2007/06/29

COSI' LE HAN TUTTE!

Sexyshock e lemiecose.org presentano

COSI' LE HAN TUTTE!
Aperitivo con il marchese, red party ed altre cose di questo mondo

******************************************************************

Sabato 30 giugno alle 21
presso "LAMANIFATTURA. CULTURA FRESCA DI STAGIONE"
parco 11 settembre 2001 - area manifattura delle arti,
Bologna - (entrata via Riva di Reno)

"Semaforo rosso", "problemi idraulici", "le mie cose".. cosa non si inventa
per (non) dire mestruazioni!
Inauguriamo un nuovo ciclo e parliamone noi:

incontro con Raffaella Malaguti, autrice del libro "Le mie cose" (Bruno
Mondadori), prima storia italiana delle "femminil faccende" che getta uno
sguardo ironico ma scientifico sul ciclo, per alleggerirlo e donargli una
dignita' che lo inserisca a pieno titolo nella storia della donna, del
costume e dell'arte.

E non solo..
Partecipa al videobox di betty!!
Ti piacerebbe parlare di mestruazioni?
Non ne puoi piu' di avere ogni 28 giorni "ospiti", "cicli", "marchesi",
"flussi", "le tue cose", "le mie robe", "le zie di russia", "i traffici" ma
soprattutto di "essere indisposta"?
Non aspettavi l'ora di raccontare la versione non candeggiata della tua
storia con il "marchese"?
Sei pronta a lanciare sul mercato la ricetta per non far impazzire la
maionese "in quei giorni"?

Il 30 giugno e' l'occasione che fa per te!
Un'occasione per mettere le mani nei tabu', per parlare di corpi e di
immaginario.
Diamo spazio a tutto cio' che ogni donna (e ogni uomo) ha sempre voluto
sapere sulle mestruazioni ma non ha mai osato chiedere.


********************************************************************************

LaManifattura ospita Sexyshock orfano di Kreativa:

La serata era infatti in programma nella rassegna "Kreativa", organizzata
dall'associazione Jurta e patrocinata dal Quartiere San Vitale, inserita
nella programmazione del Bolognetti.

Sexyshock ha deciso di non partecipare alla rassegna in quanto ritiene
eccessiva la pressione politica esercitata sul Quartiere San Vitale e gli
organizzatori di "Kreativa", e piuttosto pesante il clima creatosi attorno
al quadriportico che da anni anima culturalmente le serate bolognesi.

Vogliamo, con questo gesto, esprimere pubblicamente la nostra solidarieta'
a CarniScelte. Ci appare chiaro che "sulla loro pelle" si stiano giocando
ben altre partite...


********************************************************************************

www.ecn.org/sexyshock
www.lemiecose.org

http://atelierbetty.noblogs.org

2007/06/25

Recombinant women - comunicato Arcilesbica

ARCILESBICA BOLOGNA:
“SENZA QUELL’OPERA NIENTE MOSTRA”
Non si possono accettare discriminazione e censura su una mostra che ha come scopo sostenere chi è discriminata


A proposito della mostra a sostegno della Linea Lesbica "Recombinant women", prevista dal 24 al 30 giugno presso il Quartiere Santo Stefano, ArciLesbica Bologna ribadisce la sua posizione.

A fronte della nostra volontà di allestire la mostra con tutte le opere selezionate dalle artiste, compresa l'incriminata "-10+10", il Quartiere ci ha risposto negativamente, ritirando il suo patrocinio e la possibilità di esporre al Baraccano.

Il Quartiere ci aveva chiesto di esporre ugualmente, senza l'opera di Migi Pecoraro, considerata “scomoda”, dopo lo scalpore suscitato in conferenza stampa. Sarebbe stato un paradosso etico accettare questo compromesso: non è ammissibile che una mostra d'arte organizzata per dare visibilità a un servizio contro la discriminazione e il disagio delle lesbiche, sia a suo volta oggetto di discriminazione e censura e, se possibile ancora peggio, li accetti passivamente.

È importante chiarire che durante l'organizzazione della mostra ci era stato chiesto di far visionare alcune opere delle pittrici che avevamo selezionato, a puro titolo di esempio; questo perché il Presidente e i consiglieri si potessero rendere conto del loro valore e delle loro modalità di espressione artistica.
La decisione del Quartiere Santo Stefano di ritirare il suo patrocinio si inserisce in un clima diffuso nella nostra città, per cui è difficile esprimersi liberamente su tante, troppe questioni.

A Bologna non c'è la serenità necessaria per affrontare tematiche che esprimono la diversità e manca la libertà per potersi esprimere senza essere considerate blasfeme e offensive.
La curia, che si sta progressivamente trasformando in ente politico, detta diktat precisi, a cui il mondo politico, in gran parte prono, non si sottrae. Sono lontani i tempi in cui l'allora sindaco Imbeni concesse - primo caso in Italia - al Circolo di cultura omosessuale 28 giugno lo spazio di Porta Saragozza. Nella difesa delle libertà e dei diritti civili, 25 anni fa Bologna era più all’avanguardia di oggi.

Non c’è alcuna offesa nell’opera tanto osteggiata, che non merita le parole che si sono sprecate sulla stampa. Questo, a meno di non voler deliberatamente censurare la libera espressione di un’artista laica. Artista che ha inteso manifestare la propria arte, la propria personale riflessione critica, in un paese e in una città che si dicono laici.
.
“Bologna è sempre stata nel panorama italiano una città-laboratorio, dove la sperimentazione sociale e la libera espressione di sé sono state storicamente considerate un arricchimento per tutte/i le/i cittadine/i” spiega Elisa Manici, vicepresidente di ArciLesbica Bologna.
“Anche se sempre più spesso le istituzioni non recepiscono più la vivacità della città come un fattore positivo, noi non retrocederemo di un passo dalla nostra posizione contro ogni forma di repressione a qualunque livello, contro la censura delle soggettività artistiche che propongono riflessioni critiche su elementi culturali massicciamente presenti nella nostra società, e che incidono sulle nostre esistenze, indipendentemente dal fatto che si sia credenti o meno”.

2007/06/23

BOLOGNA, AGGRESSIONE OMOFOBA

BOLOGNA. AGGRESSIONE OMOFOBA AI DANNI DI UNA COPPIA GAY DOPO IL COMIZIO DI
FORZA NUOVA DI IERI. I CARABINIERI PRESENTI NON INTERVENGONO.
"Frocio di merda mi fai schifo! questo uno degli insulti rivolti ai due
ragazzi abbracciati"

Nei pressi del Tribunale di Bologna, in Piazza San Domenico alle 00.30 di
venerdì 21 giugno, due gay che passeggiavano abbracciati, di ritorno dalla
manifestazione antifascista, sono stati aggrediti verbalmente da due
ragazzi, questi ultimi di ritorno dal comizio di Forza Nuova, che ha
interpretato e cercato di cavalcare le pulsioni più profonde, xenofobe e
omofobe, di questa città. Vestiti di nero, con fare minaccioso e violento, i
neofascisti li hanno apostrofati con queste frasi: "Frocio mi fai schifo!",
"Frocio di merda!", "Non sei di qui, tornatene da dove sei venuto!". E via i
calci.

Ecco, in poche parole, sintetizzata, la formula escludente, di rifiuto
dell'altro, di odio, di chiusura a cui Bologna si sta abituando. Un odio che
si alimenta e cresce ogni giorno, complici i messaggi gravissimi che
formazioni neofasciste (come Forza Nuova) come anche le degradanti
affermazioni di Vaticano e vescovi diffondono. Messaggi di rifiuto, volti a
isolare i corpi alieni, per esporli alla violenza.

Una violenza che anche ieri sera stava diventando fisica, con il calcio di
uno degli aggressori che solo la prontezza e la consapevolezza di Cesare e
Riccardo ha fermato, arginando così la tentata aggressione.

Indifferente la pattuglia di Carabinieri fermata immediatamente dagli
aggrediti, che alla richiesta di intervento ha risposto: "fate denuncia",
senza nemmeno identificare gli aggressori. Una pratica di copertura delle
frange più violente della destra che abbiamo già visto il 28 giugno 2006 a
Catania, dove la Questura permise ai neofascisti di Forza Nuova, armati di
spranghe e bastoni, di bloccare il corteo del Pride.

Però Cesare e Riccardo non sono due ragazzini spauriti ma adulti e
consapevoli. Tornavano dalla manifestazione antifascista e desiderante che,
con coraggio, ha sfidato il buon senso di Bologna, opponendo al suo attuale
impoverimento culturale e sociale la sfida di crescere, di farsi mondo, di
aprirsi alla diversità che la attraversa e costituisce.

La comunità lesbica, gay, trans, queer, i centri sociali, i percorsi di
migliaia di studenti e migranti, alimentano quotidianamente la ricchezza
sociale e culturale di Bologna, facendone una capitale internazionale e un
modello da imitare.

Pertanto denunceremo con forza episodi di odio omofonico e razzista come
quello di ieri sera, che molto spesso sono passati sotto silenzio o
derubricati a questioni di 'ordine pubblico' e non mancheremo di
controbattere al clima d'odio, di repressione e di censura fomentato ad arte
dalle gerarchie vaticane e dai loro epigoni locali.



Antagonismogay, Facciamo Breccia Bologna, Fuoricampo Lesbian Group, MIT
...e tutte le realtà che vorranno aderire, contribuendo anche alla diffussione del comunicato.

2007/06/20

"Ni coupables, ni victimes"

Sexyshock presenta:
"Ni coupables, ni victimes",
un videobox di Betty @ sexworkeurope

21 giugno 2007
ore 21.30

a “LaManifattura”
Cultura fresca di stagione
Parco 11 Settembre 2001
Via Riva Reno
Area Manifattura delle Arti

Bologna
Ingresso gratuito


Bruxelles, 15-17 ottobre 2005: lavoratori e
lavoratrici sessuali di tutta Europa si incontrano,
discutono, condividono, progettano, tessono reti.

L’occasione è la Conferenza europea su sex work,diritti umani, lavoro e
migrazione organizzata da
ICRSE International Committee on the Rights of Sex Workers in Europe: tre
giornate di riflessione
collettiva tra attiviste-i dell’industria del sesso e alleate-i del mondo
della politica e
dell’associazionismo con l’obiettivo comune di far emergere la voce di
quante-i lavorano nell’industria
del sesso, e in particolare di ridefinire il dibattito sul 'traffico di
donne' in termini di diritti al
lavoro e alla migrazione in Europa.
Uno dei risultati più forti del Manifesto approvato dall'assemblea di sex
workers: un documento che pone i problemi e i desideri delle lavoratrici e
dei lavoratori del sesso al centro del dibattito politico europeo per
sottrarli alle banalizzazioni, alle criminalizzazioni e al vittimismo.

"Ni coupables, ni victimes" è una conversazione a più voci che raccoglie
le parole di alcune delle
protagoniste e dei protagonisti di queste giornate e che restituisce le
complessità e le sfumature del mercato del sesso: le sfide e le sfighe di
essere sex worker in europa oggi, le politiche di repressione e le
strategie di resistenza che ognuna-o mette in atto per continuare a fare il
proprio lavoro, i propri
desideri e progetti per il futuro.

Special guests: Scarlot Harlot & Wonder Bra.

Ni coupables, ni victimes è stato realizzato da
Sexyshock in collaborazione con ICRSE – International
Committee on the Rights of Sex Workers in Europe.

www.ecn.org/sexyshock
www.sexworkeurope.com

2007/06/14

Iniziativa

Venerdì 15 giugno 2007, alle ore 19

Bar della Trattoria, via del Pratello 3/c, Bologna

Il bar della Trattoria e Radiocitta'fujiko vi invitano alla presentazione del libro:

LE RAGAZZE DI BENIN CITY - Melampo edizioni

Incontro con le autrici Laura Maragnani e Isoke Aikpitany

Isoke è arrivata in Italia a vent'anni. Le avevano promesso - come alle altre - un lavoro di commessa in un negozio. S'è ritrovata come le altre a vivere in schiavitù. Oggi, finalmente libera, racconta la vita, la tratta, i clienti, i sogni delle ragazze del marciapiede.


Laura Maragnani, giornalista di Panorama si occupa da sempre di diritti civili, emarginazione, minoranze. Attualmente vive a Roma.

Isoke Aikpitanyi è nata a Benin City e ha vissuto sulla sua pelle la schiavitù della tratta. Ora vive ad Aosta, dove sta creando la prima casa di accoglienza per le ragazze nigeriane di strada.

2007/06/12

Parole Chiave Assemblea delle Assemblee

Raffaella Lamberti Associazione Orlando Bologna

E’ importante conservare la memoria delle donne

Nascono nuovi modi di fare rete (FemCamp)

Nelle reti ci sono diversità feconde ma anche conflitti

Dal 14 gennaio 2006 sono nate molte reti-movimenti

Incontrarsi per capire cosa condividiamo, come rafforzare la nostra presenza

Lavorare su temi condivisi

Il tema di “Usciamo dal Silenzio” è stato la L 194 e gli attacchi che la legge sull’aborto e i consultori hanno subito

Problema dei femminicidi ha ora un rilievo politico


Lea Melandri

Tema delle unioni civili e riflessione sul concetto di famiglia – a Milano si sono legati al tema della rappresentanza

Rappresentanza: la soggettività politica delle donne e la presenza pubblica sono legate al movimento degli anni ’70

Contaminazione di percorsi diversi in Usciamo dal Silenzio (movimenti-donne delle istituzioni)

Corpo-sessualità-nascita-famiglia, oggi sono le materie prime del dibattito pubblico e delle politiche istituzionali

Le donne dei movimenti stabiliscono oggi rapporti continuativi con le rappresentanti politiche

Tema della rappresentanza-presenza ha accompagnato il movimento milanese nell’affrontare le tematiche del femminismo

Invenzione di pratiche politiche nuove che concilino femminismo storico e nuovi percorsi

50 & 50 in tutti i luoghi della decisione (UDI)

Problema: trovare le forze e il tempo per tenere insieme la lotta per la parità di rappresentanza e gli altri temi del femminismo

Partire dalla soggettività per affrontare un tema pubblico

La campagna dell’UDI si inserisce nel dibattito sulla crisi della politica nel nostro paese

Parlare oggi della presenza politica delle donne vuol dire ripensare la politica


Elena Del Grosso Rete delle Donne di Bologna

Tema dell’autonomia delle donne: entrare con un modo di pensare e agire diverso nella vita pubblica

Mettiamo insieme le nostre forze – “contaminazione delle culture” come meticciato che crea una cultura nuova

A Bologna il tema centrale è la libertà femminile (a partire dalla difesa della L.194, violenza misogina)

Il tema della violenza sulle donne è un nodo politico

Problema della visibilità politica delle donne

Nei momenti “bui” le donne sono presenti come soggetto politico forte

Tema del bilancio di genere … “i soldi delle donne”

Luoghi delle donne – come rapportarsi con le donne che agiscono in luoghi diversi da quelli del femminismo?

Rapporto con le donne delle istituzioni

Tema dell’autonomia delle donne nei movimenti e delle donne delle istituzioni

Come innovare i luoghi istituzionali?

Problema della presenza pubblica delle donne – siamo diventate la “questione femminile”

Il tema dei diritti è scomparso dall’agenda politica!

Rapporto con le donne migranti

Il rapporto coi mezzi di informazione (a Bologna le donne sono state strumentalizzate dalla stampa locale) – la stampa sta dimostrando incompetenza sulle tematiche femminili


Senato delle donne di Como

Problema dell’unilateralità della politica locale (elette 0.75%!!)

Quote rosa: non basta una rappresentanza femminile se non porta una rivoluzione culturale

L’iniziativa del “senato delle donne” coinvolge anche gli uomini

Promuovere una lista di sole donne

“Uguaglianza e libertà delle donne per una città giusta”

Importanza del patrimonio culturale femminile

L’assenza delle donne come esclusione progettata

Nuova progettualità – incontri con le donne “importanti” per la costruzione di un’ immagine di donna che pensa, agisce, lavora

Legge regionale Lombardia sulla sepoltura dei feti è un modo per colpevolizzare le donne e per limitarne la libertà di scelta


Coordinamento 194 Venezia

Proposta di legge veneta sulla presenza dei “movimenti per la vita” nei consultori e negli ospedali pubblici è stata fermata! Per ora..

Problema della disponibilità della “pillola del giorno dopo”

Problema della redistribuzione del reddito

Problema della precarietà per le donne – le maternità negate

Problema del tempo delle donne connessa alla qualità del lavoro e della retribuzione

Quote rosa nell’amministrazione pubblica attraverso i concorsi

Dobbiamo ritornare a lottare nelle piazze e nelle strade


Sandra Schiassi Rete delle Donne di Bologna

Soldi alle donne-bilancio di genere.

Tema della famiglia-informazione

Povertà che colpisce soprattutto le donne sole con figli

Differenza tra oggi e 30 anni fa: meno partecipazione, più lavoro, meno soldi

Ansia da produttività produce un problema:

le donne non parlano delle donne

Donna sola discriminata rispetto alla donna insieme ad un compagno


Annamaria Medri - Lucca “La città delle donne”

Il comitato lavora con le donne della Margherita, e partecipazione eterogenea della realtà femminile

Problema del servizio sul territorio, delle pari opportunità posti nell’ambito delle elezioni amministrative

Modalità di analisi attraverso 400 questionari sulla violenza contro le donne

Violenza contro le donne: problema del sommerso e costruzione dei consultori come luoghi di discussione, confronto, rete di relazioni

Programma elettorale locale ha fatto proprie le istanze femminili grazie ad un’alleanza tra le donne del comitato (di cui 4 elette)

Percorso di Lucca continua facendo del Comitato un’associazione


Anna Picciolini – Firenze “Libere tutte”

“Fare rete” come modello dell’agire politico

Tema della laicità – fecondazione assistita

“Libere tutte” fa parte di Facciamo Breccia

Rapporto tra generi è fondamentale nell’affrontare le nostre tematiche

Tema della sicurezza deve diventare nostro

ONDA – organizzazione che aveva come obiettivo un’incidenza sulla politica istituzionale

50&50: quote rosa, percentuali minime e democrazia paritaria sono cose diverse

Le donne vincono i concorsi perché sono preparate! Non ha senso parlare di quote nei concorsi

Per ogni donna che manca nelle posizioni importanti, c’è un uomo (stupido) in più!


Maria Grazia Campari – Usciamo dal Silenzio

50&50:

  • è una proposta di legge sintetica e chiara
  • le donne sono escluse dalla cittadinanza politica
  • Per portare avanti questa campagna dobbiamo cambiare le nostre pratiche (rapporto con le donne elette)
  • Donne dovrebbero essere portatrici di esperienze politiche non istituzionali
  • Modificare la qualità della politica per una diversa qualità di gestione della politica cittadina


Coordinam. Donne SPI CGIL Mara Nardini

Problema del lavoro di cura

Per i diritti delle donne (precarietà)

All’interno del sindacato ha acquisito importanza la modalità politica femminile (nell’ultimo congresso si è deciso per una rappresentanza paritaria dei generi)

Proposta UDI è differente dal tema “quote”, incontra interessi delle giovani donne che non credono nelle quote rosa ma sperano in una democrazia paritaria

Lottare per avere più servizi

Contro l’aumento dell’età pensionalbile

Lottare contro le basse pensioni delle donne

Lottare contro la precarietà

Questione laicità- famiglia: libertà delle donne di decidere riguardo al proprio corpo

Tentativo di togliere libertà alle scelte lavorative delle donne.

Agire e reagire a questo attacco con iniziative pubbliche. (da discutere)


Barbara Mazzotti: Rete delle donne BO

Caso: omicidio della donna incinta di Perugia.

Come partecipare???

Esame del DNA sul feto: dobbiamo opporci e fare sentire le donne unite.

Donne come parte civile nel processo di Perugia

Spot radiofonico in una radio locale emiliano romagnola dove si identifica l’aborto come crimine

Giornalisti incompetenti? Incontriamoli, parliamo con loro della percezione della notizia. Percorso di formazione

Essere di sinistra non è uguale ad essere femminista

Medici che si dicono obiettori di coscienza nel pubblico, mentre nel privato praticano l’aborto. Bisogna denunciarli

Essere visibili e presenti nelle situazioni particolari. Nel concreto. Partiamo da lì


Barbara Spinelli Giuriste Democratiche

Proposta dell’organizzazione per il riconoscimento del femminicidio come crimine contro l’umanità

Le associazioni che hanno nel loro statuto la difesa dei diritti delle donne possono istituirsi parte civile nei processi che riguardano la violenza alle donne!

Mobilitiamoci in massa contro le azioni di contrasto all’aborto che superano i limiti

Riprendiamoci la piazza


Raffaella Lamberti Associazione Orlando Bologna

Autonomia del movimento e di una soggettività politica che sia continuativa

Rapporti col sindacato, con le istituzioni ma pochi rapporti coi partiti

50&50: chi costruisce le élites politiche sono i partiti

Accedere alla rappresentanza per produrre cambiamenti

Non possiamo limitarci a firmare per il 50&50, dobbiamo pensare a un’agenda e a un patto con gli uomini

Temi di biopolitica e economia di vita sono primari nella discussione femminile

Uno dei problemi della politica è che la cerimonia è solo il voto, non ci si preoccupa nemmeno più del consenso

Dobbiamo creare un’agenda politica che contenga temi di giustizia globale

Pensare al tema della mondialità, della globalizzazione, dal punto di vista dell’etica pubblica


Gabriella Cappelletti Bologna

Tema dell’ambiente connesso con i temi della salute e della povertà

Rapporto donne-scienza

Ripensare il concetto di “cura” come cura dell’ambiente


Emma Baeri Catania

Problema per la democrazia paritaria è il linguaggio

Sulle questioni della violenza misogina, della laicità e dei diritti dobbiamo riaffermare delle parole d’ordine

Se la nostra competenza per il senso comune è quella di cura domestica, affermiamo di poterci prendere cura dell’amministrazione pubblica (sfidiamo il senso comune con i suoi stessi termini)

Cerchiamo linguaggio efficace, parole nuove per stabilire rapporto tra economia domestica e governo della città

Uguaglianza vs differenza: dallo stridore può nascere qualcosa

Comunicare con parole quotidiane, ma con alto valore simbolico, come le femministe hanno sempre fatto partendo dal personale per contaminare il pubblico

Rischio: tornare a fare una politica tradizionale; oggi questo rischio non c’è.

Dobbiamo imparare a contaminare anche la nostra cultura femminista senza avere paura di disperdersi nel rapporto con le istituzioni

In un’epoca in cui abbiamo già raggiunto un certo grado di emancipazione possiamo permetterci di richiedere una maggior tutela dei nostri spazi nell’interesse dell’intero Paese


Imma Barbarossa coordinamento Rifondazione

Piano istituzionale:

Coordinamento delle parlamentari di Rifondazione: hanno un rapporto con i movimenti delle donne, quelle donne di Rifondazione che abbracciano la causa delle donne

Le parlamentari di Rifondazione hanno fatto una conferenza stampa con le altre parlamentari a favore del 50 & 50

Rete femminista della Sinistra Europea: nata a Maggio ha aderito al 50 & 50

Piano culturale:

Ricollocare l’articolo 29 a livello storico (il concetto di famiglia)

Antitesi rispetto alle gerarchie ecclesiastiche sul concetto di famiglia ‘naturale’


Bianca Pomeranzi (Casa Internazionale Donne di Roma)

La situazione politica oggi è molto difficile per le donne di qualsiasi generazione

Femminismo oscillante rispetto alla presenza negli spazi pubblici: percorso ‘carsico’

50& 50: va bene, ma va inserito in un dibattito generale che serva a dire “50 & 50 perché?”

Le donne devono ricominciare da idee per una nuova politica

Le giovani donne oggi hanno a che fare con la cappa del patriarcato

Un nuovo slogan: 50 & 50 per la qualità della vita

Dobbiamo uscire dalle piccole oligarchie di partito

Proponiamo una grande manifestazione a Roma; la partita che si sta giocando è sulla pelle di tutte le donne

Andiamo in piazza? Ce la facciamo? Visibilità!

Idea di trasformazione politica

Non solo in Italia. Ma per questa volta partire nazionalmente


Beatrice Cristofoli Rete delle donne Bo

Tema dei modelli in cui si organizzano i movimenti politici

Qualcosa di diverso, un soggetto politico: quando un soggetto politico vuole interagire con le istituzioni queste chiedono che il soggetto politico diventi qualcosa di diverso (esempio Rete Bologna- Cofferati)

I movimenti devono snaturarsi per divenire presenza politica?

RETE: modello E dunque se modello perché abbandonarlo?


Adriana Nannicini- Usciamo dal silenzio MI

Hina a Brescia, abbandonata dallo stato e lasciata alla giustizia familiare

Tema della violenza: usciamo dal silenzio cerca il dialogo con la politica istituzionale

Ieri a Roma si è insediata la commisione Salute delle donne nel Ministero della salute: risultato di un anno di lavoro di donne che hanno a cuore una concezione della salute come diritto-perno della salute di tutti

Donne scienziate che si fanno rappresentanti di una domanda di intervento sulla salute delle donne

Vari gruppi di lavoro, anche sulla violenza contro le donne, aggiuntosi negli ultimi tempi

Conferenza sulla salute delle donne a fine anno

Non deve essere una commissione soltanto di esperte, ma luogo istituzionale pubblico


Patrizia Gubellini-Rete delle donne BO

Favorevole al 50 e 50 perché si alimenta il conflitto: per spezzare la complicità di un’ideologia dominante

Dove ci sono le donne nasce il conflitto

Scettica nei confronti della partecipazione delle donne nelle istituzioni.


Susanna Camusso-Usciamo dal Silenzio MI

50 e 50: proposta dirompente, cambia il punto di vista della rappresentazione della realtà

Tutela/Ordinamento

Tema della politica tra le donne in contrapposizione all’idea della politica per le donne, riconoscere il fatto che nell’insieme le donne esercitano la politica

Contraddizione: rapporto tra movimenti (come Usciamo dal Silenzio che così si definisce) e capacità di trasformare la scelta di essere movimento in progetto

50&50 come rilettura del significato della politica

Capacità di essere puntualmente presenti e capaci di mobilitare

Politica per la famiglia è pericolosa perché finirà per definire le politiche del lavoro e della distribuzione del reddito

Ragioniamo per una grande mobilitazione sul 50&50

Problema di come influire sulle decisioni che si prenderanno


Ileana Alesso Usciamo dal Silenzio

La condizione che stiamo vivendo: oppresse dalla chiesa (siamo un corpo che produce corpi) e dalla politica (siamo un corpo elettorale che produce voti)

Ostacolo: politica in connubio con la chiesa attraverso i partiti

A proposito del 50&50 c’è il richiamo all’art. 3 e all’art. 51della Cost., ma siamo state espropriate dell’art. 49, espropriazione della sovranità popolare da parte dei partiti e noi siamo quelle che più hanno subito questa espropriazione

Mobilitazione e manifestazione

Ricchezza della rete è che c’è la possibilità di attivare a breve la mobilitazione sul 50&50 e sugli argomenti affrontati


Bice Parodi Genova Usciamo dal Silenzio

A Genova si attiva un albo di registrazione per le coppie di fatto

A livello locale la sindaca ha creato un assessorato alle pari opportunità e diritti degli animali… assessorato alle “varie ed eventuali”??

E’ stata violata la privacy di minorenni che hanno abortito dalla stampa locale (“Secolo”)

Nel più grande ospedale di Genova (privato) non si praticano più aborti

Le donne a Genova cercano di essere sempre presenti ma non è facile concretizzare la protesta

Abbiamo dovuto diventare associazione per accedere ai finanziamenti


Raffaella Radi Usciamo dal Silenzio Ravenna

50&50: comincerà a breve un lavoro comune

Temi: consultori, raccolta di firme per chiedere al comune il registro delle unioni civili

Rapporto con le donne elette faticoso, per molte di loro è difficile prescindere dall’identità partitica

Consultori: obiezione di coscienza a Ravenna (provincia) è alta, minaccia l’applicazione della 194

Obiezione non è solo per IVG, ma anche sulla pillola del giorno dopo

Prestazioni del consultorio, tranne il percorso della gravidanza (l’unica ad essere salvaguardata tra le fasi della vita femminile) non sono più direttamente accessibili, ma tutte le visite si prenotano tramite il Cup

Il Cup considera le visite mediche di un quarto d’ora, tempo insufficiente

Asl voleva stilare un protocollo unico per l’IVG, sostituito da una brochure informativa dal titolo “Sono incinta, e adesso?” e che parla del valore sociale della maternità. Usciamo dal Silenzio di Ravenna ha fermato la distribuzione della brochure


Assunta Sarlo Usciamo dal Silenzio Milano

Parole ricorrenti: corpo, povertà, solitudine, violenza, maternità

Preparando la manifestazione del 14/01/2006 abbiamo parlato di libertà femminile, della vita delle donne

Quando parliamo di 50&50 parliamo di qualità dello spazio pubblico e dello spazio privato, nell’esperienza delle donne queste due dimensioni non possono essere scisse

Molte donne parlando del 50&50 hanno mostrato il timore di tralasciare gli altri temi. Ma questo tema è ancorato agli altri

Da Milano partirà un manifesto sul 50&50

C’è un degrado dello spazio pubblico e il nostro 50&50 non può non essere che qualità dello spazio politico

Linguaggio e comunicazione: ragionamento deve essere aperto anche alle domande più ingenue e deve essere nello spazio pubblico

A fine giugno 3 giorni (22,23,24 giugno) di spazio pubblico a Milano (violenza, donne migranti, lavoro, 50&50)

Parola chiave: “politica tra desiderio ed esperienza”


Cristina Pecchioli Usciamo dal Silenzio Milano

Questa assemblea è importante per capire quale percorso le reti stanno seguendo

Mancava da tempo una presa di parola comune e dirompente delle donne

Differenza “generazionale” sui temi femminili

Tema della precarietà è fondamentale

Difficile per un movimento costruire una pratica politica efficace: quale forma il movimento dovrà prendere?

Capacità per un movimento di “tenere insieme”

Bisogna mostrare il nesso tra politica e vita quotidiana

La campagna per la democrazia paritaria ha valore se è dirompente e radicale, deve scuotere la politica tradizionale

Le donne sono talvolta ostaggio del sesso dominante, oppure un “vaso di coccio” cioè troppo fragili


Jessica Ferrero Forum Donne e Politica Torino


Francesca Rossi - Usciamo dal Silenzio Milano

E’ molto delusa ultimamente da quello che fanno le donne: la sindaca dà un bonus per allattare tre mesi di più

Le esigenze delle donne(in questo caso le madri) sono altre; la sindaca, se pur donna, non coglie le esigenze vere delle donne. Non si affrontano radicalmente problemi di povertà e difficoltà di vita delle lavoratrici


Carmen – Usciamo dal silenzio Bolzano (mail)

Ingerenza delle gerarchie cattoliche nella vita quotidiana.

I politici si conformano ad un modello di società di tipo confessionale.

La laicità dello Stato è un bene prezioso sancito dalla Costituzione

La famiglia come ammortizzatore sociale contrapposta la famiglia come luogo degli affetti e della solidarietà.

Lo sbattezzo pubblico come forma di protesta per uscire dalla comunità cattolica


Anna Picciolini

Quando nella politica vengono aggiunti dei posti in più per le donne, vengono aggiunti anche più posti (aumento del numero dei Ministeri): quindi, alla luce di ciò, se chiediamo il 50 & 50 dobbiamo ragionare anche su una riduzione del 100, senza demagogia


Maria Grazia Campari

Art. 1 della L.40. La libertà autodispositiva della donna viene sanzionata e compressa: nulla del genere succede per il corpo maschile.

La qualità della cittadinanza della donna è offuscata

E’ giusto sottolineare il conflitto nei luoghi istituzionali e operare in una dialettica, ma ancora più importante è il conflitto con gli uomini per esserci.


Elena Del Grosso

Costo della politica

Se è vero che le nuove povertà sono femminili e che le nuove povertà partono dal lavoro, come possiamo pensare che le donne possano entrare nell’agenda politica, se i costi della politica sono alti?

Dobbiamo procurarci delle risorse per la partecipazione delle donne nella politica


Lea Melandri

Dobbiamo essere molto forti: facciamo una manifestazione in Autunno.

Non lasciamo che l’impolitico venga gestito dalle Destre o dall’assenza delle Sinistre.

Noi dobbiamo avere la forza di recuperare una forte autonomia nei luoghi della politica, perché noi abbiamo un nostro sapere.

Report Assemblea delle Assemblee

Il 9 giugno, da tutto il Paese, le donne si sono incontrate a Bologna. L’Assemblea delle Assemblee, indetta da Usciamo dal Silenzio ed accolta dalla Rete delle donne di Bologna, ha portato a tutte le presenti e, di riflesso, a tutte le Assemblee femminili e femministe cittadine, una grande forza. La forza del confronto e dell’accordo unanime sulla necessità di agire pratiche politiche comuni e risolutive. Quella forza che “mette radici” a partire dall’esperienza e dalle lotte locali e quotidiane, e che cresce guardando in alto, al futuro, e tutto intorno, alle donne. “Fare rete” è la modalità politica che si sta dimostrando sempre più efficace, come ha ricordato Anna Picciolini (Assemblea “Libere tutte” di Firenze) ma che deve necessariamente sapersi trasformare in progetto politico coraggioso e dirompente.

«50&50 in ogni luogo della decisione per la qualità della vita», lo slogan proposto da Bianca Pomeranzi (Casa Internazionale delle donne di Roma). La proposta di legge delle donne dell’Udi, “Norme di Democrazia Paritaria per le Assemblee Elettive”, ha accompagnato come leit motiv 7 ore di discussione. Dalle donne è emerso un ampio accordo riguardo a questa campagna e alla proposta di Lea Melandri per una grande manifestazione nazionale il prossimo autunno. Ma l’accordo sorge da due constatazioni fondamentali: la crisi politica italiana e il problema/opportunità di creare uno spazio politico autonomo delle donne. A partire dalla pratica politica non istituzionale per creare rapporti fecondi con le donne elette. Per creare la “differenza”, perché davvero “parità tra i generi” significhi cambiamento di paradigma e della qualità politica, sia a livello locale che nazionale.

Ma parità significa necessariamente laicità. Questo è ciò che è emerso dai tanti interventi sullo stato della discussione pubblica sui diritti civili, come le unioni civili, ma anche sui diritti riproduttivi, come la fecondazione assistita e sulla condizione dei servizi istituiti dalla Legge 194. La libertà delle donne è minacciata da una politica sempre più confessionale e difensiva. Difensiva di un ordine ri-costituito, che si contrappone con forza all’autodeterminazione delle persone, in ogni sua forma. Dalla legge regionale lombarda che obbliga le donne che abortiscono ad interrogarsi sulla sepoltura del feto, al depotenziamento dei consultori denunciata da Raffaella Radi dell’Assemblea di Ravenna, allo spettro dell’obiezione di coscienza dei medici, alla proposta di legge veneta sulla presenza dei “movimenti per la vita” nei consultori e negli ospedali pubblici. I principi di autonomia e responsabilità personale vengono scavalcati sistematicamente da un’etica paternalista e decisionista. Un’etica e una politica che scelgono come referente prioritario la “famiglia”, in un’accezione anacronistica, già decostruita non tanto dalla Storia, quanto dalle storie private delle tante persone che non la teorizzano, ma la praticano nelle sue differenti forme. Susanna Camusso (Usciamo dal Silenzio di Milano) denuncia la pericolosità di una politica siffatta, che finirà per imprimere indelebilmente le politiche del lavoro e della distribuzione della ricchezza. Un tema, questo, affrontato da diverse donne, come Sandra Schiassi (Rete delle donne di Bologna) che denuncia l’impoverimento delle donne, di quelle famiglie mono-genitoriali che restano fuori dal concetto di famiglia “naturale” cattolico. Un obiettivo pare farsi strada a questo punto: il bilancio di genere, come mezzo per un empowerment di genere, auspicato già dalla conferenza di Pechino del 1995. La povertà delle donne è strettamente connessa con il tema del lavoro, dal primo contratto (di una lunga serie, visto l’andamento della precarietà) alla pensione. Il tema della maternità quindi, non solo dal punto di vista delle bio-politiche, ma come diritto inalienabile e purtroppo mai così incerto e labile come oggi. Mara Nardini del Coordinamento Donne SPI CGIL denuncia l’innalzamento dell’età pensionabile e la realtà delle donne precarie, che sempre più vivono una condizione di negazione delle proprie libertà di scelta.

Le donne in assemblea hanno poi raccontato le iniziative e il lavoro di contrasto alla violenza misogina: il nodo gordiano, la mano minacciosa di una cultura spaventata dalla competenza femminile, ancora intrisa del conflitto tra generi. Una competenza che la cultura mass-mediatica sembra voler cancellare, ma che emerge trasversalmente dalla presenza femminile nell’ambito scientifico e dal lavoro di “cura”, e che lega indissolubilmente nella vita delle donne lo spazio privato con quello pubblico. Anna Nannicini (Usciamo dal silenzio di Milano) invita le donne alla “Conferenza sulla salute delle donne” a fine anno. Tutte le donne, perché lì si possa contare su un’eterogeneità di saperi che superi la formalità scientifica, comprendendola.

A fronte della forte connessione che lega la libertà femminile a tutti i temi affrontati, la proposta d’azione è unanime: visibilità. Lottare di nuovo e ancora di nuovo nelle strade e per le piazze contro l’isolamento e la solitudine. I costanti attacchi alla dignità delle donne e alla loro autonomia devono scontrarsi con le nostre risposte e con le nostre domande. E una domanda significativa è stata posta dalle ragazze della Rete delle donne di Bologna: possiamo accettare che la giustizia reintroduca il “delitto d’onore”? Il giudice che si occupa del femminicidio di Marsciano ha richiesto le analisi del Dna sul feto che la donna uccisa portava in grembo, poiché l’imputato, il marito, avrebbe agito convinto che la figlia non fosse sua. A cosa può servire l’esame del Dna se non a stabilire qualche fantomatica attenuante? Da qui la proposta: manifestiamo insieme per la dignità delle donne e contro la strumentalizzazione della libertà sessuale a movente omicida.

Sfidando il tempo che la vita odierna ruba al pensiero e all’azione politica delle donne, la priorità emersa in assemblea è chiara: riprendere lo spazio pubblico.

La piazza come luogo di lotta, e l’istituzione come spazio privilegiato per l’innovazione politica all’insegna di una democrazia davvero paritaria.

Barbara Mazzotti

2007/06/04

Assemblea delle Assemblee a Bologna - 9/06/2007

Update:
leggi gli interventi
e
leggi il report




SABATO 9 GIUGNO dalle ore 10 presso il CONVENTO DI SANTA CRISTINA, via del Piombo 5.
A BOLOGNA L'ASSEMBLEA DELLE ASSEMBLEE
Care delle assemblee di varie città, la proposta che avete letto sul sito si è concretizzata: troviamoci in un'assemblea nazionale che sul sito di Usciamo dal Silenzio abbiamo chiamato "assemblea delle assemblee."
il 9 giugno, a Bologna, presso il Centro di documentazione, ricerca e iniziativa delle donne della città di Bologna, Convento di Santa Cristina, via del Piombo 5, dalle 10 alle 18.

A Bologna perché è una città dove c'e' un'assemblea che si è convocata dall'esperienza di usciamodasilenzio, e le bolognesi si sono in questi giorni attivate per mettere a disposizione di tutte quelle che verranno una sede accogliente.

Nel corso degli ultimi due anni si è costituita una rete, si è rafforzata quella già esistente, si è rinnovata a partire dalla manifestazione del 14 gennaio 2006.

In molte occasioni in questi ultimi mesi se ne è parlato, incontrandoci in qualche riunione, alcune di noi milanesi andando in qualche altra città abbiamo raccolto idee, suggerimenti a riguardo.

Bene, adesso è il momento.

Prima della pausa estiva, nel momento in cui abbiamo esperienze da mettere in comune, pratiche da condividere, proposte e azioni da discutere insieme, per rilanciare la nostra iniziativa e la nostra rete nei prossimi mesi.

Vogliamo aprire un confronto tra tutte le assemblee e su tutti i temi sui quali ci stiamo impegnando.

Uds di Milano ha dato la propria adesione alla campagna proposta dall'UDI "50e50, ovunque si decide", rispetto alla quale a Milano, in assemblea e in vari incontri di laboratorio, abbiamo individuato molti motivi, molte specificità per aderire con un nostro segno. Su questo stiamo costruendo un " Manifesto dei perché" che sarà un percorso, nel senso che evolverà e si arricchirà, raccogliendo nuovi perché che poi verranno rimessi in circolo.

L'abbiamo pensato come uno strumento dinamico e interattivo che incrocia e collega i temi di origine della manifestazione, la libertà femminile all'origine della vita e libertà femminile come misura della democrazia, la libertà di decidere, la nostra esperienza sulla salute riproduttiva e sul corpo, le varie forme di lotta alla violenza contro le donne, e come questi temi incrociano la democrazia paritaria, la nostra esperienza di continua interlocuzione con la politica istituzionale.

Accanto a questo, altri temi si impongono in questo periodo. Dopo il family day a San Giovanni, è cambiato qualcosa nello scenario che ci sta di fronte? Che tipo di famiglie vengono messe al centro di quell'iniziativa, cosa dice quella piazza del rapporto tra le generazioni, del legame tra precarietà lavorativa e proposte di politiche famigliari?

Cosa dice della laicità dello stato, dei diritti delle persone e delle donne?

Abbiamo molti motivi per incontrarci, continuiamo a scriverci sul sito per preparare l'assemblea delle assemblee.

A presto, al 9 giugno a Bologna

2007/06/02

APPELLO: NO AI FEMMINICIDI

Care tutte,

rifletto da giorni sui tanti ruoli delle donne nel contrasto alla violenza e ai femminicidi. Tutte le associazioni di donne ci lavorano da anni, lo so. Il problema è che il messaggio arriva a poche e solo nelle realtà più attive come la nostra, Bologna, e comunque non a sufficienza.

Credo che ci siano così tante donne, chiuse nelle loro case, che si sentono sole, e si sentono sempre più sole ad ogni notizia data al tg di femminicidi e di stupri domestici. Soprattutto quando le notizie riguardano avvocate specializzate in violenze di genere che vengono aggredite, feste di finanziamento per le spese processuali di stupratori, attenuanti a patrigni per aver violentato ragazzine che non sono più vergini, o esami del DNA a donne incinte uccise dal marito perchè convinto che la figlia non fosse sua (come nel caso di Barbara a Perugia). Lo credo perchè io stessa mi sento più sola e abbandonata dal sistema e dalla giustizia.

Sono stanca, sono stanca di sapere che ad ogni servizio che appare in televisione, ancora purtroppo il mass media per eccellenza, le donne tutte si sentono sconfitte e paralizzate.

Chiedo alle donne di ricominciare a manifestare senza autorizzazioni. So che il femminicidio, lo stupro, non sono mai un'emergenza, ma il modo in cui vengono trattati sì. Dalla "giustizia" e dai mass media.

Quante volte sentite quel nodo allo stomaco, quella rabbia, quel senso di impotenza di fronte a notizie terribili, alle quali si aggiungono SEMPRE indagini e colpevolizzazioni senza senso, che vogliono mostrare le donne, uccise, violentate, come le colpevoli o complici del loro stesso morire, del loro stesso soffrire?

Quando guardo le immagini delle lotte affinché lo stupro cessasse di essere un reato contro la "morale", quando vedo le donne con i loro corpi ed i loro striscioni e le loro grida, presenti e arrabbiate ai processi per stupro, mi fanno sentire parte di loro -non mi sento sola-. Sono convinta che, negli anni 70, le donne che stavano a guardare nelle loro case i telegiornali, e nei telegiornali quelle altre donne arrabbiate e in lotta, almeno per un attimo abbiano sentito che non erano sole, che le donne erano lì a manifestare anche per loro, per tutte.

Credo che dovremmo ricominciare a lottare in quella forma. E non è una questione di visibilità bieca. Non mi importa la visibilità.

Dovremmo andare all'udienza del processo per la morte di Barbara e di sua figlia, a dire NO.

No al femminicidio. No alle violenze misogine.

No all'esame del DNA sul corpo di Barbara e della figlia che portava dentro di sé. Non importa a nessuno chi fosse il padre, se non ad un assassino. Ciò che penso è che di certo era sua, della donna che la portava in grembo. E questo dovrebbe bastare a tutti.

Siamo uscite dal silenzio contro la revisione della 194? Ora lottiamo con i nostri corpi per la vita delle donne. Perchè sia degna prima e dopo la morte.


--
Barbara Mazzotti