2008/05/30

Alla ministra Carfagna dalle donne femministe e lesbiche

Di seguito la lettera di risposta alle sconcertanti parole di Mara Carfagna inviate al direttore di Repubblica:



Egregia Ministra Carfagna,

abbiamo letto con attenzione la Sua “lettera al direttore” di Repubblica nella quale descriveva le Sue considerazioni sulla questione della violenza alle donne.

Di queste considerazioni non condividiamo quasi nulla. Il contenuto della lettera ci ha invece indotto a scriverLe per introdurLa ad una differente lettura dei dati statistici sulle violenze contro le donne che certamente Le sono noti.

Una lettura che trova d’accordo le 150 mila donne, femministe e lesbiche che hanno partecipato al corteo contro la violenza maschile dello scorso 24 novembre .

La causa delle violenze degli uomini non risiede nella presunta fragilità delle donne e di sicuro non va ricercata nel minore interesse a realizzare “la famiglia, quale cellula primaria della società italiana”.

Noi sappiamo che la famiglia è effettivamente il luogo all’interno del quale si realizzano le più atroci violenze.

Sembra invece più credibile quanto Lei afferma circa il fatto che la famiglia, in quanto “ammortizzatore sociale” necessiterebbe di tutela. E’ infatti noto che il welfare italiano chiede alla famiglia di supplire alle carenze di uno Stato che non provvede alla risoluzione della precarietà di tante persone non in grado emanciparsi dal bisogno ed essere autosufficienti.

Il fatto che la famiglia sia eletta ufficialmente al ruolo di "ammortizzatore sociale" ci rende molto chiaro quale sia il ruolo che viene attribuito alle donne in un contesto che richiede surrogati di servizi, figure palliative obbligate ad assolvere ai ruoli di cura che altrimenti nessuno svolgerebbe.

Sappiamo che le scelte economiche del nostro paese in relazione al "lavoro" hanno come immediata conseguenza quella di riportare a casa le donne obbligandole ad una dipendenza che di sicuro non le aiuta a sottrarsi da situazioni di violenza. Invece crediamo che la famiglia, qualunque essa sia e da chiunque sia composta, debba essere una “scelta” e non un obbligo. Di sicuro non riteniamo che la famiglia sia “un luogo di realizzazione”.

Lei non può negare che la famiglia sia il luogo per eccellenza, a parte poche eccezioni, in cui le donne subiscono violenze. Ciò è possibile per una distorsione di quella stessa cultura della quale Lei si fa portatrice.

Promuovere una politica familista all’interno della quale è ammesso un unico modello di sessualità - secondo quanto da millenni qui in Occidente la Chiesa cattolica impone, e altrove analogamente fanno altre religioni - è il modo migliore per legittimare una mentalità discriminatoria e sessista di per se’ veicolo di violenza.

E’ poi estremamente pericoloso che Lei assegni alle separazioni, ai divorzi e all’affidamento dei figli e delle figlie la causa delle tensioni che determinano gravissime tragedie all’interno dei nuclei familiari.

Una simile considerazione non tiene conto dei dati storici che dimostrano proprio che la maggior parte delle violenze da ex coniugi avviene in occasione degli incontri tra padre e madre per lo scambio del figlio. Stiamo parlando di quei tanti casi in cui l’affido condiviso è stato concesso nonostante la presenza di denunce per violenze e maltrattamenti nei confronti del coniuge e si permette così all’ex di avere la opportunità di continuare a fare del male a moglie e figlio.

Lei evidentemente non sa che se è vero che l’umore degli uomini violenti si appesantisce in presenza di fattori di stress è anche vero che questi non derivano di sicuro soltanto dalle separazioni e dagli affidi di figli e figlie. Ha Lei forse intenzione di semplificare la vita di queste persone in ogni aspetto?

Gli uomini non picchiano perché fremono dal desiderio di vedersi affidato il figlio dopo una separazione. Saprà certamente che il padre troppo spesso non versa gli alimenti ne’ adempie al proprio ruolo di genitore nonostante vi sia ampia disponibilità da parte delle madri.

Capita anzi che i bambini e le bambine vengano uccisi assieme alle loro mamme proprio da quei padri che intendono l’intera famiglia quale proprietà. Ed è questo l’aspetto fondamentale sul quale la cultura non interviene: il possesso.

Non sono passati molti anni da quando è stata eliminata la figura del capofamiglia. Non è trascorso molto tempo neppure dal momento in cui il padre è stato privato dello ius corrigendi, il diritto di correzione di ogni membro della famiglia.

E’ di quella modalità che stiamo parlando, prima legalizzata e ora culturalmente legittimata.

Bisogna intervenire sulla cultura. Bisogna impedire che vi sia una attribuzione di ruoli alle donne che devono poter autodeterminare le proprie esistenze. Ed è a questo punto che siamo obbligate a ricordarLe che è Lei per prima a dare un messaggio distorto sul ruolo e le funzioni delle donne.

Siamo certe che è in grado di capire che sostenere la Sua posizione contraria all’interruzione di gravidanza equivale a dire che le donne non possiedono il proprio corpo e non hanno il diritto di autodeterminarsi. Delegittimare le donne nelle proprie scelte rafforza quella visione che le immagina bisognose di tutori che decidano per loro quasi non fossero in grado di intendere e volere.

Il messaggio che Lei trasmette è che le uniche donne che non meritano di essere picchiate o, peggio, uccise, sono quelle che si dedicano alla famiglia come luogo primario di realizzazione e che accettano supinamente di fare dei figli. Secondo questi parametri è facile che gli uomini si sentano in diritto di dover esercitare su di noi una sorta di controllo sociale, come fossero aguzzini che ci tengono a bada mentre adempiamo ai nostri ruoli, o che si sentano autorizzati a dover reintrodurre il loro sistema di correzione per insegnarci ad essere ben educate, protese alla cura delle esigenze familiari e mai in contraddizione con i ruoli che proprio questa cultura patriarcale ci assegna.

Bisogna anche intervenire praticamente, siamo d’accordo, ma non nel modo che intende Lei. Di sicuro non ci sembra un gran segno di “concretezza” il fatto che il governo tagli il fondo di 20 milioni di euro per la prevenzione e il sostegno alle vittime della violenza sessuale. Anzi questo ci dimostra che avevamo ragione: il governo usa i nostri corpi per legittimare la propria politica razzista e poi ci sottrae fondi indispensabili per attuare una politica contro la violenza.

Ecco invece quanto noi intendiamo per “concretezza:

- E’ necessario puntare su una politica che rafforzi le possibilità di autodeterminazione delle donne. Non serve un sistema di leggi che rafforzino il modello securitario. Dentro le nostre case serve che noi siamo in grado di difenderci, di individuare i pericoli per prevenirli, di avere luoghi ai quali poter fare riferimento per andare via prima che si possano verificare mille tragedie, di avere diritto ad una abitazione e ad un lavoro che ci permettano di vivere autonomamente senza dover restare piegate alla dipendenza economica dai mariti.

- Abbiamo bisogno che i centri antiviolenza non dipendano dagli umori degli amministratori locali ma che vengano stanziati fondi nazionali che ne garantiscano l’operatività.

- Abbiamo bisogno di interventi strutturali che stabiliscano delle priorità difficili, certamente non plateali come l’adozione di eserciti o centinaia di poliziotti che in ogni caso non saranno mai in grado ne avranno mai il diritto di pattugliare le nostre case.

- Abbiamo bisogno che i genitori non siano prescrittivi nei confronti delle preferenze sessuali delle proprie figlie e dei propri figli. Non ci deve essere nessun genitore autorizzato ad accoltellare una figlia perché è lesbica.

Il suo obiettivo come Ministro per le Pari Opportunità è garantire che le opportunità siano veramente “pari” per tutte le donne.

Le azioni del Ministero delle Pari Opportunità devono essere improntate a riconoscere e promuovere le nostre reali necessità.

Sia garante della concreta promozione dei diritti umani delle donne, primo tra tutti il diritto ad una vita libera dalla violenza, il diritto alla scelta su cosa fare della nostra vita e dei nostri corpi, così come voluto dalle principali convenzioni internazionali.


Cordiali saluti


Rete Nazionale Femminista e Lesbica

2008/05/23

Manifestazione notturna 14 Giugno!

Le ragazze le donne le femministe e le lesbiche riunite in assemblea
cittadina a Bologna, chiamano tutte le altre ad una Manifestazione notturna
che si snoderà per le strade della città, in gemellaggio con le femministe e le lesbiche di Parigi, sulle stesse parole d’ordine.




Le aggressioni maschili sono la 1° causa di morte e di invalidità permanente per le donne di tutto il mondo. Questa violenza non conosce classe nè etnia, né religione, né appartenenza politica, anzi le conosce e le attraversa tutte

La paura alimentata dalla notte fa ombra alle violenze del giorno ma per noi è chiaro che le violenze non hanno orario e sono ovunque: nelle case per strada, al lavoro……

Quando usciamo di notte siamo considerate a disposizione degli uomini e ci muoviamo in uno spazio (bus, strade, bar…) cosidetto neutro, ricoperto di immagini di donne “accessibili”, che alimentano, banalizzano e sostengono la “cultura” dello stupro.
Considerate spazio pubblico e quindi interdette dallo spazio pubblico!


La violenza maschile contro donne e lesbiche deve essere riconosciuta come problema politico e sociale e non interpretata come marginalità privata, relegando all’isolamento quelle che la subiscono.

Rifiutiamo la strumentalizzazione di queste violenze da parte del potere pubblico e politico a fini razzisti e di controllo sociale ( pacchetti sicurezza e legislazioni d’emergenza, ronde, videosorveglianza…)

Denunciamo la repressione poliziesca e le leggi di esclusione che rendono le donne ancora più precarie e più vulnerabili alle violenze maschili

Denunciamo la specificità delle violenze sulle lesbiche per il solo fatto che affermano la propria esistenza e si rendono visibili, si amano, si riappropriano degli spazi e sfuggono al controllo degli uomini.

Manifesteremo contro tutte le violenze patriarcali che attraversano lo spazio pubblico e quello privato della famiglia Manifesteremo contro la paura e il senso di colpa inculcato dalla cultura e
dall’educazione

Manifesteremo per denunciare le violenze, gli stupri e i femminicidi e per la libera circolazione nelle città di giorno e di notte.

Ci riprendiamo lo spazio pubblico attraverso una pratica collettiva ed autodeterminata, senza bandiere né partiti perché siamo autonome e responsabili!

Siamo forti e fiere siamo solidali e arrabbiate Prendiamoci la strada e la parola per affermare come ragazze donne lesbiche e femministe , la libertà di decidere per noi sempre e ovunque!

Invitiamo tutte….ad esserci con presenza e parola
(cartelli, striscioni, messaggi voci…)

SABATO 14 GIUGNO ‘08
ALLE H. 22.30 concentramento P.TA S.STEFANO

Camminiamo insieme di notte, per non farci calpestare
di giorno!

FLAT a Bologna - prima proposta!

Lunedi 19 ci siamo riunite in assemblea cittadina e confermiamo di ospitare l'assemblea nazionale per il 14/15 giugno. Abbiamo pensato di dividere l'assemblea in 3 ambiti di discussione.

Riteniamo che non ci siano i tempi per articolare i tavoli come alla 2 giorni di roma, abbiamo quindi pensato di unire in un ambito di discussione più temi che già sono stati analizzati al flat,
accorpandoli insieme ,per cercare di semplificare l' organizzazione dell' incontro e facilitare così una scelta unitaria delle strategie di lotta da intrapredere nel futuro più prossimo...

violenza maschile - come analisi trasversale che comprenda :stupri e aggresioni sia in famiglia che in strada, femminicidio, povertà delle donne, miseria, isolamento, precariato.
Le riflessioni sulla violenza avranno come obiettivo primario l'individuazione di strategie e di strumenti per contrastare l' attacco patriarcale.

Comunicazione - quali strumenti per gestire le reti ,per dare visibilità alla nostra lotta, per trasformare i linguaggi,per essere più efficaci nella comunicazione con l' esterno, i rapporti con la stampa , e lo scambio di comunicazione fra blog o attraverso i blog.


Antirazzismo, antifascismo,antisessismo - ovvero sulla necessità di costruire un discorso ed una pratica di lotta antifascista a partire dai nostri contenuti forti dell'anitisessismo, distanziandoci dal machismo e dal sessismo delle pratiche dell' antifascismo militante. Gestione e modalità di piazza delle donne, autodifesa , solidarietà.


Le strategie individuate saranno trasversali rispetto agli ambiti di discussione, per non rendere settoriale il femminismo e la lotta delle donne.
La gestione del territorio , delle risorse, delle istituzioni, della giustizia e quindi i il potere è sessuato.

Da li si parte per contrastare il sessismo, il razzismo, andando oltre i settori, cercando insieme strumenti di lotta e di comunicazione comuni.

Quali strumenti abbiamo per tenerci compatte? Come facciamo ad unirci nei territori, ad avere un impatto efficace?

Si ritaglierà un momento, che potrebbe essere la pausa pranzo o altro momento che non andrà comunque a togliere spazio al lavoro dell'assemblea, ma che permetterà la partecipazione di tutte le interessate per la campagna obbiettiamo gli obbiettori proposta dalle maistatezitte.

Utilizzeremo il canale flat, insieme alla lista di sommosse, saranno gli strumenti di comunicazione per la partecipazione all' assemblea e per inviare i documenti per le discussioni.

Abbiamo anche indetto la manifestazione notturna di donne e lesbiche per il 14 sera, contro la violenza, in gemellaggio con parigi, che si snoderà per le vie del centro di bologna con un perrcorso ancora da definire,della quale al pìù presto invieremo il manifesto!!!

L'assemblea cittadina è convocata per Martedi 27 ore 21 ad Atlantide - porta S.Stefano.

Assemblea lesbica e femminista di bologna

2008/05/21

Udi Niscemi sul femminicidio di Lorena

UDI Niscemi: l’uccisione di Lorena femminicidio, a breve a Niscemi una forte iniziativa politica delle UDI Siciliane

E’ sconvolgente il terremoto emotivo che ha investito la nostra città in questi giorni. Purtroppo nonostante lo sgomento generale emerge solo la punta di una condizione sociale assurda e le convivenze culturali rimangono ancora invisibili agli occhi di tutti quelli che gridano “mostri” e non si assumono le proprie responsabilità.

La cultura che sta emergendo è quella del “consumatore lavorato”, cioè di colui che usa un bene di consumo e lo getta via come se nulla fosse, lasciando sul corpo della donna il marchio di una “lettera scarlatta”, imposto dalla cultura maschile a chi non si omologa e non sa fingere un’ integrazione che non sente e non vive.

Lorena è stata vittima di inaudita violenza fisica e culturale, i suoi baby carnefici le hanno cucito addosso una “lettera scarlatta” da esibire a protezione degli occhi innocenti delle loro fidanzatine. L”altra diversa” che non merita un trattamento umano, che può essere violata, picchiata selvaggiamente e ammazzata è quella che scegliamo e difenderemo anche fra qualche settimana quando i funerali saranno lontani e i carnefici diventeranno bravi ragazzi che hanno sbagliato. Noi UDI contrasteremo questa rimozione e terremo caro il ricordo di Lorena che non ha avuto modo e possibilità di crescere, di trovare la sua strada, i suoi affetti. Sappiamo di doverci assumere la responsabilità della nostra giovane età dentro il luogo politico che abbiamo scelto, far crescere il senso di coscienza critica delle nostre coetanee, far crescere i valori di rispetto e di comprensione per tutte le differenze.

Vogliamo essere capaci di una azione concreta. Da sempre l’UDI combatte il femminicidio: il “50E50” e “ La Lettera Scarlatta ” sono tasselli di una azione politica complessiva che mette sul tappeto il problema irrisolto della rappresentanza politica e della violenza sessauta. A Niscemi daremo vita ad uno sportello che costruisca quotidianamente dialogo fra le donne e azioni contro la violenza, vogliamo ricordare Lorena a nostro modo con una iniziativa politica nelle scuole che guardi negli occhi di chi deve assumersi la responsabilità di mettersi in discussione. Uccidere è reato, ma inspiegabilmente non in guerra, non per difendere la proprietà, ed anche in pace le attenuanti sono tante: una di queste è l'identità sessuale. Donna è poco anche quando vittima, poco grave è l'ultima ingiuria perché provocata, indotta secondaria ad altri problemi più gravi. Stabilità, famiglia e ordine economico valgono più della vita delle donne.

Se è vero che l'equilibrio sociale si fonda in gran parte sul rispetto dei codici di una comunità, quella ospitante e quella ospitata, è anche vero che questi equilibri, dall'una e dall'altra parte, contano sul mantenimento delle gerarchie all'interno delle famiglie e dei gruppi, dove la collocazione subalterna delle donne sedimenta stereotipi violenti.

Ai delitti si rimedia, nel sistema che ci siamo dati o che subiamo, ma il contrasto è un'altra cosa. L'occhio al rimedio, al ripristino degli equilibri lesi delle vittime, è parte del femminicidio. Eliminare la vittima dal contesto della discussione, trasferire quest'ultima lontano dal sangue che rende uguali tutti i delitti, piega il caso al comodo di una politica che ha già, di fatto, reintrodotto il delitto d'onore.

La logica del rimedio è in antitesi col contrasto, è qui che si vede come il rischio corso da chi uccide una donna è così basso da non impedirgli di portare a termine il suo disegno.

Noi chiediamo contrasto e salvaguardia, patti chiari e civili tra generi. E non andiamo mai in ferie. Lasciamo raffreddare i nostri computer e i telefonini, qualche volta, perché quel che facciamo e sappiamo è molto di più di quello che, non solo dalla stampa, si vuole ascoltare. Il caso di Lorena ci rammarica, saremo disposte a dare alla madre tutti gli aiuti possibili.

2008/05/18

Comunicato dell'assemblea aperta cittadina. Verona

Comunicato dell'assemblea aperta cittadina. Verona

17 maggio 2008

Dodicimila persone hanno sfilato oggi a Verona per ricordare Nicola



Circa dodicimila persone hanno sfilato oggi a Verona per ricordare Nicola Tommasoli, il giovane ucciso nella notte tra il 30 aprile e il 1 maggio da cinque simpatizzanti dei gruppi neofascisti.
Per Nicola la manifestazione si è fermata davanti alla chiesa di San Fermo, per un minuto di silenzio e un lungo applauso, per portare fiori e ricordi sul luogo della sua morte, lì a pochi metri, a Porta Leoni.
A questa grande e importante manifestazione si deve aggiungere quella altrettanto importante e significativa che le organizzazioni dei migranti hanno promosso in piazza Bra.
Da queste manifestazioni nasce una nuova Verona che vuole propagare una nuova sensibilità fatta di socialità vitale e tolleranza.
Il corteo - comunicativo, aperto, partecipato, pacifico - è stato aperto da uno striscione disegnato da un artista/writer amico di Nicola, portava questa scritta: "Nicola è ognuno di noi".

La manifestazione, promossa dall'Assemblea aperta cittadina, ha fatto appello alla coscienza civile e alla capacità di autocritica di Verona per sconfiggere l'intolleranza e la discriminazione, un atto d'amore verso la città stessa, perchè è proprio dalle condizione estreme che possono nascere pensieri e pratiche vivificanti, perchè è proprio dal dissenso che possono nascere sensibilità, coscienza, saperi nuovi. E' necessario quindi costruire progetti per nuove sensibilità, forme di vita libere.
Erano presenti molti cittadini, uomini e donne, ragazze e ragazzi, associazioni culturali, musicali, teatrali, sociali di Verona e del territorio. Tra i molti striscioni anche uno degli amici di Nicola, con la scritta: BIBOA, una gioiosa imprecazione inventata da Nicola stesso. Molte anche le realtà giovanili e i centri sociali di varie città, da Roma a Brescia, da Padova a Bologna.

A metà corteo, qualche tafferuglio provocato da poche persone è stato pacificato dai manifestanti stessi. Il corteo si è concluso a piazza Erbe e in piazza Dante con gli interventi delle realtà che hanno organizzato e partecipato alla manifestazione.

Si è manifestato per ricordare chi ci è stato affine. Non ha importanza se Nicola si dichiarasse antifascista o meno. In questi anni di ripensamenti e ricombinazioni sociali, culturali, politiche, esistenziali, abbiamo imparato a definirci non per quello che siamo ma per ciò che non siamo. A differenza dei suoi assassini Nicola non era nazista, non era fascista, non era razzista, non era leghista, non era un reazionario. Sappiamo ciò che non siamo, ciò che saremo dobbiamo inventarlo. Lontani dalle passioni tristi, gioiosamente, naturalmente, vivere come l'aria che si respira, come ha fatto Nicola. A Nicola piacevano il surf, la montagna e il colore arancio. Skate: ebrezza e surf dell'anima. Montagna: tregua, respiro, silenzio. Colore arancio: vitalità e spiritualità. Immaginazione. Vita contro la morte.


Assemblea aperta cittadina
organizzazione della manifestazione
info: 3491476050 - 3477732939

Foto da Femminismo a sud

2008/05/17

Documento Politico Bologna Pride 2008

Giovedì 15 Maggio 2008

Documento Politico Bologna Pride 2008
documento politico d’introduzione al Pride nazionale bolognese

Il 28 giugno 2008 a Bologna si terrà il quindicesimo Pride nazionale che celebrerà l’orgoglio lesbico, gay, transgender e bisessuale. Il Bologna Pride unirà alla festosa celebrazione della ricchezza e della bellezza delle umane diversità una forte rivendicazione politica di diritti e riforme, che finora per lo stato italiano sono rimasti lettera morta.


Il Pride sarà un’occasione importante non solo per il movimento lgbt, ma per tutte le forze politiche e sociali che credono ancora che una società in cui tutte le cittadine e i cittadini abbiano pari dignità e pari diritti sia una società più giusta e democratica. Partecipare al Pride significa mettere in luce tematiche oscurate da forze politiche ed ecclesiastiche che utilizzano il sentimento religioso per impedire leggi contro l’omofobia, la lesbofobia e la transfobia e in generale per impedire provvedimenti a favore dei diritti di lesbiche, gay, transgender e bisessuali.

La sostanziale immobilità del governo Prodi, una grande incertezza sociale ed economica, il senso di impotenza rispetto al futuro, una sfiducia diffusa hanno condotto a una schiacciante vittoria delle destre, premiandone in particolare i settori più retrivi, razzisti e omofobi. Le elezioni di aprile ci presentano un quadro politico negativo: per la prima volta nella storia repubblicana, la sinistra non ha una rappresentanza parlamentare; il PD ha ottenuto un successo limitato.

Il movimento lgbt deve essere lucidamente consapevole del mutato quadro politico in cui si agisce: non coltiviamo alcuna illusione rispetto al governo delle destre, che anzi potrebbe tentare una vasta politica di restringimento di diritti e libertà, ma sapremo affrontare questo nuovo quadro politico, in connessione con gli altri movimenti e con il mondo sindacale. Nel Parlamento, così come nelle amministrazioni locali, richiameremo chi governa ai suoi obblighi istituzionali verso tutti i cittadini, dialogando con chi esprime interesse e volontà di ascolto rispetto al nostro patrimonio di lotte e di idee.

Insieme alla difesa della laicità dello Stato e all’opposizione contro ogni ingerenza vaticana, porteremo avanti un’azione concreta di difesa e promozione della cittadinanza lgbt, impegno centrale del nostro agire. Il primo compito che ci diamo è quello di contrastare le dilaganti omofobia, lesbofobia e transfobia che sono presenti non solamente nella destra, ma anche in alcune aree della sinistra.

Diamo nuova forza alle nostre legittime rivendicazioni di rispetto e di diritti per le persone, le coppie e le associazioni omosessuali, lesbiche e trans, continuando quel lavoro di diffusione del rispetto verso qualsiasi diversità per il quale da anni le associazioni e i gruppi lgbt si impegnano. Proponiamo una rinnovata presenza culturale e sociale del movimento lgbt, un soggetto plurale di cambiamento, nella autonomia delle diverse esperienze, storie, idee che lo compongono.

Siamo ben consapevoli che le nostre rivendicazioni sono strettamente collegate alle battaglie intraprese soprattutto dal movimento delle donne contro la violenza di un machismo criminale che troppo spesso agisce in ambito familiare e più in generale contro la cultura patriarcale dominante e violenta della nostra società. Il riconoscimento pieno della nostra dignità cammina nella stessa direzione, per una società in cui nessuna e nessuno debba più sentirsi in pericolo o discriminato a causa del genere e dell’orientamento sessuale, una società in cui il machismo sia riconosciuto come causa delle violenze contro donne, omosessuali e transessuali e proprio per questo sia sanzionato.

Bologna, per la sua storia civile e democratica e per la forte e radicata presenza di associazioni e movimenti che mai hanno smesso di riflettere e lottare, sarà il contesto ideale per dire ai cittadini di questo paese che non è tempo di ripiegarsi su se stessi. E’ fondamentale che chiunque si riconosca negli ideali di uguaglianza e di pari dignità si unisca in un fronte comune contro il clima d’odio dilagante. Vogliamo che l’Italia diventi un posto migliore per lesbiche, gay e trans, ma anche per tutte le donne, le persone precarie o migranti e tutti coloro che non accettano l’esistenza di violenze e discriminazioni, sia che provengano dalle istituzioni politiche sia che provengano dal contesto sociale.

Le manifestazioni del Pride rappresentano per noi l’occasione per riaffermare la nostra soggettività personale e collettiva. Le mobilitazioni toccheranno l’Italia da nord a sud: il Pride nazionale di Bologna del 28 giugno sarà preceduto dai pride locali di Milano e Roma del 7 giugno e da quello di Biella del 14 giugno e seguito da quello di Catania del 5 luglio.

Chiamiamo tutte le forze progressiste, movimenti, associazioni e partiti, ad aderire al Bologna Pride a fianco delle persone LGBT che incessantemente chiedono e chiederanno il riconoscimento dei diritti sessuali fondamentali, ormai da tempo affermati nell’Unione Europea.

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Giovedì 15 Maggio 2008

Piattaforma Politica rivendicativa

Le unioni di fatto

Chiediamo che sia data applicazione alla Risoluzione del Parlamento europeo del 16 marzo 2000 che chiede di garantire «alle coppie dello stesso sesso parità di diritti rispetto alle coppie e alle famiglie tradizionali». È una misura di civiltà cui anche l’Italia si deve adeguare per non restare ai margini del cammino di allargamento dei diritti civili intrapreso dall’Europa.

Dopo la proposta di legge governativa della precedente legislatura, il Parlamento deve tornare ad affrontare il tema delle unioni di fatto. Consideriamo il livello del confronto tra le forze politiche del tutto arretrato. Le esigenze e i bisogni delle coppie lesbiche, gay e trans, comunque escluse dall’accesso al matrimonio per un’ingiusta discriminazione, non vengono tenuti nella dovuta considerazione.

Chiediamo, quindi la parità dei diritti, attraverso l’estensione del matrimonio civile o istituto equivalente. Nel rispetto delle differenti modalità di legami sentimentali, e in linea con ciò che è avvenuto in Europa chiediamo inoltre la creazione di istituti differenti e distinti dal matrimonio che prevedano il riconoscimento giuridico pubblico delle unioni civili.

Andrà affrontato con un’apposita legge il tema della responsabilità genitoriale dei partner di fatto, anche dello stesso sesso, nell’interesse delle migliaia di figli di lesbiche e gay presenti nel paese.

Lotta alle discriminazioni

La Risoluzione del Parlamento europeo del gennaio 2006 ha chiesto di «assicurare che le persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender siano protette da violenze e dichiarazioni di odio omofobico». La sentenza della Suprema Corte Europea del 30 aprile 1996, ha esteso alle persone “che transitano da un sesso all’altro” l’applicazione della Direttiva Europea 76/207, e delle leggi nazionali ad essa ispirate, sulla parità di trattamento tra gli uomini e le donne.

In Italia per le persone lgbt continuano le discriminazioni sul lavoro, nella scuola, nella società.

Chiediamo una legge contro le discriminazioni motivate dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere, che rimuova gli ostacoli di natura sociale e normativa che limitano l’effettiva uguaglianza delle persone omosessuali e transgender italiane e migranti e che recepisca in modo pieno e sostanziale le Direttive Europee 207/1976 e 78/2000.

In particolare chiediamo:
· l’estensione della legge Mancino all’orientamento sessuale e all’identità di genere;
· l’applicazione della direttiva europea 207 del 1976 sulla parità di trattamento tra gli uomini e le donne anche alle persone che transitano da un sesso all’altro, secondo la sentenza della Suprema Corte Europea del 30 aprile 1996;
· la modifica del Decreto legislativo 216 del 2003 “Attuazione della Direttiva 2000/78/CE per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro”, anche per eliminare le nuove discriminazioni che comporta, come quelle contro gay e lesbiche in divisa;
. un adeguamento della normativa italiana affinchè sia possibile il reale recepimento della direttiva europea 38/2000 sulla libertà di movimento dei cittadini europei e dei loro familiari extracomunitari in modo rispettoso dei diritti delle coppie di fatto o registrate gay e lesbiche;

Chiediamo inoltre che vengano pianificate azioni positive contro il pregiudizio omofobico lesbofobico e transfobico e contro le discriminazioni: interventi nelle scuole, campagne di sensibilizzazione, buone pratiche.

L’Italia assuma un ruolo propositivo per il rispetto dei diritti umani nel mondo, per la depenalizzazione dei reati di omosessualità e transessualità presenti nelle legislazioni di decine di paesi, e che continui il positivo impegno per l’abolizione della pena di morte.

Salute e benessere delle persone LGBT

Chiediamo che sia garantito il diritto alla salute delle persone lgbt ponendo fine alle discriminazioni in ambito sanitario anche attraverso un’adeguata formazione del personale sanitario.
E’ importante attivare corrette campagne di informazione sulla prevenzione primaria e secondaria dall’HIV/AIDS e dalle malattie a trasmissione sessuale. Vanno altresì garantiti i diritti delle persone sieropositive anche attraverso la lotta contro lo stigma sociale legato all’infezione da HIV.

È necessario favorire l’effettiva attivazione della “Commissione per i diritti e le pari opportunità per lesbiche, gay, bisessuali e transgender”, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri” - Dipartimento per i diritti e le pari opportunità e del “Forum permanente contro le molestie gravi e la violenza alle donne, per orientamento sessuale e identità di genere”.
Chiediamo l’effettiva applicazione del protocollo d’intesa siglato nell’ottobre 2007 dal Ministero della Pubblica Istruzione e dalle associazioni di genitori che comprende le misure di contrasto a bullismo e omofobia nella scuola e in tutto il mondo giovanile.

Chiediamo l’abrogazione della legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita, e la revisione della legge 164 del 1982 sul cambiamento di sesso, per consentire il cambio anagrafico di nome proprio e identificativo di genere senza l’obbligo di intervento chirurgico genitale.
Chiediamo la gratuità delle terapie necessarie alla transizione di genere e che si affrontino non coercitivamente i casi di intersessualismo.

PER ADESIONI: info@bolognapride.it
www.bolognapride.it

2008/05/13

NETTUNO MI PUO’GIUDICARE - Giornata mondiale contro l'omofobia


Care

siete invitate ad aderire e a partecipare alla manifestazione NETTUNO MI PUO’GIUDICARE, che si terrà in piazza Nettuno domenica 18 maggio, in occasione della giornata mondiale contro l’omofobia.

La nostra manifestazione sarà una delle tante tappe di condivisione e coinvolgimento della cittadinanza in vista del Pride nazionale del 28 giugno. Ogni contributo in termini di vivacità della piazza è benvenuto, basta che ce lo facciate sapere.
A oggi, il programma della manifestazione è il seguente:
la mobilitazione inizierà dal pomeriggio del 17, quando il gruppo giovani del Cassero e le/i volontari/e pride percorreranno la città per documentare fotograficamente la presenza di scritte omofobe e sessiste in città con l’iniziativa itinerante “Caccia all’omofobia”. Il 18 la piazza sarà animata dalle 11 alle 18.

-ore 11: allestimento di piccoli banchetti montati su tavoli pieghevoli con materiale informativo, dispiegamento di striscioni e bandiere

-ore 12: saluto alla cittadinanza delle associazioni aderenti alla manifestazione

-intervento dei rappresentanti del Comitato Bologna Pride e delle suddette associazioni

-dalle 14: happening contro l’omofobia a cura di QueeRing BO

-ore 16: presentazione del progetto Homophopics, a cura di Giada Cotugno, del Progetto Benessere Cassero. Homophopics documenta fotograficamente scritte omofobe e sessiste sui muri di Bologna e provincia, fornendo una mappatura che oltre a sensibilizzare la popolazione potrà essere utile a singoli, associazioni ed enti che si occupano della lotta alle discriminazioni, in particolar modo legate al genere e all’orientamento sessuale.

Associazione promotrice: Comitato Bologna Pride
Associazioni aderenti: Arcigay Il Cassero, ArciLesbica Bologna, MIT, AGEDO, Famiglie Arcobaleno, Amnesty International, QueeRing BO, UAAR, gruppo buddista Arcobalena, Antagonismo Gay, Fuoricampo Lesbian Group.

ATTACCATA LA CASA E L'UNIVERSITA' DELLE MADRES DE PLAZA DE MAYO



Dopo appena otto giorno dalle minacce di morte a Hebe de Bonafini e a sua figlia Alejandra, degli sconosciuti sono entrati all'alba di domenica 11 maggio e hanno distrutto vari uffici e stanze della Casa de las Madres e dell'Università Popolare delle Madres de Plaza de Mayo. Questi selvaggi hanno portato distruzione, hanno buttato all'aria gli uffici dell'Università, della Casa de las Madres, l'ufficio di Hebe de Bonafini e gli uffici amministrativi, ma non hanno portato via niente. La modalità con cui è stata eseguita l'azione devastante dimostra che si è trattato di un innegabile atto di intimidazione e minaccia contro le Madres de Plaza de Mayo.
Alcune ore dopo il fatto, Hebe de Bonafini ha espresso la sua lettura politica del deprecabile episodio, dicendo:
"Credo che sia molto chiaro. A mia figlia hanno detto: stiamo tornando e liquideremo te e tua madre. E questo è quanto sta succedendo perchè sono entrati nella Casa de las Madres, negli uffici della Stampa e nell'Università. Hanno rotto tutto, hanno aperto cassetti, hanno violato le serrature, rotto porte, hanno messo sottosopra tutto e non hanno portato via niente. Solo pochi soldi che avevo in ufficio, una borsetta dove ho il fazzoletto che indosso i giovedì in Piazza, un libretto con degli indirizzi, pochi, ma niente di più. Inoltre, dall'ufficio amministrativo non hanno prelevato gli assegni pronti per pagare i dipendenti della Radio e li hanno lasciati buttati a terra. Sono attivi. Io dico che ci offrono tutto quanto, ci offrono sicurezza, ci offrono custodia, ma il miglior modo per tutelarci è che i ministri, i sottosegretari, la polizia, indaghino e scoprano chi sono quelli che sono stati capaci di far questo, altrimenti non serve" ha concluso Hebe.

Diamo il nostro messaggio di solidarietà alle Madres de Plaza de Mayo scrivendo a madres@madres.org

Aggornamenti sulle iniziative in cui denunceremo le continue minacce e le azioni violente subite dalle Madres

sul blog kabawil.splinder.com

2008/05/12

Nicola è ognun* di noi - manifestazione a Verona


La Rete delle donne di Bologna aderisce e partecipa alla manifestazione

Sabato 17 Maggio 2008
MANIFESTAZIONE

partenza corteo dalla Stazione Verona Porta Nuova ore 15.00


Nicola è ognuno di noi
Per sconfiggere insieme la paura scendiamo in piazza per svegliare la città che
troppe volte ha girato la testa, non deve farlo anche questa volta e mai più.
Mobilitiamoci e riprendiamo la parola prima che l'ipocrisia riscriva anche questa storia.

per una Verona libera dalla paura,
per una Verona libera dall'odio,
per un Verona libera da vecchi e nuovi fascismi,
libera dall'intolleranza, dal razzismo, dall'ignoranza
perchè esiste una Verona coraggiosa, aperta, indignata
perchè guardarsi all'interno, riconoscere il male profondo del nostro
tempo e della nostra città.

Costruiamo assieme un corteo che attraversi e viva la città in una giornata aperta
alle iniziative e ai contributi di tutte e tutti.

Nel 2008 a Verona si muore ancora di fascismo.
Al posto di Nicola poteva esserci ognuno di noi.

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Assemblea cittadina promotrice della manifestazione


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Al posto di Nicola poteva esserci ognuno di noi

Mercoledì alla notizia abbiamo tremato. Un dolore alla pancia, un presentimento. Mai come ora avremmo voluto essere smentiti. Non è così. La cronaca riassume drammaticamente la storia di questa città. Degli ultimi anni ma anche di trent´anni fa. Abel e Furlan. Figli annoiati della Verona bene che riempivano il loro tempo dando la caccia a presenze non conformi della nostra città. Avevamo purtroppo ragione. Cinque ragazzi. Giovanissimi. Chi più chi meno, figli della Verona bene, legati agli ambiti della tifoseria neo fascista, militanti o anche semplicemente simpatizzanti alla lontana dei movimenti o dei partitucoli dell´estrema destra cittadina. Vestiti bene, all´ultima moda. Alcuni con precedenti recenti, per atti di razzismo o per problemi allo stadio.
Un certo clima culturale e sociale, alcuni imprenditori politici, un generale vento che spira ha suggerito un processo di riterritorializzazione: lasciare, o meglio, non limitarsi alle periferie, accantonare l´anima stradaiola e la "storica" attitudine "antiborghese" per rimpossessarsi del centro città.
Nicola è stato ucciso non perché avversario politico, non perché rappresentava il nemico, nemmeno perché diverso : migrante, comunista, gay, zingaro, barbone.. Solo e "semplicemente" perché estraneo, non familiare, non compatibile.
A che serve oggi raccontare per l´ennesima volta lo stillicidio di aggressioni?...Uno stillicidio di aggressioni motivate da "futili ragioni", spesso nel pieno del centro città. Come gli accoltellamenti dell´ estate 2005, come le sistematiche azioni contro i "diversi" (capelloni, alternativi, mangiatori di kebab, tifosi del Lecce...) compiute da una ventina di ragazzi figli della Verona bene, emerse da un inchiesta della DIGOS nella primavera scorsa. Come la "cacciata" da piazza erbe, l´autunno scorso, l´episodio non più violento ma più emblematico, quando alcuni antagonisti veronesi in quella piazza per bere lo spritz vennero aggrediti ed espulsi dalla stessa tra l´applauso generalizzato e pre-politico di decine e decine di astanti. O come l´ultimo fatto "marginale" in Valpolicella (il paese di Nicola) la lettera di una madre sul settimanale locale, del mese scorso, in cui si cercano testimoni di un´aggressione avvenuta in un bar , dove un ragazzo di colore giovanissimo è stato massacrato e ridotto in stampelle (fortunatamente provvisorie) tra cori da stadio e inni del ventennio, nell´imbarazzante omertà dei clienti,..
Per evitare che si ripeta.
Guardando al futuro. Partendo dalle radici, quelle storiche certo. Innanzitutto quelle attuali. Il delirio securitario. Da tempo e in maniera esponenziale con le ultime amministrative un linguaggio si è imposto. Ci siamo svegliati una mattina ed abbiamo scoperto di essere in guerra, sotto assedio. Il nemico viene sempre da fuori e fuori deve tornare. Questo è il linguaggio criminale che succhiano col latte i figli di questa città.
Caro sindaco, alcune provocazioni....
Dovremmo immaginare che quest´ ultima aggressione sia solo un effetto collaterale di una ronda autogestita?
Dobbiamo spalleggiare il sindaco nella richiesta di 72 agenti di polizia per presidiare la notte il Bronx di Piazza Erbe?
Dovremmo concordare con la lega la liberalizzazione della armi di difesa personale e suggerire a tutti i diversi di questa città di girare armati?
Noi chiediamo le sue dimissioni perché simbolicamente lei è uno dei mandanti morali di questa tragedia. Perché riempiendosi la bocca della parola d´ordine sicurezza ha alimentato una forma di "insicurezza" che non produce voti, legittimando la libera e spontanea pretesa di ristabilire il decoro, di ripulire il centro città e i quartieri dai nemici della presunta veronesità. Perché il suo successo poggia sull´odio, non vive senza un nemico, alimenta una guerra irresponsabile le cui conseguenze pagheremo a lungo. Si deve vergognare per ciò che ha detto e per i silenzi, perché l´acqua che oggi getta sul fuoco se fosse stato coinvolto un non veronese sarebbe diventata benzina. Perché non avere detto una parola di condanna sui maledettamente e sempre uguali pestaggi in centro, ha provocato quello che è successo a Nicola.
Quante vite rovinate servono per aprire gli occhi?
A cosa è servita la tragedia di Nicola?
Quanto è successo a Nicola non può "capitare"
Quanto è successo a Nicola non può non insegnare
Quanto è successo a Nicola non può ripetersi.


Una serata per ricordare Ornella: proiezioni, letture e chiacchiere

Sexyshock in collaborazione con Mit, Comitato per i diritti civili delle
prostitute, Fuori Campo Lesbian Group e Antagonismo gay vi invitano:

Giovedì 15 maggio dalle ore 20.00 @BettyBooks Via Rialto, 23/a
Una serata per ricordare Ornella: proiezioni, letture e chiacchiere.

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Un'occasione speciale per ricordare Ornella, una donna coraggiosa che non
c'e' piu’.
Non una commemorazione, ma la voglia e l'esigenza di fare un piccolo di
gesto, come molt@ in Italia hanno fatto e faranno, per rendere visibile e
pubblico un percorso individuale e le tante imprese collettive ricche,
importanti, conflittuali, articolate che lei ha attraversato. Ornella,
insieme a tant@ altr@, si e' battuta per inventare nuovi diritti: esponente
importante del movimento trans, attivista per i diritti delle sex workers,
femminista, occupante di case, e molto altro.


Proiezione: la voce di Ornella in Ni Coupable, Ni Victime un video box
realizzato durante le conferenza europea per i diritti delle sex worker in
Europa. www.sexworkeurope.org
Chiacchiere, letture e un bicchiere di vino.

Per info:

http://atelierbetty.noblogs.org/post/2008/05/11/una-serata-per-ricordare-ornella
infosexyshock@inventati.org

2008/05/05

Per un'assemblea nazionale a Bologna

Martedì 29/04/2008 alle 21.00 Assemblea Rete delle donne di Bologna


Martedì sera molte donne singole, di associazioni, collettivi, coordinamenti e partiti hanno discusso lungamente sulla risposta che "Quelle che non ci stanno" intendono dare alla proposta delle compagne di Trieste di tenere a Bologna una assemblea nazionale.

Ci siamo confrontate sull'importanza della nostra città come sede di un dibattito nazionale, per la sua eccentricità (ormai regola) politica. Come luogo in cui il termine "legalità" è stato per la prima volta coniugato come "sgombero", dove il fenomeno della violenza contro le donne fuori le mura domestica ha innestato fecondi progetti femminili che cercano di contrastare la cultura xenofoba che vede nello straniero l'unica minaccia. Una città storicamente accogliente che si fa sempre più chiusa, spaventata nonostante il suo sentirsi "di sinistra".

Ma anche una città dove il "fare rete" delle donne funziona, dove i femminismi, le diverse pratiche di lotta e di pensiero delle donne riescono spesso a farsi trama, dove l'esperienza del superare le divergenze per obiettivi comuni, seppur con difficoltà, ha promosso fino ad ora grandi manifestazioni condivise di sensibilizzazione e di lotta per l'autodeterminazione delle donne e delle lesbiche così come una pluralità di azioni sul terreno della violenza alle donne, della povertà femminile, del governo della città.

Riconoscendo l'estrema importanza di vedersi e rivedersi alla luce, o forse all'ombra, della spinta reazionaria e conservatrice che viviamo in ogni luogo del paese, non vorremmo correre il rischio di sprecare l'occasione. Il forte bisogno di tutte noi di confrontarci su tanti temi che ci vedono o ci dovrebbero vedere protagoniste ci porta a preferire un incontro organizzato per tavoli, modalità di confronto che nelle giornate romane si è dimostrata efficace. Per questo ci sembra opportuno posticipare l'incontro, perché questa modalità di organizzazione richiede tempi più lunghi. Il nostro desiderio è di condividere una riflessione approfondita, proseguendo in città e a livello nazionale il cammino incominciato. Tanti i temi proposti durante l'assemblea, dalle campagne da praticare, dal tema della povertà delle donne a quello della sicurezza ("delle donne, dalle donne"), la laicità come libertà dei comportamenti nella vita quotidiana. Sono tutte proposte che porteremo l'8 Maggio all'assemblea che si terrà ad Atlantide P.ta Santo Stefano dove "decentreremo" l'incontro della Rete precedentemente fissata per quella data.

Perciò rinnoviamo l'invito all'assemblea dell'8/05/2008 ore 21.00 al cassero di Porta Santo Stefano presso Atlantide.

Rete delle donne di Bologna

HIC SUNT LEONES - Ciao Ornella

Da Amatrix

direbbe Ornella, accattivante leonessa pronta al conflitto a suon di citazioni in latino.
Quante risate ci siamo fatte con lei giocando con il suo piglio da avvocata.
Nelle sue battaglie, affilate quanto disarmanti, emergeva tutta la sua cultura e intelligenza di nuova donna del sud.
Prostituta per necessità e virtù, femminista indomita. In altre parole, un disastro e una meraviglia.
Con Ornella abbiamo capito ed elaborato che non esistono le donne biologiche, che ogni cosa nella vita non è data, ma determinata. Lasciare la prostituzione le ha portato tante complicazioni con le quali non ha fatto in tempo a fare i conti.
Ornella ha vissuto sulla propria pelle, con la lucidità della contraddizione, le ingiustizie di questa società: la violenza sessista,
il ricatto del lavoro, la "normalità" assassina, la violenza delle speculazioni che a Roma hanno reso un privilegio il diritto alla casa.
Le ha attraversate tutte, ne ha portato i segni addosso. Ha sempre lottato, con rabbia e dolcezza, e la pensiamo così.
Ma non ci mancherà. Perché Maria Ornella Serpa è e sarà parte del nostro percorso, delle nostre vite e dei nostri progetti.

A/matrix ricorderà Ornella insieme alle amiche e agli amici, sabato 10 maggio alla Casa Internazionale delle donne, in via della Lungara 19 a Roma, a partire dalle 16.30.

Per informazioni: amatrix@inventati.org