2008/02/15

A Bologna le donne difendono la loro libertà

Sono state ventiquattro ore frenetiche quelle che hanno preceduto il presidio di Bologna del 14/02/2008 davanti all’Ospedale Sant’Orsola. Ore cariche di dolore, rabbia, paura e speranza. Il dolore condiviso con le donne di Napoli, che hanno assistito alla profanazione di un ospedale e di un reparto, quello di ginecologia, che parevano ancora lontani da atti di violenza di Stato, che dovrebbero essere luoghi di assistenza, di cura, e perciò sicuri e accoglienti. Invece sette uomini in tenuta anti-camorra hanno superato quel limite, trasformando un rifugio in un presidio militare come un altro, trasformando l’ideologia antiaborista in una pratica di sopraffazione, e senza mandato, non hanno pensato due volte prima di accanirsi su una donna per difendere un feto. Perché lo scambio, è stato chiaro, era questo: una donna per un feto. Come nel Medioevo, quando pur di garantire il paradiso a bambini non nati, i preti squarciavano il ventre della donna, sacrificandola, per benedirne l’interno. Sembra macabro, ma non dimentichiamo che nel nostro Occidente e nel nostro paese in particolare il problema più grande che ha toccato bioetica e biopolitica è stato ed è proprio quello della status ontologico della donna (in quanto “diversa”), per giungere a quello delle persone omosessuali, bisessuali e transessuali (in quanto “non conformi”). Sono i nostri corpi, le nostre vite che vengono messe in gioco, i nostri corpi di donne ancora considerati solo per la funzione riproduttiva, ancora temuti e quindi criminalizzati per il “potere” della riproduzione. La Legge 194 ha legalizzato una pratica, l’aborto, che esiste da sempre, ma che in forma clandestina ha causato milioni di vittime. La Legge 194 non è perfetta ma sancisce la libertà di scelta delle donne sul proprio corpo, sulla propria salute, o meglio la restituisce.

La rabbia, insieme alle lacrime, si è scatenata nel vedere una donna criminalizzata, interrogata come una delinquente qualsiasi, nel momento più delicato, forse, della sua vita: durante un aborto terapeutico. Nel non voler credere che un Paese laico, a suo dire, possa permettere lo scempio di una rimonta del potere e del controllo patriarcale sulla vita e le scelte delle donne. Nella consapevolezza di una campagna elettorale che investe il corpo delle donne come oggetto del contendere. Le donne che erano in assemblea a Bologna martedì 12 Febbraio alla notizia dei fatti di Napoli non hanno avuto dubbi: saremo con le donne, ma a Bologna, davanti all’Ospedale Sant’Orsola. Davanti al reparto di ginecologia ove tante donne si sono viste negare finanche la “pillola del giorno dopo”, cioè il diritto alla contraccezione d’emergenza, dove il numero di obiettori di coscienza è troppo alto. La Rete delle donne di Bologna stava discutendo di temi importanti, ospiti dell’associazione Orlando (ospiti perché in attesa da due anni, dalla chiusura della Sala dei Notai, di uno spazio autonomo delle e per le donne), del centenario dell’8 Marzo. Si pensava a una manifestazione incentrata sull’”autodeterminazione”, ci chiedevamo come tradurre, declinare un termine così profondo in modo da renderlo comprensibile alle nuove generazioni. Si parlava della campagna Obiettiamo gli Obiettori lanciata dal collettivo femminista Mai Stat@ Zitt@ di Milano, e la decisione era chiara anche prima di ricevere la notizia del Policlinico napoletano. Aderiamo, “staniamo” gli obiettori, creiamo una mappa per le donne fatta di luoghi, orari in cui possano essere certe di ricevere il servizio che spetta loro. Poi la notizia, e la decisione di esserci, con la paura di non essere abbastanza. Con la speranza di vedere le donne in strada a difendere i propri diritti, la propria libertà di scelta.

Così è partita una e-mail, un appello:

“Care,

avrete sicuramente letto la terribile notizia del blitz della polizia al Policlinico di Napoli dovuto, dicono, alla segnalazione anonima di un infanticidio in flagranza (Art. 578 Infanticidio in condizioni di abbandono materiale e morale), risoltosi nell'ammissione di un normale aborto terapeutico, dopo lunghi e illegittimi interrogatori e sequestro del materiale biologico espulso (previo riconoscimento della "vittima" da parte della madre).

Chi ci dice che quella telefonata sia mai arrivata? Chi può dire se non fosse invece in atto un'indagine ambientale, se non vi fosse tra le corsie un poliziotto in borghese in attesa di poter punire quei pochi medici che non obiettano all'IVG? Viviamo in questi giorni un accanimento generalizzato (disumano e rabbioso) contro la libertà di scelta delle donne che si sta traducendo sempre più in violenze e ingiurie. In stigmatizzazioni senza senso e ora, addirittura, in un tentato arresto! Questo atto vigliacco risuona nella testa di tutte come un temibile avvertimento: vi puniremo, assassine! Ma noi non siamo assassine e tanto meno abbiamo paura. Siamo soltanto sempre più indignate e pronte a difendere le nostre vite, la nostra dignità di donne libere di scegliere.

E' chiaro come il protocollo firmato dai ginecologi cattolici romani sulla rianimazione del feto sia colpevole di aver creato un clima di criminalizzazione delle donne che vogliono o che sono costrette ad abortire. E' chiaro che la proposta di moratoria sull'aborto di Ferrara ha avuto echi straordinari tra gli integralisti che siedono e siederanno nel nostro parlamento. E' chiaro il servilismo del nostro ceto politico ai diktat vaticani così come pare chiaro che non possiamo accettare una campagna elettorale tutta incentrata su come stigmatizzare i nostri corpi e come limitare la nostra libertà di autodeterminazione.

Le compagne napoletane saranno giovedì 14/02/2008 alle 17.00 in presidio in Piazza Vanvitelli. Le donne in tutta la nazione stanno organizzando presidi in concomitanza con quello napoletano.

A Bologna l'appuntamento è alle 17.00 sotto l'Ospedale Sant'Orsola (Via Massarenti 13), cioè alle porte del reparto di ginecologia con il più alto numero di obiettori di coscienza, ove, insomma, il servizio pubblico non garantisce l'applicazione della Legge 194.

Rete delle donne di Bologna.

Ed ecco che le donne rispondono, e davanti all’Ospedale le generazioni si incontrano. Più di mille decidono di bloccare Via Massarenti per poi portare il corteo non autorizzato fino a Piazza Maggiore. La mancata autorizzazione viene rivendicata dalle manifestanti: “nemmeno la Polizia era autorizzata a fare irruzione a Napoli”. Ma la mediazione di alcune parlamentari e la spontaneità nel trattare con gli agenti hanno fatto sì che la manifestazione si svolgesse pacificamente lungo Via San Vitale fino al centro. Con le nostre voci, i nostri corpi, con la rabbia ma anche la gioia di ritrovarsi insieme, con la consapevolezza delle donne e delle ragazze che non è finita, la strada è lunga, ma che ci siamo tutte e che la nuova generazione di donne (precarie) è pronta a lottare.

“La 194 non si tocca, la difenderemo con la lotta”, “L’integralismo non è lontano: in Italia abbiamo il Vaticano!”, “Ferrara, babbeo, beccati ‘sto corteo!”, “Papi, papà, padrini e padroni, decidiamo noi senza condizioni”, “Tremate, tremate le streghe son tornate, le figlie e le nipoti non vi daranno i voti!”, “Il nostro problema non è la cellulite, ma come liberare le nostre vite”.

Barbara Mazzotti

Rete delle donne di Bologna


Update -


1) Tg1 del 14/02/2008




2 commenti:

lavinia ha detto...

Ho copiato (citandone la provenienza) sul mio blog di kataweb la vostra lettera scritta sul volantino preso giovedì al presidio del S. Orsola.
Il post è in primo piano su Repubblica.it da due giorni.
Silviotera

Anonimo ha detto...

grazie.
per tutto quello che fate per le donne come me.
mia madre mi ha trasmesso certi valori,punti saldi della mia vita,e vederli messi in discussione,di nuovo,è una cosa che mi fa imbestialire...l'italia non è cambiata affatto.
spero in una grande manifestazione per l'8 marzo,di donne (e uomini)consapevoli.alla quale parteciperò ad ogni costo,magari con accanto mia madre.
grazie ancora.

Francesca 20 anni Prato.