2009/07/13

Stop agli spot sessisti dell'Alma Mater - firma l'appello!


        Al prorettore delegato alla Romagna Ugo Gambetta

        Al vicepresidente della fondazione Flaminia Giannantonio Mingozzi

        Ai responsabili di Serinar e Unirimini

        E. p.c.

        Al rettore Pier Ugo Calzolari

        Al Sindaco di Ravenna

        Al Sindaco di Cesena

        Al Sindaco di Forlì

        Al Sindaco di Rimini

        Alla Assessora alle Pari Opportunità del Comune di Ravenna

        Alla Assessora alle Pari Opportunità della Provincia di Ravenna

        Alla Assessora alle Pari Opportunità del Comune di Cesena

        Alla Assessora alle Pari Opportunità della Provincia di Cesena

        Alla Assessora alle Pari Opportunità del Comune di Forlì

        Alla Assessora alle Pari Opportunità della Provincia di Forlì

        Alla Assessora alle Pari Opportunità del Comune di Rimini

        Alla Assessora alle Pari Opportunità della Provincia di Rimini

Gentilissime e Gentilissimi,

con la presente siamo a chiedere l’immediato ritiro della pubblicità raffigurante quattro giovani e piacenti ragazze, in tutina aderente bianca, con la dicitura “Le Fantastiche 4. Il meglio per i tuoi studi universitari”.

La pubblicità rappresenta una gravissima forma di discriminazione di genere effettuata da una Istituzione pubblica, ed in quanto tale inaccettabile, poiché lesiva della dignità di studentesse e studenti, nonché dell’immagine stessa dell’Alma Mater Studiorum.

E’ inverosimile ed estremamente grave il fatto che ben quattro sedi della Università più antica d’Europa, e tra le più prestigiose, scelgano, al fine di promuovere la propria immagine ed attirare nuove matricole, l’immagine di quattro “wonderwoman” con sguardi vacui, capelli al vento e corpo esibito in sexy tutine.

Questa pubblicità non raffigura certo la studentessa modello di uno dei poli universitari, posto che negli stessi non si tengo né corsi di Laurea in Astronautica, né in Cinematografia.

Nulla identifica le ragazze in manager, economiste, giuriste, biologhe: quello che si offre sono dei bei corpi, come se i poli universitari distaccati rappresentassero una sorta di “estensione” del divertimentificio romagnolo in cui la giovane matricola fuori-sede possa trovare fantastica “merce”.

Altro che “offerta scientifica”! E’ proposto un modello femminile estremamente eroticizzato, non pertinente con lo sviluppo di nessuna professionalità, se non quella di attitudine alla seduzione ed alla soddisfazione di un immaginario sessuale maschile, anch’esso stereotipato (due bionde, due brune, seno incastonato nei wonderbra, tutina stile manga).

Il manifesto comunica esplicitamente il messaggio che, iscrivendosi ai poli distaccati, si possano trovare le più avvenenti bellezze (Fantastiche 4), e che ciò rappresenti “il meglio” per gli studi universitari…di chi? Di giovani maschi “utilizzatori finali”?

Altresì, l’immagine veicola la concezione stereotipata che la bellezza in primo luogo, e non solo e non anche le qualità intellettuali, rappresentino l’eccellenza, e fantastiche bellezze, prive di qualità intellettuali, siano il meglio che, rispetto ad altre università, questi poli abbiano ad offrire.

L’“eroismo” femminile emergente da questa pubblicità sta nell’avvenenza, non nella professionalità.

E dunque, non si può censurare come mero moralismo la critica al manifesto pubblicitario, posto che è evidente che per promuovere l’immatricolazione ai poli universitari romagnoli ci si è serviti nella comunicazione di stereotipi sessisti ben radicati nell’immaginario collettivo.

La “modernità” non può e non deve passare attraverso un uso strumentale del corpo femminile e dell’immaginario ad esso connesso.

Il fatto che una Istituzione quale l’Università abbia scelto di promuovere un’immagine stereotipata della donna -studentessa- e dell’Università stessa, distrugge le potenzialità di autodeterminazione e di ingresso per merito nella vita sociale di tutte le nuove generazioni, che anzi vengono in tal modo pubblicamente istigate a vivere “passivamente” lo spazio pubblico, aderendo ai “ruoli” dettati da una società maschilista, di donne in carriera perfette, giovani belle e desiderabili, ma i cui talenti professionali vengono tenuti nascosti. Donne visibili, ma senza potere.

Un femminicidio simbolico, che influenza l’immaginario di ogni singola donna e uomo, incitando tutti ad uniformarsi ad un modello che considera la seduzione l’unico mezzo di accettazione sociale, per il quale vale sacrificare la propria dignità, la propria competenza, la propria autodeterminazione.

E’ inaccettabile che l’Università, luogo di sapere, si faccia portavoce di questa ideologia discriminatoria.

E’ inaccettabile che le Istituzioni locali consentano il permanere di tali manifesti affissi.

E’ inaccettabile e sintomo di un maschilismo pervasivo il fatto che la cultura del rispetto, non solo in ragione della etnia di appartenenza ma anche sulla base del genere e dell’orientamento sessuale, non sia propria di tutti i rappresentati delle Istituzioni, ma debba essere sempre invocata esclusivamente dagli organi di pari opportunità.

Tanto più che, avendo lo Stato italiano ratificato la CEDAW (Convenzione per l’eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna), le Amministrazioni locali hanno assunto il compito di “perseguire con ogni mezzo appropriato e senza indugio, una politica tendente ad eliminare la discriminazione nei confronti della donna”, impegnandosi a questo scopo ad “astenersi da qualsiasi atto o pratica discriminatoria nei confronti della donna ed agire in maniera da indurre autorità ed enti pubblici a conformarsi a tale obbligo” (art. 2, lettera d), CEDAW).

E tanto più considerato che il Comitato per l’applicazione della CEDAW, nella raccomandazione n. 25/2005, già segnalava la “preoccupazione sulla persistenza e pervasività dell’atteggiamento patriarcale e sul profondo radicamento di stereotipi inerenti i ruoli e le responsabilità delle donne e degli uomini nella famiglia e nella società. Questi stereotipi minano alla base la condizione sociale delle donne, costituiscono un impedimento significativo alla attuazione della Convenzione, e sono all’origine della posizione di svantaggio occupata dalle donne in vari settori, compreso il mercato del lavoro e la vita politica e pubblica. Il Comitato è profondamente preoccupato anche dalla rappresentazione che viene data delle donne da parte dei mass media e della pubblicità, per il fatto che viene ritratta come oggetto sessuale e in ruoli stereotipati.” E raccomandava che i mass media e le agenzie pubblicitarie fissero “indotte ed incoraggiate a proiettare un’immagine delle donne come partner alla pari in tutte gli ambiti della vita e indotte ad andare verso la stessa direzione, al fine di modificare la percezione delle donne come oggetti sessuali, e come responsabili in via principale della crescita dei figli”.

Peraltro, i Comuni di Ravenna e Cesena Forlì, hanno anche aderito alla “Carta Europea per l'uguaglianza e la parità delle donne e degli uomini nella vita locale”, con cui sono impegnati a “combattere il persistere e il riprodursi delle disparità di genere per promuovere una società veramente equa”, e nello specifico a “eliminare gli stereotipi e gli ostacoli sui quali si basano le disparità di status e di condizione delle donne, e che conducono alla valutazione impari dei ruoli delle donne e degli uomini in campo politico, economico,

sociale e culturale” (punto 4), impegnandosi a (parte III, Art. 6, comma 1) neutralizzare e a prevenire, per quanto possibile, pregiudizi, azioni, utilizzo di espressioni verbali e di immagini basate sull'idea della superiorità o dell'inferiorità dell'uno o dell'altro sesso, e/o il perpetuarsi di ruoli femminili e maschili stereotipati” ed accertandosi che “la comunicazione, sia interna all’ente che verso il pubblico, sia conforme all'impegno assunto, promovendo immagini sessuate positive o esempi ugualmente positivi” (parte III, Art. 6, comma 2).

In ragione di quanto sopra considerato, siamo a chiedere:

- l’immediata rimozione da ogni luogo pubblico dei manifesti pubblicitari sopra citati

- una immediata lettera di scuse a tutte le studentesse e studenti da parte dei responsabili della campagna pubblicitaria

- l’immediata rielezione dell’indispensabile Comitato Pari Opportunità universitario

- per le affermazioni rilasciate le immediate dimissioni da ogni incarico pubblico di Giannantonio Mingozzi, vicesindaco di Ravenna

Bologna – Ravenna – Cesena – Forlì – Rimini, 13 luglio 2009

Associazione Giuristi Democratici, sezioni di Bologna e di Ravenna

Collettivo Universitario Femminista “Figlie Femmine”

Rete delle donne di Bologna

Altra Città Lista Civica di Donne


2 commenti:

Anonimo ha detto...

Si la censura ci vorrebbe! In questa società misandrica femminista le notizie false è stupide che ritraggono sempre la donna come vittima di una società maschilista (il che non è assolutamente vero) andrebberò censurate.

Outpsych ha detto...

e tu in quale società vivi?