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Ci vediamo in Via San Felice 24 martedì 27/05/2008 alle 19.00 per l'assemblea della rete delle donne...e alle 21.00 ad Atlantide (Porta Santo Stefano) per discutere dell'assemblea nazionale FLAT!


A proposito... abbiamo fissato due giorni certi per le assemblee: il secondo giovedì del mese e il quarto martedì sempre alle 19.00!

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Precarie del mondo unitevi...e chiedete a Pier Silvio di sposarvi!


Precarie dal "lodevole sorriso"chiedono la mano di Pier Silvio

ROMA - Stavolta Silvio l'ha fatta grossa. Ma così grossa che potrebbe costringere il primogenito Pier Silvio a passare le prossime settimane a smistare richieste di matrimonio e/o richieste di assegni di mantenimento. C'è un esercito di precari e precarie infatti che ha deciso di prendere in parola i consigli del Cavaliere. Ed avendo tutti i requisiti richiesti, dalla condizione di co.co.pro a quella di un sorriso dolce, rassicurante e magnetico, chiedono di sposarlo. O, in alternativa, di essere da lui mantenuti.

SCARICA L'ISTANZA DI MATRIMONIO.pdf


Stavolta il Cavaliere non può certo lamentarsi di mancanza di ironia e assenza di humour. Capirà, ad esempio, che la condizione di precario aiuta ad allenare l'ingegno e a sfruttare ogni minimo appiglio che può sbucare fuori all'improvviso nella fluida e incerta vita da precario. Un appiglio come una dichiarazione del candidato premier pronunciata in diretta tivù. Silvio ha suggerito alla giovane (che intanto ha candidato al Comune di Roma) che la soluzione dei suoi problemi di lavoratrice co.co.pro e part time è sposare un milionario? O il figlio di Berlusconi? Detto. Fatto.

"Così - racconta l'autrice dell'istanza - l'altro giorno mentre stavamo compilando 581 domande di stabilizzazione di altrettanti precari del ministero dell'Ambiente e dell'Apat abbiamo pensato di utilizzare più o meno lo stesso schema per le domande di matrimonio". L'idea è genialmente semplice. Ha la forma di un foglio di carta A4, la dicitura "raccomandata" ed è, nè più nè meno, che una istanza di matrimonio. Comincia così: "Oggetto: istanza di matrimonio ai sensi delle dichiarazioni del candidato premier del Pdl Silvio Berlusconi nel corso del programma Punto di vista del Tg2 del 13 marzo 2008".

Segue un modulo da riempire con nome e cognome, dati anagrafici, codice fiscale e la citazione integrale di quello che il Cavaliere ha detto in tivù alla giovane che gli chiedeva soluzioni per la sua vita co.co.pro: "Io, da padre, le consiglio di cercare di sposare il figlio di Berlusconi o qualcun altro del genere; e credo che, con il suo sorriso, se lo può certamente permettere". A parte la consecutio dei tempi - forse era meglio un futuro invece dell'indicativo - la dichiarazione di Berlusconi, accompagnata a sua volta dal di lui da sorriso rassicurante, non fa una piega. E non lascia spazio a dubbi.

Quindi, si legge nell'istanza, "essendo il sottoscritto o sottoscritta in possesso dei requisiti (sottolineato ndr) previsti dalle suddette dichiarazioni (precari e lodevole sorriso) chiede di potersi sposare con Lei (sic)". Non c'è fretta, ovviamente. Il Cavaliere, o qualcuno dei suoi figli, Pier Silvio ma anche il più giovane Luigi e poi chissà, anche i nipoti, possono prendersi tutto il tempo che vogliono. In attesa della cerimonia infatti, i precari dal bel sorriso chiedono "di poter essere mantenuto/a con adeguato assegno di mantentimento".

A proposito del sorriso va segnalato che i precari titolari della richiesta di matrimonio precisano in un "nota bene" che "il lodevole sorriso è un requisito acquisito a seguito dei ripetuti colloqui per i rinnovi dei contratti". Insomma, caso mai il Cavaliere non lo sapesse, questi ragazzi, molti trentenni, hanno imparato a sorridere per non piangere e per distrarre il capo del personale di turno, quello che fa i colloqui, dalla monta di rabbia, speranza e disperazione che sale dal loro stomaco su fino al volto ad ogni incontro per cercare lavoro. Allegato all'istanza c'è la foto "attestante il lodevole sorriso" di cui sopra e la dichiarazione, sorta di liberatoria, che assicura che "nessuna altra analoga istanza è stata inviata ad altro milionario". L'indirizzo è in alto a destra sul foglio: "A Pier Silvio Berlusconi-vicepresidente Mediaset-viale Europa 46, 20093 Cologno Monzese- Milano".

Da Repubblica.it

(14 marzo 2008)

BOICOTTA CHI DECIDE PER TE - incontro pubblico

BOICOTTA CHI DECIDE PER TE

FUORI I NOSTRI CORPI DAL NOSTRO CONTROLLO

INVITO AD UN INCONTRO PUBBLICO
MARTEDI 18 MARZO ORE 21
CS TPO

Questa mattina abbiamo appreso dai giornali che sono diciassette le denunce arrivate in seguito all’azione pubblica di venerdì pomeriggio 7 marzo. Le accuse che ci vengono mosse sono di interruzione di servizio di pubblica necessità, danneggiamento e imbrattamento, per il semplice fatto di aver denunciato la farmacia S. Antonio di via Massarenti, che si rifiuta di vendere la pillola del giorno dopo, contraccettivo d’emergenza, incorrendo nel reato di rifiuto d’atti d’ufficio (art. 38 del R.D. 30 settembre 1938, n. 1702).
Abbiamo sanzionato – riversando due sacchi di palline di polistirolo all’ingresso dell’esercizio e distribuendo materiale informativo – quella che per noi è una sovradeterminazione che si gioca sulla nostra volontà di decidere sui nostri corpi e sulle nostre forme di vita.
Eravamo lì per ribadire che non tolleriamo che medici, preti e politici si arroghino il diritto di decidere per noi. E che non riconosciamo a queste categorie lo status di obiettori, quando il loro vero ruolo è quello di meri controllori di un ordine in cui non ci riconosciamo.

Le reazioni spropositate di curia, media ed esponenti di partiti di centro destra seguite repentinamente all’azione di venerdì rivelano che forse abbiamo toccato un nervo scoperto: la farmacia non è un luogo neutro, bensì un luogo centrale attraverso il quale si esprime sul territorio l'onnipresenza della cura medica nella cultura occidentale, ma è anche un vero e proprio dispositivo di potere con un compito ben preciso: far circolare pratiche di controllo e disciplina attraverso il corpo sociale.
L’accanimento con cui ci perseguono, nonostante l’evidenza dei fatti smentisca le accuse, sta ad indicare che il percorso di disvelamento intrapreso mette in luce che quello in atto non è solo un attacco da parte delle autorità ecclesiastiche, ma anche un preciso tentativo di alcune potenti autorità non elettive di misurare sui nostri corpi il peso della propria influenza su questa campagna elettorale. Così come riconosciamo dietro l’isterica reazione del farmacista una potente comunità epistemica dai toni neo\teocons. Non a caso sui giornali del 12 marzo la FOFI (Federazione ordine farmacisti italiani) dichiarava l’intenzione di riscrivere un testo di legge che tuteli il diritto all’obiezione anche per i farmacisti: di fatto le connessioni scienza medica-formazione-dispositivi di potere sono oggi più strette che mai e trovano nel controllo dei corpi e della sessualità un loro prescelto terreno di scontro.
Non si tratta quindi solo di repressione ma anche di normazione. Non saranno infatti le diciassette denunce a fermare la nostra campagna: quello che ci preoccupa è come le pratiche di espressione che vanno al di là dei semplici movimenti di opinione siano immediatamente tacciate di terrorismo attraverso campagne mediatiche e simultaneamente vengano tradotte da parte della procura di Bologna in procedimenti giudiziari. Il fine è di isolare pratiche conflittuali quali la promozione di campagne pubbliche di boicottaggio, capaci di consegnare a tutti la possibilità di riprodurre quotidianamente comportamenti di dissenso.
E tutto questo avviene in uno specifico momento politico sia nazionale che cittadino: un momento caratterizzato da una parte da una campagna elettorale che più farnetica sul diritto alla vita più omette le soggettività e i corpi reali, i quali autonomamente esprimono protagonismo e radicalità; e dalla stigmatizzazione di quelle soggettività che a Bologna esprimono e praticano conflitto su questi terreni

Per tutte queste ragioni oggi ci vogliono zittire.
E per tutte queste ragioni invitiamo tutte e tutti a partecipare ad un incontro pubblico Martedì 18 marzo alle ore 21 al cs Tpo.

Come Alice che inseguiva il bianconiglio noi abbiamo seguito i nostri desideri e ci siamo ritrovate/i in un deserto popolatissimo: da una parte le nostre “macchine” desideranti, dall’altro gli apparati di cattura e di trascrizione di normazione e controllo.
Li abbiamo scoperti nel momento stesso in cui provavano a nascondersi.

Di fronte a questo ennesimo tentativo di normarci “adesso ridiamo con la risata di chi gli ordini li ignora”.

Guai a chi ci tocca - Tpo

Denunciate le attiviste dopo l’azione alla Farmacia S. Antonio

Da Global Project Bologna - Martedì 11 marzo 2008

Diciassette persone sono state denunciate per interruzione di pubblico servizio, danneggiamento e imbrattamento dopo l’iniziativa di denuncia pubblica di venerdì 7 marzo alla Farmacia San Antonio di via Massarenti a Bologna che non vende la pillola del giorno dopo.

Un cinquantina di attiviste/i avevano lanciato una campagna di boicottaggio alle farmacie che non vendono il contraccettivo di emergenza con un’azione simbolica: lanciando polistirolo a forma di pillola, esponendo uno striscione, volantinando e attaccando adesivi sulla vetrata della farmacia. Il responsabile della farmacia aveva reagito in modo molto violento, insultando, aggredendo una delle militanti e cercando di stapparle il megafono, salvo poi denunciare i manifestanti stessi.

Il fatto in questi giorni sta scatenando un clima di tensione a cui ha contribuito il tono di condanna usato dalla Curia Bolognese, che domenica dalle pagine di Bologna Sette, settimanale diocesano supplemento del quotidiano Avvenire, ha accusato le manifestanti di essere delle violente e di voler fare “Strategia del terrore”. “Se gli occupanti vogliono fare del loro corpo quello che più gli piace facciano pure – scrive l’organo della Diocesi di Bologna - ma non pretendano di ottenere con la violenza e simili manifestazioni la cooperazione di chi sulla base di dati medico-scientifici e professionali è profondamente contrario: se così fosse violenterebbero la libertà personale e professionale di coloro che esercitano un servizio sanitario”.

Sui fatti è intervenuto anche il presidente dell’ordine dei farmacisti Franco Cantagalli che ha ribadito: niente obiezione sulla “pillola del giorno dopo” e si è richiamato a una circolare emessa a novembre che avvisava i farmacisti di poter incorrere in “omissione o rifiuto di atti d’ufficio” nel caso non vendessero il contraccettivo d’emergenza.

Guarda il contributo video dell’iniziativa

Obiezione di coscienza...un po' d'ordine...

Di seguito riportiamo l'articolo 9 delle che riguarda l'obiezione di coscienza.
La Legge è naturalmente la L194/78 ovvero...
Norme per la tutela sociale della maternità e sull'interruzione volontaria della gravidanza.
Ancora inapplicata in vari articoli: non è stato attivato per effettuare IVG alcun ambulatorio appositamente attrezzato funzionalmente collegato all'ospedale, dopo la settimana di riflessione l'intervento urgente può essere programmato a distanza di 4 settimane, non è stata introdotta in Italia alcuna tecnica innovativa, compreso l'aborto farmacologico. I consultori familiari, preposti alla vengono progressivamente "disattivati" (da 3000 a 2000 dal 1994 ad oggi).

Articolo 9

Il personale sanitario ed esercente le attività ausiliarie non è tenuto a prendere parte alle procedure di cui agli articoli 5 e 7 (gli articoli riguardano le procedure per l’IVG - NdR) ed agli interventi per l'interruzione della gravidanza quando sollevi obiezione di coscienza, con preventiva dichiarazione. La dichiarazione dell'obiettore deve essere comunicata al medico provinciale e, nel caso di personale dipendente dello ospedale o dalla casa di cura, anche al direttore sanitario, entro un mese dall'entrata in vigore della presente legge o dal conseguimento della abilitazione o dall'assunzione presso un ente tenuto a fornire prestazioni dirette alla interruzione della gravidanza o dalla stipulazione di una convenzione con enti previdenziali che comporti l'esecuzione di tali prestazioni. L'obiezione può sempre essere revocata o venire proposta anche al di fuori dei termini di cui al precedente comma, ma in tale caso la dichiarazione produce effetto dopo un mese dalla sua presentazione al medico provinciale. L'obiezione di coscienza esonera il personale sanitario ed esercente le attività ausiliarie dal compimento delle procedure e delle attività specificamente e necessariamente dirette a determinare l'interruzione della gravidanza, e non dall'assistenza antecedente e conseguente all'intervento. Gli enti ospedalieri e le case di cura autorizzate sono tenuti in ogni caso ad assicurare lo espletamento delle procedure previste dall'articolo 7 e l'effettuazione degli interventi di interruzione della gravidanza richiesti secondo le modalità previste dagli articoli 5, 7 e 8. La regione ne controlla e garantisce l'attuazione anche attraverso la mobilità del personale. L'obiezione di coscienza non può essere invocata dal personale sanitario, ed esercente le attività ausiliarie quando, data la particolarità delle circostanze, il loro personale intervento è indispensabile per salvare la vita della donna in imminente pericolo. L'obiezione di coscienza si intende revocata, con effetto, immediato, se chi l'ha sollevata prende parte a procedure o a interventi per l'interruzione della gravidanza previsti dalla presente legge, al di fuori dei casi di cui al comma precedente.


>> E' chiaro alla lettura che questo articolo non viene rispettato da medici, infermieri che obiettano. Perchè se è vero che "l'obiezione di coscienza esonera il personale sanitario ed esercente le attività ausiliarie dal compimento(...) delle attività specificamente e necessariamente dirette a determinare l'interruzione della gravidanza, e non dall'assistenza antecedente e conseguente all'intervento", è altrettanto vero che molt* si rifiutano di:

1) preparare le donne all'intervento e di prendersene cura alla fine dell'intervento. Ci sono casi in cui donne non sono state assistite al termine dell'intervento e si sono viste rifiutare l'aiuto fino all'arrivo del non-obiettore (infermiere o medico).

2) prescrivere la Pillola del giorno dopo (generalmente il farmaco prescritto è il Lavonelle, attenzione a distinguerlo dalla RU486 che è invece un farmaco abortivo commercializzato nel resto d'Europa e che evita l'intervento chirurgico alle donne). Ora, questo è un metodo contraccettivo d'emergenza e perciò non è regolato dalla L.194. L'obiezione riguardo alla prescrizione della pillola del giorno dopo E' ILLEGALE e VA DENUNCIATA alle autorità di competenza (tutte le info su come denunciare qui).

In questo senso hanno agito le compagne del TPO con la loro dimostrazione contro la Farmacia Sant'Antonio , subendo poi ben 17 denunce.

>> Inoltre se è vero che "gli enti ospedalieri e le case di cura autorizzate sono tenuti in ogni caso ad assicurare lo espletamento delle procedure previste dall'articolo 7 e l'effettuazione degli interventi di interruzione della gravidanza richiesti secondo le modalità previste dagli articoli 5, 7 e 8 e la regione ne controlla e garantisce l'attuazione anche attraverso la mobilità del personale"
è altrettanto vero che questo non avviene e le regioni non controllano (nella maggior parte dei
casi) o non controllano abbastanza, l'espletamento effettivo della legge!!!


>> Per finire una mappa sulla presenza di obiettori in Italia (gentilmente offerta da Sommosse)





Donne di Parma aggredite l'8 Marzo!

Sabato 8 marzo, sul ponte di mezzo, la Rete, eterogenea ed autorganizzata, delle donne di Parma, ha indetto un presidio per la giornata della festa della donna. Il nostro intento non era quello di celebrare la giornata come semplice ricorrenza con le solite mimose, ma di rivedere la figura femminile all’interno della società e in relazione alla sua vita quotidiana. Ci riferiamo al modo in cui la donna sempre più frequentemente viene vista o come vittima di abusi sessuali o come carnefice della propria prole.

E in entrambi i casi il modo in cui le istituzioni rispondono si concretizza in un controllo sempre maggiore delle libertà individuali e collettive (attacco alla legge 194, proposta di microchip tascabili in collegamento diretto con la questura, telecamere).

Per condividere tali discorsi con tutta la città, ci siamo dirette verso piazza Garibaldi. Percorrendo via Mazzini siamo state accolte da militanti della Lega Nord che, “decorati” da celtiche e svastiche, ci hanno sarcasticamente applaudito, e poi insultato e minacciato con gesti volgari e intimidatori e, testuali parole: “venite qua, che vi violentiamo”, “troie”.

Ancora una volta alcuni organi della stampa cittadina pubblicano informazioni non rispondenti alla realtà, che fanno passare gli aggressori per vittime, ribaltando gli avvenimenti.

Chi regala violette alle donne per l’otto marzo e si dipinge come protettore per mezzo di ronde per la sicurezza è lo stesso che incita alla violenza sessista e all’intolleranza di qualsiasi genere.

Alcune fra le donne che hanno partecipato al presidio

Immagini e pensieri dalla manifestazione dell'8 Marzo: 4000 donne in Piazza!

Post in aggiornamento...

>> Foto

Per cominciare segnaliamo un album di foto bellissimo, lo trovate qui.

Poi le foto del TPO con comunicato...

Poi altre foto da Flickr


Poi una raccolta raccattata...





>> Rassegna(ta) Stampa




>> Video



Da Youtube:






Ami:


8 Marzo a Bologna...in rete!

La Rete delle donne di Bologna è un'aggregazione informale di donne diverse, singole, donne di associazioni di partiti e di sindacati. Ci siamo messe in "rete" da gennaio 2006. Il nostro lavoro ha posto le sue basi sul tema della difesa della L. 194 dagli attacchi che fin da allora hanno visto la risposta forte delle donne, in particolare con la manifestazione di Milano "Usciamo dal Silenzio". Questo è il tema su cui oggi ci ritroviamo sotto assedio, nella prospettiva di un'offensiva clericale contro la laicità dello stato. Ogni volta che si delinea una crisi nel nostro paese, il campo di battaglia diventa il corpo delle donne. Per capire la condizione attuale dei consultori, dell'IVG, della sperimentazione dell'RU484, delle leggi regionali dedicate allo status ontologico dei feti, abbiamo incontrato a Bologna varie realtà a livello nazionale in due occasioni particolari: "l'Assemblea delle Assemblee" e "Occorre il nostro benestare", ove abbiamo deciso di organizzare a livello nazionale una Conferenza sulla salute delle donne. Abbiamo inoltre aderito alla campagna “Obiettiamo gli Obiettori”, con l’intento di rendere i servizi sanitari più accessibili per le donne che ricorrono all’aborto e alla contraccezione d’emergenza. Sulla salute, ma del pianeta intero, abbiamo organizzato un incontro internazionale sull'ecofemminismo in cui ci siamo confrontate sulle possibilità di esperienze ecocompatibili come gli orti urbani.

La nostra lotta si pone principalmente sul fronte della violenza di genere, e abbiamo organizzato e partecipato a diversi e importanti presidi davanti al tribunale di Bologna in sostegno a donne e ragazze che hanno denunciato, fino alla realizzazione di una grande e bellissima manifestazione, “Libere dalla violenza libere di scegliere” che ha coinvolto 4000 donne a Bologna il 25/11/2006, giornata mondiale contro la violenza sulle donne. La lotta alla violenza ci ha portate al Parco di Villa Spada, di notte, con un'iniziativa suggestiva e partecipata di sensibilizzazione. E ci ha permesso di organizzare 5 bus per la manifestazione nazionale contro la violenza maschile sulle donne a Roma il 24/11/2007!

La riflessione sulla partecipazione femminile alla politica cittadina è stata il centro di alcune assemblee pubbliche, riflessione che ci ha infine portato, anche attraverso un ciclo di seminari autogestiti, alla definizione di una priorità nello strumento del bilancio di genere, tema sul quale ci siamo confrontate con l'amministrazione comunale, ottenendo un riconoscimento politico attraverso l’inclusione di voci gender-oriented nell’ultimo Bilancio Comunale.

Abbiamo organizzato per l’8 Marzo 2008 una manifestazione per l’autodeterminazione femminile.

Cosa significa oggi?

Significa libertà di scegliere della propria vita e del proprio corpo, libertà dalla violenza in tutte le sue forme, possibilità di costruirsi una vita conforme ai propri desideri.

Riteniamo che la violenza si esprima oggi in modo particolarmente strumentale e a fini elettorali (perciò una violenza legittimata e reclamizzata) negli attacchi alla Legge 194, attacchi alla libertà delle donne di compiere scelte responsabili sul proprio stesso corpo. Attacchi che si trasformano in stigmatizzazioni, che finiscono per gridare alle donne “assassine”, attacchi che provengono da persone, da uomini che condannano anche l’uso di anticoncezionali come la pillola del giorno dopo o la pillola contraccettiva. Condannano l’uso del preservativo e da anni fanno si che l’accessibilità alla contraccezione sia difficile, lottano affinché il prezzo degli stessi resti tra i più alti d’europa condannando le donne più povere a gravidanze indesiderate e aborti indesiderati. Queste forme di integralismo negano la possibilità di commercializzazione della RU486, lasciandoci in una condizione di illibertà rispetto al resto d’Europa. Lottiamo contro chi nega la libertà di ottenere un servizio sanitario laico. Le donne devono poter espletare i loro diritti in pieno, la Legge 194 garantisce la presenza costante di un medico non obiettore a fianco dell’obiettore di coscienza, ma questo non avviene nella maggior parte dei casi. Siamo contro le politiche volte a depotenziare i consultori economicamente e culturalmente. Noi vogliamo rilanciare questi luoghi, che sono stati così utili a tante di noi, come spazi di sapere e di salute, come luoghi di autonomia delle scelte delle donne sulla propria salute. Non vogliamo l’invasione dei movimenti per la vita che interpretano l’invito scritto sulla L.194 alla prevenzione come un dovere alla dissuasione, mentre noi tutte sappiamo bene che prevenzione significa contraccezione! Ma significa soprattutto educazione alla sessualità libera e consapevole nelle scuole.

La libertà di scegliere significa libertà dalla violenza economica, dalla dipendenza verso uomini che vengono premiati economicamente più delle donne solo perché concedono il proprio tempo al lavoro e non al lavoro di cura, che ancora grava interamente sulle spalle delle donne. Le competenze delle donne nella nostra società sono sottovalutate, nonostante ogni anno vi siano più laureate che laureati, e vengono sistematicamente denigrate quando si gioca anche sul nostro corpo, con licenziamenti o non assunzioni per possibili maternità. La precarietà colpisce soprattutto le donne, la povertà colpisce soprattutto le donne nel nostro paese come in tutto il resto del mondo, noi questo vogliamo ricordarlo a tutt*, oggi che veniamo ascoltate perché è l’otto marzo. Ma pretendiamo l’ascolto per tutti i giorni dell’anno perché noi lottiamo e lavoriamo tutti i giorni, nonostante le difficoltà del fare politica con tempi sempre più ristretti per la mole di lavoro sia in casa che fuori.

I nostri diritti non sono alla mercé di qualsivoglia partito politico, una società senza le donne non può dirsi tale.

Il diritto di essere libere non si ferma di fronte alle imposizioni cattoliche di modelli patriarcali, modelli in cui la donna vive come soggetto subordinato ed in cui uomini e donne vengono imprigionati dentro ruoli prestabiliti e coercitivi. Si chiama eteronormatività, la parola è difficile, ma significa non riconoscimento e anzi denigrazione di ogni forma di desiderio e sessualità fuori dalla norma eterosessuale.

Per questo e per il rispetto delle donne di tutte le culture e provenienze lottiamo contro ogni integralismo religioso, perché solo uno stato davvero laico può garantire un’esistenza libera alle persone, solo uno stato laico può garantire financo la libertà religiosa e di opinione. Uno Stato, le istituzioni tutte, non possono arrogarsi il diritto di decidere a tavolino cosa è o cosa non è naturale a questo mondo. L’esistenza è ciò che di più naturale esista, e non può prescindere dalla libertà di autodeterminarsi.

Questo è il senso della nostra manifestazione, che si terrà l’8 Marzo dalle ore 15.00 e da Piazza XX Settembre a Bologna.

Saremo tante, libere e consapevoli.

Rete delle donne di Bologna

La Rete delle donne denuncia le intimidazioni della polizia nei confronti delle donne di Bologna

Update:

Come Rete di donne esprimiamo lo sdegno per gli accadimenti del 1° marzo.
Non è concepibile il comportamento tenuto dalle forze dell'ordine contro donne e lesbiche che esprimevano legittimamente e pacificamente i loro diritti e le loro idee.
Non è ammissibile la sensazione di mancanza di sicurezza che è stata trasmessa proprio da chi è demandato istituzionalmente a garantirla. Non è sopportabile la mancanza di rispetto per le libertà e per i diritti delle donne in una democrazia che vuole definirsi tale. Non siamo disposte ad accettare abusi e intimidazioni e non tolleriamo l'atteggiamento arrogante, non lasciamo passare in silenzio nessuna prevaricazione.
Quello che è successo sabato scorso è un fatto gravissimo ed è ancora più grave che ad essere denunciate siano state le donne che manifestavano la loro solidarietà verso donne che denunciano le violenze, e con i metodi autoritari tenuti.
Questi avvenimenti sono le prime prove generali di controllo e repressione contro donne che in prima persona si spendono per tutte, politicamente impegnate?
Come queste donne fermate sabato, donne di un collettivo "QQQQQuelle che non ci stanno" che proprio a partire dal processo per cui avevano fatto il volantino, lottano contro la violenza maschile sulle donne. Noi non ci stiamo e non staremo a guardare e non rinunceremo alla lotta per sovvertire il sistema patriarcale dominante.



--> Ricordiamo a tutte il PRESIDIO che si terrà a
BOLOGNA il 4 MARZO 2008 in Piazza Trento Trieste alle 9:30 SOTTO IL TRIBUNALE PER IL PROCESSO A LUIGI MARAIA, aggressore di Mara.


Di seguito i fatti accaduti l'1/03/2008 a Bologna riportati dal comunicato stampa del coordinamento "Quelle che non ci stanno":

Alle ore 17 del 1 marzo ’08, in via delle Belle Arti tre compagne del coordinamento Quelle che non ci stanno, che denuncia da anni la violenza maschile sulle donne, promuovevano un presidio per il 4 marzo, sotto il tribunale, in solidarietà ad una donna che denunciò nel settembre del 2006 colui che aveva cercato di stuprarla, tre uomini in borghese senza qualificarsi come forze dell’ordine le avvicinavano chiedendo loro di mostrare i documenti d’identità . (Continua)

Leggi tutto il comunicato di Quelle che non ci stanno

Leggi il comunicato dell'UDI Nazionale del 2/03/2008

Leggi il comunicato di Controviolenzadonne.org

Leggi il comunicato del Collettivo Amazora