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Ci vediamo in Via San Felice 24 martedì 27/05/2008 alle 19.00 per l'assemblea della rete delle donne...e alle 21.00 ad Atlantide (Porta Santo Stefano) per discutere dell'assemblea nazionale FLAT!


A proposito... abbiamo fissato due giorni certi per le assemblee: il secondo giovedì del mese e il quarto martedì sempre alle 19.00!

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RRRAGAZZE DELLA RETE


Riassunto della riunione delle “Rrragazze della Rete”:

1) Sostegno alla Casa delle Donne per ottenere un finanziamento quinquennale.
Proposta di azioni pratiche da svolgere entro fine gennaio:
- lettera al sindaco (già redatta da Beatrice e Barbara e inoltrata alla mailing list) da
mandare ognuna di noi (che se la senta) nel maggior numero di copie possibile all’indirizzo
e-mail del sindaco per iniziare a far sentire una forte pressione della Rete e delle singole su
questo tema (mail bombing).
- richiesta al Comune di un acquisto immediato delle magliette della Casa delle donne come gesto simbolico di impegno nel finanziamento (es. 100/200/500 magliette)

2) Proposta di petizione indirizzata a Governo/Organi di Comunicazione di massa/etc. che richieda una maggior partecipazione/visibilità e un cambiamento delle donne nei mass media. Prendendo spunto dalla legge spagnola contro la violenza di genere, formare un’analisi chiara di come la violenza venga esercitata attraverso i mezzi di comunicazione e avanzare una richiesta di cambiamento in questo senso con proposte concrete (es. parlare di più dei consultori o di strumenti di prevenzione-cura per le donne/avere meno pubblicità di nudo)

3) Cercare di avere contatti con rappresentati di istituto delle scuole superiori per andare a parlare della violenza sulle donne coi ragazzi (es. in assemblea di istituto)


4) Proposta di adesione come Rete delle Donne alla manifestazione di Facciamo Breccia del Sabato 10 febbraio 2007 a Roma: “No Vat! Più autodeterminazione, meno Vaticano”. Perché ognuna di noi come singola può scegliere di essere credente o meno. Ma tutte noi, come femministe, possiamo accettare l’ingerenza vaticana sui nostri corpi e sulle nostre vite di donne?
http://www.facciamobreccia.org/


5) Sostegno al Collettivo Femminista Universitario nella richiesta di attivazione presso l’Alma Mater Studiorum di un Corso di Laurea in Studi di Genere.

6) Sostegno a Comunicattive e Sexyshock nella ristampa e diffusione della campagna “Sicura che basti?” lanciata col progetto Macho Free Zone.
- Realizzazione di interviste per strada
- Attacchinaggio/distribuzione di materiale nei quartieri
- Aperitivo/banchetto per dare ancora più voce al progetto


Nessuno dei punti qui elencati costituisce una decisione già presa. Sono tutte proposte che speriamo di poter discutere ancora più approfonditamente tra di noi e nella prossima riunione col resto della Rete delle Donne.

DONNE AFGHANE


Maria ha segnalato l'articolo che segue pochi giorni fa con una mail alla mailing list. Da quel momento la riflessione sulla condizione delle donne afghane ha coinvolto tutte, anche grazie a quelle donne che da anni lavorano sul campo, come Piera che è stata a fianco delle donne profughe in Afghanistan per lungo tempo e che ci ha parlato dell'Associazione Rivoluzionaria delle Donne Afghane (RAWA).

Luki ha inviato due documenti importanti: l'intervento di Malalai Joya, deputata afghana, sulla situazione delle donne nel paese e il Comunicato di RAWA in occasione della Giornata Internazionale per iDiritti Umani, 10 dicembre 2006.
Barbara invita tutte a prendere visione del sito e dell'intervento, in particolare la sezione "come aiutarci".


L'ultima esecuzione: due uccise perché non avevano abbandonato le lezioni. In pochi mesi bruciate decine di scuole frequentate dalle bambine afgane.
Afghanistan: l'eccidio delle insegnanticinquanta uccise nell'ultimo anno
di GAIA GIULIANI
Afghanistan: l'eccidio delle insegnanticinquanta uccise nell'ultimo anno"



Cinque persone della stessa famiglia sono state uccise due giorni fa, a colpi di arma da fuoco, nella loro casa nell'Afghanistan orientale. Due lavoravano come insegnanti. Entrambe erano donne. Un reato gravissimo quando i talebani erano al governo. Ma forse lo è ancora. Da mesi il presidente Karzai fa pressioni sul governo affinché venga ripristinato il Dipartimento per la prevenzione del vizio e la promozione della virtù, creatura del passato regime che il nuovo vorrebbe riesumare. E che ha già ottenuto larghi consensi e l'approvazione da parte del gabinetto di Karzai. Nella sua opera di supervisione e correzione dei costumi il Dipartimento poteva comminare pene come la lapidazione per donne sfiorate dal sospetto di adulterio, frustate in pubblico per quelle che avessero mostrato le caviglie, punizioni corporali per chi portava i tacchi - fanno rumore e l'arrivo della donna deve passare inosservato - ma anche il taglio delle dita se trovate con le unghie laccate. Esempio questo citato anche da Cherie Blair all'indomani del 7 ottobre 2001, in un incontro organizzato a Downing Street con una rappresentanza femminile dell'Afghanistan. Anche il veto di svolgere lavori al di fuori di quelli casalinghi, e la proibizione tassativa di ogni tipo di istruzione era un suo diktat.
Un passo indietro il ritorno del Dipartimento, un passo avanti per frenare la corruzione morale del momento secondo le frange fondamentaliste. Perché l'Afghanistan è dilaniato dalle contraddizioni: nella provincia del Kandahar, al confine col Pakistan delle madrasse talebane, e dove germogliò il movimento taliban, il commercio di oppio e di alcol ha raggiunto picchi inaspettati, idem per quanto riguarda la pornografia. La reazione degli ultratradizionalisti è feroce. Hanno ricominciato a bruciare le scuole dove studiano le ragazze, ammazzando sotto gli occhi degli studenti gli insegnati che impartiscono lezioni alle donne. Secondo un dato rilevato dall'agenzia Reuters alla fine di novembre, quasi 100 donne del Kandahar avrebbero tentato il suicidio - dandosi fuoco o ingerendo veleno - nel corso degli ultimi otto mesi. L'omicidio delle due insegnanti si inserisce in questa recrudescenza fondamentalista. Tra il 2005 e il 2006 circa cinquanta insegnanti donne sono state uccise da sicari legati ad ambienti talebani. In un rapporto stilato da Human Right Watch un paio di mesi fa, si legge che gli attacchi incendiari alle scuole sarebbero in netto aumento in tutto il paese, terrorizzando le famiglie che preferiscono tenere i figli a casa. Le conseguenze, sempre secondo Hrw, sono che la maggior parte delle bambine che avrebbero accesso alla scuola primaria non viene iscritta, mentre solo il 5% delle adolescenti frequenta le superiori. Secondo uno studio dell'Unifem, il fondo delle Nazioni Unite dedicato allo sviluppo femminile nel mondo, il 65% delle vedove di Kabul vede nel suicidio l'unico mezzo per sottrarsi alla repressione maschile nell'Afghanistan post talebana. Lo stesso documento ha rilevato come la maggior parte delle afgane siano vittime di violenze sessuali, violenze inaspritesi nel corso degli ultimi cinque anni. Una voce contro gli abusi, contro i finanziamenti americani alle madrasse, foraggiate per controbilanciare l'ingerenza sovietica nel paese, era quella di Meena che nel '77, a vent'anni, creò il Rawa (Revolutionary Association of the Women of Afghanistan), il primo movimento a difesa dei diritti delle donne. La ammazzarono dieci anni dopo, dopo che era riuscita a fondare scuole in cui era ammessa la presenza femminile e centri di accoglienza. La sua associazione si batte ancora per il riconoscimento delle pari opportunità ma, lamentano le sue discepole, è ancora impossibile aprire una sede del Rawa anche solo a Kabul, la capitale "libera" dalle strettoie integraliste in cui le donne possono lasciare a casa il velo a differenza di quanto accade nei villaggi o al sud. E' stata Rawa a diffondere il filmato dell'uccisione di Zarmeena, la donna afgana ammazzata con un colpo di kalashnikov all'interno di uno stadio mentre i sette figli guardavano l'esecuzione dagli spalti. In una sua poesia Meena, che aveva lasciato l'università per la causa in un periodo in cui le donne potevano ancora frequentarla, si definiva "la donna che si è svegliata, la donna risorta e divenuta tempesta fra le ceneri dei miei figli bruciati". Time Asia l'ha inclusa tra i 60 eroi storici scelti per festeggiare il suo sessantesimo anno di vita insieme al Mahtma Gandhi, al Dalai Lama e a Madre Teresa di Calcutta, ma la sua bufera è ancora sospesa sul cielo dell'Afghanistan liberato dai talebani.

LE RAGAZZE DELLA RETE SI INCONTRANO

(Questo è il commento di Eugenia, molto chiaro, sull'iniziativa)

"Da parte di chi ha organizzato questo incontro c'è la volontà di discutere delle forme, dei modi, dell'impegno della "nostra generazione", di cercare di portare possibilmente nuove persone e nuova linfa alla Rete e di cercare di capire i motivi del disimpegno delle ragazze/donne che conosciamo.
A volte capita che alcune ragazze giovani molto impegnate col femminismo nella loro quotidianità, rimangano spaventate da dinamiche espressiveimpegnative che magari risultano difficili da gestire per chi non è abituato a fare politica da parecchio tempo e con queste modalità. D'altra parte molto spesso io mi sento personalmente estremamente vicina come pensiero e come modi di agire a donne della Rete che sono anagraficamente piuttosto distanti da me. Da sempre penso che la differenza di età tra le persone fornisca uno scambio di esperienza in più e non un motivo di allontanamento.

Per concludere, l'idea che sta alla base di questo incontro non è un ammutinamento interno o la volontà di dividerci ulteriormente in gruppi ma, al contrario, quella di porsi nuove domande e poi discuterne insieme, di cercare di essere di più e magari meglio organizzate, di uscirne più coese e di nonescludere qualcuna.

Prospettive sulla libertà

Il 25 Novembre 2006, Giornata Internazionale contro la Violenza alle Donne, si è tenuta a Bologna una grande manifestazione organizzata dalla RETE delle DONNE di Bologna: Libere dalla violenza,
Libere di scegliere.
Alle 15.00 siamo partite in 4000 dalla Stazione di Bologna per arrivare in Piazza Nettuno, dove, dal palco, si sono susseguiti interventi politici e artistici per quasi 3 ore! Poi la Notte è stata delle Donne, decine di iniziative sparse per la città hanno animato la lunga notte bolognese.
A parte la semplice descrizione del grande evento bolognese, la riflessione sulla violenza non si è conclusa quel giorno, tutte noi stiamo continuando ad incontrarci per continuare la lotta sia dal punto di vista culturale, sia dal punto di vista politico.

L'analisi è ora volta alle modalità di contrattazione delle associazioni femminili, in particolare del Centro Antiviolenza bolognese (Casa delle Donne per non subire violenza), che ogni anno si trova a dover lottare per i propri finanziamenti, perchè considerata dal "palazzo" un'associazione al pari di qualsiasi altra e non come un essenziale servizio delle e per le donne. Questo atteggiamento di sufficienza deve finire perchè la libertà delle donne nella nostra città passa necessariamente dalla libertà di operare di questa associazione.

Un tema fondamentale è anche la nuova Legge sulla violenza di genere che il governo è in procinto di preparare. Noi crediamo che questa legge vada concertata con le donne e che il modello da seguire sia la Legge spagnola contro la Violenza di Genere del 2004. Vi invitiamo a seguire il link e leggerla interamente, perchè l'informazione è necessaria per perseguire una lotta comune e significativa.

Invitiamo tutte e tutti a discutere con noi, se non partecipando attivamente agli incontri, lasciando un commento a questo post.

OSSERVATORIO DELLE DONNE SULLA SALUTE