2008/04/23

Solidarietà alla compagna indagata a Bologna

La rete delle donne di Bologna afferma con forza tutta la solidarietà alla compagna di "Quelle che non ci stanno" indagata per la manifestazione del 14 Febbraio davanti al Sant'Orsola.
Quel presidio, seguito da un corteo spontaneo e non autorizzato, è stato convocato proprio dalla nostra rete, attraversata da tante e diverse realtà, tante e diverse donne che rivendicano la scelta di scendere in strada per la difesa dei diritti delle donne. Il 14 febbraio 2008, come in tante città d'Italia abbiamo manifestato in mille, cariche di indignazione per il blitz della polizia al Policlinico di Napoli, per la criminalizzazione di una donna che aveva subito un aborto terapeutico, la strumentalizzazione di un'esperienza che ha portato alla stigmatizzazione sistematica di tutte le donne e del diritto di scegliere delle nostre vite.
Ed in mille dobbiamo ora restarci a fianco, e difenderci da un clima politico che anche a Bologna sta portando ad una dura rappresaglia nei confronti del movimento delle donne e delle istanze che porta avanti. Alla compagna indagata diciamo che ci siamo e le siamo e staremo vicine. Alle donne che è necessario andare avanti, senza lasciarci intimidire.

Rete delle donne di Bologna

2008/04/16

Comunicato UDI sulla pillola del giorno dopo... E il numero per denunciare!

Prima di tutto ecco i numeri ai quali segnalare immediatamente l'eventuale rifiuto di somministrare la contraccezione d'emergenza (LA PILLOLA DEL GIORNO DOPO)

0659942378- 0659942758
(ufficio segnalazioni del ministero della salute)



Contraccezione d’emergenza: anche noi "non possumus"

Non possiamo più tollerare la vergognosa indulgenza delle istituzioni sanitarie e di governo verso quei medici che fanno obiezione alla prescrizione della contraccezione d'emergenza, detta "pillola del giorno dopo". Episodio dopo episodio, denuncia dopo denuncia, ci troviamo di fronte ad una diffusa e vergognosa omertà. E diciamo questo proprio ora, dopo che finalmente si rompe, anche sulla stampa, il muro di silenzio che ha circondato le nostre denunce in tutti questi anni. Ora che, a elezioni ormai sopraggiunte, Livia Turco ha predisposto due numeri, pubblicati dai giornali (0659942378-0659942758) corrispondenti all'Ufficio relazioni con il pubblico del Ministero della Salute, per "segnalare casi di rifiuto di certificazione della contraccezione d'emergenza" (la Repubblica, 9 aprile 2008), ora che qualcuno, per esempio il PM della Procura di Roma, nel chiedere l'archiviazione della denuncia presentata nel 2006 da una donna che si era vista rifiutare la certificazione, incomincia a porre il quesito se "forse" sia il caso di legiferare sull'obiezione di coscienza dei medici (la Repubblica, 9 aprile 2008).

Ora, forse, si incomincia a capire che cosa è successo in questi anni di "ritardo", in realtà anni di copertura ideologica, maschilista e fondamentalista di gravi prevaricazioni contro le donne.

Facciamo dunque sapere che l'UDI- Unione Donne in italia segue con pena e vera angoscia le vicissitudini delle donne che girano da un posto all'altro, elemosinando ciò che spetta loro di diritto... ma aggiungiamo che daremo voce e azione alla nostra pena.

Quei medici buontemponi (molti uomini e qualche donna, ahimè) che sottopongono giovanissime terrorizzate e insicure, ma anche donne mature e consapevoli, all'umiliante gioco dell'oca che hanno inventato per loro (vai alla casella, salta, fai un passo indietro) debbono sapere che abbiamo tutta l'intenzione di togliere il giocattolo dalle loro mani.

A breve sarà attivo il Comitato nazionale delle donne "Quando decidiamo noi", promosso dall'UDI, che fra i suoi obbiettivi principali prevede proprio il monitoraggio (dalla parte delle donne) della corretta applicazione della 194, con tutti i suoi corollari.

Vedremo se nell'Italia e nell'Europa del terzo millennio si potranno ancora predisporre queste forche caudine per deridere e disprezzare le donne, se la definizione della funzione di un farmaco deve essere subordinata all'estro del momento o se esistono definizioni convenzionali che debbono valere per tutti.

Gli ordini professionali di medici e farmacisti, le direzioni sanitarie e i sindaci (responsabili ultimi della salute dei cittadini) avranno in noi un pubblico attento, nel frattempo chiediamo al prossimo governo di liberalizzare subito la contraccezione d'emergenza, togliendo le donne dal ricatto di gente senza scrupoli e anche un po' perversa. Abbiamo aderito alla campagna radicale su questo tema e continueremo ad insistere su tale obbiettivo a breve termine.

Tutti sanno che la "pillola del giorno dopo" è un contraccettivo d'emergenza (definizione ufficiale dell'OMS), praticamente innocua, almeno come lo può essere un farmaco, che è distribuita senza ricetta in molti paesi europei e in alcuni (Norvegia, Olanda e Svezia) è distribuita anche fuori dalle farmacie. Dunque la ricetta è lo strumento di controllo e di filtro che dobbiamo togliere di mezzo.

Contemporaneamente certo pretendendo una sanità civile e sottoposta alla legge e non una giungla dove ciascuno fa quello che gli pare, pretendendo quindi che i santoni dell'embrione, anche virtuale, compiano le proprie pratiche lontani dai luoghi della salute pubblica, ma siccome potrebbe essere una cosa lunga e ci siamo fidate anche troppo della buonafede di dirigenti sanitari, medici e amministratori, intanto diciamo: via la ricetta dalla contraccezione d'emergenza!

Laura Piretti

Udi-Unione Donne in italia

Roma 15 aprile 2008

2008/04/04

A Bologna libertà violata ma non dalla frittata anti-Ferrara


Da Liberazione

A Bologna libertà violata

ma non dalla frittata anti-Ferrara


di Gaia Maqui Giuliani


Violenza simbolica vs. violenza fisica. La violenza simbolica è quella di frasi dette, nelle trasmissioni, nei talk show, sulle pagine de Il Foglio , ripetute, ostentate e poi urlate durante il comizio di ieri a Bologna. Frasi che suonano come “vi piacciono un miliardo di aborti?”, “noi siamo per una cultura della vita e non della morte”. Frasi che scatenano la rabbia e lo sgomento nelle persone che hanno vissuto l'esperienza dell'aborto, o l'hanno vissuta in seconda persona come madri, amiche, sorelle, figlie. Come compagni, fratelli, padri, amici. Una violenza simbolica che appare insopportabile, perché continuamente amplificata da una serie di attori sociali che non si limitano al duetto Giuliano Ferrara e Giovanni Salizzoni (capolista emiliano di "Aborto? No, grazie"), ma che vanno dal pontefice al prete nella parrocchia locale, dall'operatore del Movimento per la vita nel consultorio, al personale scolastico, convinto che l'educazione sessuale e l'informazione sui contraccettivi siano un "tabù" e che la scuola non sia il luogo adatto per un discorso serio sulla prevenzione.

Una violenza simbolica e discorsiva che poi diviene violenza reale, con conseguenze pesanti sulla vita delle persone, quando, all'occasione, l'obiettore di coscienza rende impossibile il diritto all'interruzione volontaria di gravidanza o l'assunzione dell'RU486, o quando l'amministrazione locale non apre o dismette i consultori territoriali, lasciando le donne da sole.

Violenza intesa come impossibilità a scegliere, come negazione dell'ultima scialuppa di salvataggio a chi, malcapitata, non ha potuto o non è riuscita a tutelarsi da una gravidanza indesiderata o capisce di non essere abbastanza forte da mettere al mondo una creatura con problemi fisici e mentali.

Questa violenza, che disciplina corpi e pensieri, che mortifica e colpevolizza chi sceglie di non diventare madre buttandole addosso l'accusa di "omicidio" e paragonando la sua azione alla pena di morte è stata accolta, ieri in Piazza Maggiore a Bologna, da una "violenza" caotica ma compatta, fatta di urla, mani alzate con indici e pollici a forma di vagina, e lancio di pomodori e uova. Una "violenza" tumultuosa, sgangherata talvolta, fatta di disorganizzazione e spontaneità. E, se anche c'era stato un progetto di contestazione, rimbalzato nelle liste on-line e in un'assemblea che aveva chiamato a raccolta spazi sociali autogestiti e alcuni gruppi di donne, le transenne che circondavano la piazza - innalzate come se si trattasse di bloccare l'assalto dei lebbrosi al palazzo di cristallo - rendevano quello stesso progetto tutt'altro che ben organizzato.

La Rete delle donne di Bologna, e tutti i collettivi e le realtà femministe e lesbiche che ad essa fanno riferimento, non aveva ritenuto giusto dare al duetto antiabortista alcuna possibilità di accrescere, mediante la contestazione, una visibilità che altrimenti si sarebbe concretizzata in quattro anziani, i classici quattro astanti che chiacchierano di politica di fronte alla basilica di San Petronio. E avevano visto giusto: lasciar rimbombare nel vuoto di una piazza deserta quelle frasi intimidatorie rivestite da retorica salva-vita sarebbe stato forse lo smacco più grande. Piuttosto, la Rete, che lo scorso 8 marzo aveva portato in piazza quattromila persone, avrebbe desiderato costruire, con alcuni dei soggetti presenti alla contestazione, un percorso di lotta duraturo e condiviso e non un'azione schiacciata sull'evento della presenza del duetto a Bologna. Ma molti non hanno resistito e sono andati comunque a contestare o solo a dare un'occhiata. Erano soprattutto uomini, e uomini eterosessuali, e tra le donne, la maggior parte erano ragazze molto giovani. A quella "violenza" caotica ha risposto una violenza che faceva e fa il paio, perfettamente, con la violenza epistemica del discorso antiabortista: quella dei poliziotti sotto il palco e dei carabinieri nella adiacente Piazza del Nettuno. I primi, così come i secondi, hanno caricato a freddo, una, due, tre volte, colpendo chi, armato di pomodori e bottigliette d'acqua, come le ragazze-mignon in prima fila sotto al palco, si è accasciato sotto i colpi dei manganelli dei poliziotti-armadio.

In tal senso la libertà di espressione non è stata violata nel senso descritto da Miriam Mafai sulle colonne del quotidiano La Repubblica : alla presenza del duetto antiabortista, è corrisposta infatti una contestazione non solo prevista, ma voluta dagli stessi organizzatori del comizio. Basti dire che l'ufficio stampa di "Aborto? No, grazie" aveva mandato una email nella lista della Rete delle donne di Bologna, perché voleva, pretendeva, che vi fosse contestazione. Per questo alcuni gruppi femministi avevano deciso di fare altro, come ripetere l'azione "Adotta un consultorio" e affiggere, la notte prima, sui muri della città delle vignette con "pensierini" in difesa dell'autodeterminazione delle donne. Piuttosto quella stessa libertà è stata "ripartita in modo diseguale": picchiare persone con il manganello rovesciato in risposta ad una frittata fatta di urla, uova e pomodori dovrebbe far riflettere sulle modalità d'accesso (differenziato) alla libera espressione e sul livello di esasperazione che aleggia nel Belpaese e che è diretta conseguenza della (considerata lecita) violenza simbolica del continuo attacco alle conquiste delle donne.

4/04/2008

2008/04/02

La Pillola del giorno dopo: i fatti di Pisa

Da Femminismo a Sud

A Pisa
è successa una cosa grave. Due ragazze alla ricerca della *pillola del giorno dopo* sono state trattate ne più e ne meno che come delle fastidiose accattone. Sia i medici della guardia medica che quelli dell'ospedale hanno rifiutato di prescrivere il farmaco richiesto. Per chiarire ancora, semmai ve ne fosse bisogno: La pillola del giorno dopo NON E' la RU486, la famosa pillola abortiva che eviterebbe alle donne che vogliono interrompere la gravidanza la crudeltà di un invasivo e dolorosissimo intervento chirurgico. La pillola del giorno dopo E' un contraccettivo d'emergenza che va preso entro le 72 ore dal rapporto a rischio.

Nulla dice che i medici possano obiettare. Nessun medico si può rifiutare di prescrivere la pillola del giorno dopo. Una delibera del consiglio regionale toscano, infatti, "avverte i medici che non fornire la pillola a chi la chiede si configura come un reato: quello di interruzione di pubblico servizio".

Ma a Pisa evidentemente i medici pensano di essere in un altro stato e fanno un po' come gli pare e per questo rischiano una sanzione disciplinare dalla azienda sanitaria locale e una denuncia in piena regola. I dottori di cui si parla, secondo le segnalazioni arrivate all'Asl, hanno rifiutato di prescrivere la pillola del giorno dopo a due ragazze che in giorni e luoghi differenti sono andate a chiedere assistenza.

La prima ha trovato un bel cartello alla porta della guardia medica che diceva: "Presso questo ufficio non viene prescritta la cosiddetta pillola del giorno dopo". Capite? Neppure fosse una casa privata o un negozio di alimentari in cui si può trovare scritto: "In questo negozio non si vende carne di pollo!".

La ragazza giustamente non si arrende. Sono le due di notte e non può rintracciare ne' il suo medico curante ne' la ginecologa. Così prova ad andare in ospedale. Anche lì però la stessa storia. Le hanno detto che doveva aspettare fino alle 6.00 del mattino perchè il medico di guardia notturno era un obiettore di coscienza e non avrebbe prescritto la pillola.

Al cambio turno la ragazza riceve la pillola, pagata con un ticket di 25 euro (che attraverso la prescrizione alla guardia medica sarebbe costata molto meno), e dato il ritardo con cui l'ha presa c'e' certamente un dubbio sulla sua efficacia.

Dopo qualche giorno un'altra ragazza accompagnata da un'amica si reca al pronto soccorso. Deve aspettare le emergenze della fila fino a che un'infermiera non le indica la guardia medica per accellerare i tempi. Così la ragazza chiama al telefono ed è arrivata la doccia fredda: i medici hanno risposto "di restare pure al pronto soccorso perché tanto lì nessuno dei medici le avrebbe prescritto la pillola". Così l'infermiera non può fare altro che consigliarle di provvedere svegliando una persona fidata che avrebbe potuto risolvere il problema entro la fine delle 72 ore.

Su queste due gravi vicende l'Asl "ha avviato una indagine interna". Come prima cosa tenteranno di individuare con certezza - come dice il quotidiano da cui è tratta la notizia - i medici che si sono rifiutati di prescrivere la pillola e di chiarire la questione del cartello *non autorizzato* affisso davanti la porta della guardia medica.

A questo proposito il Presidente dell'Ordine dei medici di Pisa ricorda che il comitato di bioetica ha "introdotto la possibilità di una cosiddetta clausula di coscienza": vale a dire che se un medico non si sente di prescrivere la pillola del giorno dopo può seguire la propria coscienza a patto che "metta in condizione la paziente di ottenere quello che chiede nei tempi e nei termini stabiliti". Tutto ciò però può essere fatto se l'azienda sanitaria riceve comunicazione di questa intenzione. Dall'Asl pisana invece non arrivano notizie di medici che hanno segnalato ufficialmente particolari disagi e che si siano appellati alla clausula di coscienza.

Insomma questi medici non hanno proprio scuse di nessun genere. Diventa poi oltremodo paradossale che un comitato di bioetica possa fornire linee di comportamento della professione che dovrebbero essere sancite per legge. Cosa ne direbbero i medici se il "comitato delle donne incazzate" (che si può fare, statene certi) stabilisse che ad ogni medico che assume questo comportamento può essere dedicato il provvedimento indicato secondo le nostre particolari clausule di coscienza? Lascio a voi la libertà di immaginare quale potrebbe essere...

--->>>Per tutte: se vi capita la stessa cosa, se andate in farmacia e il farmacista non vi vuole dare la pillola del giorno dopo neppure su presentazione della ricetta, denunciate medici e farmacisti. QUI le istruzioni per sapere come fare.

2008/04/01

2 Aprile a Bologna. Lettera aperta.


LETTERA APERTA AI GIORNALI IN RISPOSTA ALL’INVITO DEL SIGNOR SALIZZONI
(candidato bolognese per la lista Aborto?No grazie)


Gentile signor Salizzoni,

noi, RETE DELLE DONNE DI BOLOGNA, la ringraziamo per l’invito alla presenza in piazza Maggiore dove parlerà il nuovo leader del movimento per la vita da lei così stimato.

Considerando che il suo invito non sia una provocazione ma un fatto di gentilezza, con altrettanta gentilezza le diremo ora perché non saremo presenti.

La nostra storia di donne a Bologna è caratterizzata dal non farci dettare calendari da nessuno, dalla costruzione di pensiero e contenuti e scadenze che manifestiamo in azioni collettive senza bandiere perché noi decidiamo per noi.

La visibilità in quanto propaganda non ci interessa, la storia delle donne è fatta di realtà e concretezza giorno per giorno e la piazza, così come la pratica il suo Sponsorizzato, per noi è il nulla.

La difesa della 194 è il simbolo della libertà delle donne, quella che noi chiamiamo AUTODETERMINAZIONE, cioè il diritto di scegliere la maternità come atto di desiderio, e come atto d’amore desiderare figli sereni e sani.

Al proposito ci vengono in mente le famose antenne di Cesano. Ricorda le antenne vaticane, quelle che nel 2005 ebbero due condanne per eccesso esagerato di elettrosmog che creava gravi problemi: leucemia ai bambini e malformazioni ai feti? Il suo sponsorizzato ha forse speso, non dico una piazza, almeno una parola per quelle madri disperate che avevano scelto "la vita", la vita sana dei loro figli nati? Forse chè il leader del movimento per la vita allora era soltanto devoto senza ateo?

E i bambini veri, “gli effetti collaterali” delle guerre che lui esalta (terrore, mutilazione , perdita degli affetti, dei sostentamenti, del piacere del vivere ,morte) valgono meno di due cellule?

E che dire della sua omofobia che già alle scuole medie (sono ancora creature) scatena il bullismo e fa spaccare le gambe ad un bambino perché il ballo è cosa da femmine ?

Lei, signor Salizzoni, non ci trova una certa incoerenza (o mala fede) in tutto ciò?

Come il suo amico in questi due mesi ci ha trasformate da assassine a vittime (in entrambi i casi aggettivi- pensiero insultanti), manifesta, forse inconsciamente o no, il suo concetto integralista di donna come strumento di riproduzione costretta ad abortire. Nessuno ci costringe, il nostro corpo pensante è quello che determina le nostre scelte e quando diciamo "nostre" significa che nessuno può decidere per noi.

Lo Sponsorizzato ha cambiato tante volte idea e ideali nella sua vita da farci pensare che il suo problema, più che di comunicazione di qualche cosa, sia di spazio dove collocare il suo corpo e noi, non avendo tempo da perdere, gentilmente glielo lasciamo.

LA RETE DELLE DONNE DI BOLOGNA


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Il due aprile la rete per l'autodeterminazione Pro-Fight sarà in Piazza Maggiore dalle 18.00, qui il comunicato