agevolazioni
consentite dal fatto che nello statuto regionale si fa esplicito riferimento
alla non discriminazione per orientamento sessuale e identità di genere, una
piccola Spagna in Italia. E’ la regione con un alto numero di enti
territoriali che ha già approvato un registro sulle unioni civili (Pisa è
stato il primo comune a farlo il 20 febbraio 1998), la somministrazione di
ormoni per le transgender è gratuita e si offrono 2.500 euro spendibili in
due anni per le trans che vogliono impegnarsi in corsi di formazione per
cercare un lavoro alternatico a una prostituzione che spesso è prima forzata
e poi discriminata.

La regione Toscana ha per ultimo realizzato una campagna pubblicitaria che
diventerà il frontespizio di cartoline, copertura di brochure depliant per
un dibattito di due giorni che si terrà nella fortezza di Firenze venerdì e
sabato prossimi. Crediamo però ci sia una incongruità

Tra il contenuto della campagna e l’immagine scelta: un neonato con la
fascetta “omosexuel”. Spesso la domanda che ci viene fatta è questa «Ma gay
lesbiche o trans si nasce o si diventa?». Rispondere «si nasce»
tranquillizza chi crede che la omo/transessualità si trasmetta tipo virus
influenzale e si auto-ripara dalla paura del cambiamento, respingendo
qualsiasi ipotesi di dinamicità sessuale. E’ la teoria “essenzialista”(che
restringe a una motivazione genetica l’origine dell’omosessualità, secondo
questa teoria sarebbe giustificabile che un neonato sin dai primi vagiti sia
già identificabile. Ad essere ancora più rigidi si potrebbe far retrocedere
l’origine un feto, magari con le gambe accavallate e il cordone ombelicale
come turbante o all’embrione lesbica per chi crede che l’embrione sia già
una forma di vita. Secondo alcuni psicologie medici, soprattutto di una
certa lobby americana spinta da interessi economici, sarebbe tutto una
questione di ormoni, neo-fisiognomica: una parte del cervello per alcuni, la
forma dell’orecchio secondo altri, oppure contare quante X e quante Y ci
sono nel nostro Dna. Si sono fatti studi addirittura sui topi per
ricostruire la genesi fisiologica dell’omosessualità.

Durante il regime nazista i medici dei lager viviseziona vano i corpi degli
omosessuali internati per tracciare le origini generiche di chi non
consentiva la proliferazione della superiore razza ariana o per verificare
possibili caratteri ereditari della omosessualità.

In epoca più recente i gemelli sono stati studiati per arrivare però alla
conclusione che condividere gli identici geni non serve a prevedere un
risultato identico nello sviluppo dell’orientamento sessuale. La teoria
essenzialista dunque non ha nessun conforto scientifico, nessuno può mettere
un badge a un neonato, ma secondo l’Ispes, la coscienza del proprio
orientamento sessuale, eterosessuale o omosessuale che sia, si acquisisce
tra gli 11 e i 15 anni e,secondo ì più esperti di psicologia evolutiva, i
problemi nascono non dalla persona, ma dall’ambiente che lo circonda; ma
secondo quanto avviene nella realtà alcuni lo scoprono in tarda età, oppure
è solo una fase della propria vita: nulla è statico, tutto si muove.

C’è però un’altra teoria. La teoria del “diventare” detta “costruzionista”,
impalcatura filosofica che è servita a molti psicologi per cercare cause
esterne, la famosa mamma troppo apprensiva o il padre troppo assente,
complessi di Edipo non risolti invidie del pene o nostalgie dello stesso.

Anche scuole religiose integraliste e omofobe di origine statunitense
ricorrono alla teoria costruzionista per curare i sodomiti e riportarli
sulla dritta via. Per fortuna dal 1990 l’Organizzazione mondiale della
salute ha depennato l’omosessualità dall’elenco di disturbi diagnostici. Gay
lesbiche o trans né si nasce, né si diventa: si è. In Camere separate lo
scrittore Pier Vittorio Tondelli affermava: «è assurdo chiedersi le ragioni
per cui si è». L’unica vera scelta è quella che riguarda come vivere la
propria condizione naturale, se fare o meno il coming-out, se è confinare il
tutto a un livello solo privato o farne anche una battaglia politica, se
reprimersi ed essere distonici o se vivere in armonia e in egosintonia.

Abbiamo avuto alcuni esempi di campagne positive che non danno adito a
interpretazioni strumentali, come quelle promosse dall’Osservatorio per le
pari opportunità del comune di Venezia o come quelle storiche dell’ Arcigay
con la figura di un pompiere che mette in salvo una donna dalle fiamme e la
scritta «se ti dicessimo che ‘e gay cambia qualcosa?» E’ importante
veicolare messaggi chiari soprattutto nei confronti delle nuove generazioni
e il mondo della scuola, che speriamo possano diventare un esempio per una
campagna nazionale contro la omo e transfobia.


NO, NON POSSIAMO SOTTOVALUTARE LA TEORIA “ESSENZIALISTA”, CHE RESTRINGE A
UNA MOTIVAZIONE GENETICA L’ORIGINE DELL’OMOSESSUALITÀ


da Liberazione del 25 ottobre 2007