2009/11/03

Assemblea nazionale di donne femministe e lesbiche a Bologna e manifestazione nazionale 28/11/2009

Care tutte,

Il 31 ottobre si è tenuta press il Centro delle donne l’assemblea nazionale delle donne, femministe e lesbiche chiamata dall’assemblea cittadina bolognese.

Ne è uscito un documento che motiva il perché della partecipazione ad una manifestazione che in questo momento ci appare importante e opportuna.
L’assemblea non ha ritenuto di poter aderire all’indizione su www.torniamoinpiazza.it, ma ha voluto in ogni caso puntare sulla partecipazione.

Segue il testo dei due documenti.

Nei prossimi giorni definiremo alcuni aspetti organizzativi (pullman, orari ecc.).

1.
L'Assemblea Nazionale che si è riunita a Bologna il 31-10-2009 ha stabilito di non poter aderire tout-court al testo di indizione della manifestazione perchè privo di alcune parole per noi imprescindibili ed anche perché non scaturito da una pratica politica condivisa.
Ha stabilito comunque di dover partecipare alla Manifestazione del 28\11\'09 perchè la denuncia della violenza maschile contro le donne e le lesbiche è tema centrale e continuativo del lavoro politico di molte ed interesse certo di tutte.
Saremo in Piazza a Roma il 28 con la piattaforma che segue.


2)
Il 25 Novembre è la giornata internazionale contro la violenza maschile sulle donne.

Dal 2007 noi donne, ragazze, femministe e lesbiche scendiamo in piazza, tante e unite, per denunciare una cultura e una politica sessiste, violente e degradanti.

L’ASSEMBLEA NAZIONALE di donne, femministe e lesbiche, tenuta a Bologna il 31 ottobre 2009, ha riconosciuto l’importanza e l’opportunità di farlo anche quest’anno e ha deciso di partecipare alla MANIFESTAZIONE NAZIONALE indetta a ROMA il 28 novembre e alla MANIFESTAZIONE indetta a MONTALTO DI CASTRO il 29 novembre.

La violenza maschile su donne e lesbiche ha molte facce e si esercita in molti luoghi, in casa innanzitutto, nelle strade, nel lavoro.

Sentiamo perciò la necessità di tornare in piazza e lo facciamo

- ricordando che la maggior parte delle violenze avviene in famiglia e che le politiche familistiche la coprono e la favorisco;

- combattendo una battaglia fondamentale, ma non scontata, per l'inviolabilità del corpo e la difesa della nostra integrità psicofisica;

- indignandoci perché a 30 anni da "Processo per stupro" siamo ancora noi e il nostro comportamento sotto accusa per le violenze che subiamo, come accade a Montalto di Castro e in processi a Bologna e altrove;

- individuando la violenza verso le lesbiche non solo come lesbofobia (fobia, cioè paura) ma come odio verso soggetti che si sottraggono all'eterosessualità obbligata;

-contrastando il diffondersi di una cultura sempre più violenta e machista che si accanisce contro chiunque non si adegui al modello di normalità, siano lesbiche, trans o omosessuali;

- rifiutando l'uso politico e commerciale del corpo delle donne;

- ricordando che l’espulsione delle donne dal mercato del lavoro e il loro confinamento nel precariato toglie indipendenza economica e autonomia;

- denunciando una violenza istituzionale che si manifesta nello scarso stanziamento di fondi ai centri antiviolenza, in sentenze sessiste, nella indifferenza per la violenza che avviene tra le mura domestiche, i cui colpevoli troppo spesso restano impuniti;

- riaffermando il principio di laicità e denunciando un patriarcato religioso che trova eco e sostegno in partiti e istituzioni;

- vigilando affinché nuovi e vecchi fascismi, che sempre hanno oppresso la donna richiamandola al suo ruolo di moglie e madre alle dipendenze dell’uomo, non si diffondano, azzerando memoria e libertà femminile;

- rifiutando il razzismo crescente che si manifesta nelle leggi, nei respingimenti di donne e uomini immigrati, nel rifiuto dello status di rifugiato per persecuzioni di genere, negli abusi e violenze, soprattutto verso donne, dentro i Centri di Identificazione ed Espulsione;

- contrastando la logica della paura e dicendo no tanto agli stupratori quanto alle ronde dei giustizieri;

DICIAMO STOP AL FEMMINICIDIO

per dire basta a ogni violenza fisica, psicologica, economica nei confronti delle donne e lesbiche, e per dire basta alla loro strumentalizzazione ed esclusione dallo spazio pubblico, politico, mediatico, istituzionale.

* *


Riconoscendo il lavoro della Rete Sommosse e le varie e diverse pratiche delle singole donne, delle associazioni e dei gruppi presenti, le donne, femministe e lesbiche dell’Assemblea nazionale invitano tutte a manifestare a Roma e a Montalto di Castro ed a portare in piazza ed in ogni dove,
continue ed instancabili, rabbia indignazione forza e intelligenza per contrastare chi vuole impoverire e controllare le nostre vite per arricchire le proprie.



*Le donne, femministe e lesbiche, dell’Assemblea Nazionale di Bologna del 31 ottobre 2009*

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Ciao a tutte.Non sapevo dove postarlo,spero che qui vada bene lo stesso.Nel forum del sito "il corpo delle donne" e' nata,grazie ad alcune utenti,un'iniziativa interessante.Stiamo raccogliendo firme da parte di tutte quelle persone che rimangono disgustate dall'uso del corpo femminile che fanno i media,nel nostro caso abbiamo scelto un programma televisivo per rivolgere le nostre critiche,"prendere o lasciare"con enrico papi e raffaella fico in onda alle 8.30 di sera.vi invito a firmare con la speranza che questo sia solo il primo piccolo passo per poter cambiare le cose e far sentire la nostra voce.la petizione andrà infine inviata alla mediaset,una volta raggiunto un numero notevole di firme.vi invito a divulgare l'informazione,tra donne e uomini,di qualsiasi preferenza sessuale.BASTA con questi stereotipi,riprendiamoci la nostra dignità!!ecco il link dove aderire alla petizione http://firmiamo.it/sign/petition/prendereolasciare

http://liberalvox.blogspot.com ha detto...

Caso Cucchi: la cartina tornasole di una dirigenza incapace!

Sono stati reintegrati, nel reparto penitenziario dell'ospedale Sandro Pertini, i tre medici indagati per omicidio colposo nell'ambito dell'inchiesta sulla morte di Stefano Cucchi, il geometra romano di 31 anni, arrestato il 15 ottobre scorso dai carabinieri per detenzione di droga e deceduto una settimana dopo nell'ospedale romano. La decisione "ibrida" di trasferire i tre medici in un altro ospedale era stata adottata il 18 novembre scorso dalla direzione sanitaria del nosococomio, che con quel procedimento aveva deciso di prendere le debite distanze dall'accaduto, trasferendo d'ufficio i tre medici senza far valere la benchè minima "presunzione d'innocenza": un principio del diritto penale secondo il quale un imputato è innocente fino a prova contraria! Non sarebbe stato più giusto aspettare gli esiti dell'indagine giudiziaria per stabilire eventuali colpe e se colpe c'erano perchè il trasferimento e non il licenziamento? Comunque, se la decisione del "trasferimento" è stata affrettata e profondamente sbagliata, pure quella di oggi - che lo "revoca" - arriva in maniera altrettanto "discutibile"! Tant'è. Il reintegro è stato deciso dal direttore generale dell'Asl Rmb, Flori Degrassi. Riguarda Aldo Fierro, responsabile del reparto penitenziario, ed i medici Stefania Cordi e Rosita Caponnetti. Nel provvedimento appositamente emesso, si leggono le risultanze dell'indagine interna effettuata dalla Uoc Risk Management aziendale che nella relazione depositata il 30 novembre 2009 ha concluso: "Il gruppo audit ha individuato nel carattere improvviso e inatteso del decesso, in rapporto alle condizioni generali del paziente, l'elemento dell'avversità in oggetto delle indagini. L'analisi non ha messo in luce, sul piano organizzativo e procedurale, alcun particolare elemento relativo ad azioni e/o omissioni da parte del personale sanitario con nesso diretto causa-effetto con l'evento avverso in questione. Contestualizza e configura pertanto l'oggetto dell'indagine sotto il profilo dell'evento non prevenibile". È davvero sconcertante l'operato della Asl che prima condanna, poi assolve i suoi dipendenti in maniera del tutto arbitraria, chiude la propria inchiesta interna, ancor prima di quella penale e, oltretutto, sostiene che la morte di Cucchi sarebbe stata "improvvisa e inattesa". Ma, allora, cosa dovrebbe fare un ospedale se non prevenire un decesso e individuarne le cause? Nessuno vuole provvedimenti punitivi nei confronti dei medici prima che si concludano le indagini e quindi il processo. È evidente, tuttavia, che anche in questo caso, come in altri mille che passano inosservati in altrettante corsie d'ospedale, ma pure tra le scrivanie e le scartoffie della P.A. in senso lato, si è tristestemente misurato il peso di una classe dirigente a dir poco "leggera"! Ancora una volta, dobbiamo denunciare una dirigenza assai "confusa" e poco "preparata"! http://liberalvox.blogspot.com

Anonimo ha detto...

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